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Che cos’è il Grande Reset – MN #89

Il Grande Reset è l’evoluzione di un progetto di modificazione sociale ed economica promosso dal World Economic Forum (WEF) per vari decenni e ora riproposto con un nuovo nome in abbinamento alla pressione creata dalla pandemia.

Il Word Economic Forum è un’organizzazione senza fini di lucro fondata nel 1971 nella cittadina di Cologny sul lago di Ginevra. La missione del WEF è “migliorare lo stato del mondo coinvolgendo i leader aziendali, politici, accademici e di altro tipo per dare forma ad agende globali, regionali e per le singole industrie”.

Riunisce l’elite economica, politica ed accademica del mondo una volta all’anno a gennaio a Davos, in Svizzera, per coordinare le azioni economiche che provocheranno un impatto sociale per l’anno successivo.

A questi incontri vengono anche invitati alcuni giornalisti selezionati, soprattutto della stampa economica, ma non solo.

Il WEF è stato fondata dal tedesco Klaus Schwab che ne è ancora oggi il coordinatore e che è l’autore del progetto del Grande Reset a sua volta collegato al progetto Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

I contorni del progetto Grande Reset sono in gran parte indefiniti, ma gli attori che li propongono ci fanno capire chi ne traccerà il percorso e quali sono i temi principali.

Il video di Davos

Trascrizione del video sul grande Reset proposto a Davos a gennaio di quest’anno.

La pandemia ha cambiato radicalmente il mondo come lo conosciamo, e le azioni che facciamo oggi mentre lavoriamo per recuperare definiranno la nostra generazione. Ora è il momento di pensare a cosa dirà la storia di questa crisi.

Il 2020 è stato oneroso su molti livelli, dato che le fragilità economiche, ambientali e sociali sono state messe a nudo. Ma è anche la prova che quando ne abbiamo bisogno possiamo agire rapidamente e ristrutturare le nostre vite. Riprendersi dalla pandemia è un’opportunità. Possiamo vedere raggi di speranza sotto forma di un vaccino, ma non esiste un vaccino per il pianeta. La natura ha bisogno di un salvataggio. Non voglio tornare allo status quo di prima, semplicemente perché è stato lo status quo a portarci qui.

Con tutto che cade a pezzi, possiamo rimodellare il mondo in modi che prima non potevamo, modi che affrontano meglio molte delle sfide che dobbiamo affrontare.

Ed è per questo che molti chiedono un grande reset, un grande reset che suona più come una parola curiosa da usare nel bingo.

Che maschera qualche piano nefasto di dominazione del mondo. Alziamo le mani. Questo tipo di slogan non ha funzionato molto bene, ma tutto quello che vogliamo davvero dire è che abbiamo tutti l’opportunità di costruire un mondo migliore. E non è sorprendente che le persone che sono state private dei loro diritti da un sistema guaste e spinte ancora più in basso dalla pandemia sospetteranno i leader globali di cospirazione. Ma il mondo non è così semplice. Ognuno di noi ha priorità, valori e idee diverse.

Questo è parte del motivo per cui le soluzioni sono così difficili da trovare e perché tutti noi dobbiamo essere coinvolti nel processo decisionale.

Perché che si tratti di politici, amministratori delegati, accademici, attivisti o voi, noi siamo tutti impegnati a riunire le persone, anche quelle che potrebbero non piacervi, per sedersi al tavolo e sviluppare soluzioni che funzionino per tutti noi, ma… Abbiamo bisogno di un’enorme fiducia tra il settore privato e il settore pubblico perché questo funzioni davvero.

Questa fiducia è difficile da ottenere. È ora che le persone lavorino insieme, si ascoltino a vicenda e costruiscano questa fiducia in modo da poter andare verso un mondo migliore.

E ne abbiamo davvero bisogno, perché mentre la pandemia ci colpisce tutti, è chiaro che colpisce alcuni più di altri.

Le prime persone che vengono colpite sono quelle al fronte, quelle che sono vulnerabili, sono quelle in prima linea che la prendono per prime. E questo è semplicemente inaccettabile.

Vedete, all’inizio del 2020, l’1% della popolazione mondiale possedeva il 44% della ricchezza. E dall’inizio della pandemia, i miliardari hanno aumentato la loro di oltre il 25 per cento. Mentre centocinquanta milioni di persone sono ricadute nella povertà estrema. E con il cambiamento climatico destinato a far sembrare piccoli i danni causati dalla pandemia, il messaggio del 2020 dovrebbe essere abbondantemente chiaro.

Il capitalismo, come lo conosciamo, è morto. Questa ossessione che abbiamo avuto di massimizzare i profitti per i soli azionisti ha portato a un’incredibile disuguaglianza e a un’emergenza planetaria. Ma nessuno può farlo da solo. E gli approcci dall’alto verso il basso non ci porteranno da nessuna parte perché tutto quello che abbiamo imparato nel nostro lavoro ci ha dimostrato che voci diverse portano a risultati migliori. Ed è per queste ragioni che il forum parla di qualcosa chiamato stakeholder capitalism, che sposterebbe le imprese dal solo profitto.

Perché se vogliamo cambiare il punto focale della nostra ripresa, allora abbiamo bisogno di un nuovo cruscotto per la nuova economia.

E questo deve comprendere le persone, la prosperità del pianeta e le istituzioni. Dare alle persone un vero interesse nell’economia e mettere il benessere prima della crescita. E tutto sta nel mettere le persone giuste nel posto giusto al momento giusto.

Dobbiamo ricostruire il nostro rapporto con la natura per la sopravvivenza delle persone e del nostro pianeta.

Abbiamo una finestra di tempo che si sta chiudendo e abbiamo bisogno che tutti coloro che si preoccupano si riuniscano e trovino soluzioni ora.

Sono le persone che hanno grandi idee e che le condividono con gli altri, sono quelle che stanno plasmando il futuro. Quindi, se vuoi essere parte del cambiamento, allora sintonizzati, accendi e fatti coinvolgere. Segui l’agenda di Davos proprio qui online su YouTube.

Personaggi menzionati nel video

Kristalina Georgieva – direttore generale dell’International Monetary Fund

Antonio Guterres – segretario generale delle Nazioni Unite

Angel Gurria Segretario generale dell’OECD – Organization for Economic Co-operation and Development è un’organizzazione economica che riunisce i governi di 37 nazioni, fondata nel 1961 oer stimolare il progresso economico e il commercio internazionale.

Saadia Zahidi direttore generale del WEF

Nella foto che mostra i leader mondiali compaiono in primo piano Joe Biden che stringe la mano di Klaus Schwab con un braccio finto e una mano inesistente. Sullo sfondo George Bush junior e altri politici. Notate in primo piano Christine Lagarde presidente della Banca Centrale Europea, Greta Thunberg e Angela Merkel.

La famiglia Trump è rappresentata da Ivanka Trump e troviamo anche Vladimir Putin dietro la Lagarde. Mentre in primo piano compare “Account suspended” per indicare naturalmente l’assenza di Donald Trump.

Nella seconda foto vediamo Xi Jimping a un estremo e Narendra Modi all’altro.

Mancano personaggi che rappresentino la Federal Reserve e non c’è nemmeno uno speaker cinese.

Nasce lo stakeholder capitalism

La pandemia ha prodotto un grande spostamento della ricchezza. Prima della pandemia l’1% della popolazione era padrone del 44% dei beni. Con la pandemia questa elite ha aumentato le proprie ricchezze del 25%, mentre 150 milioni di persone sono piombate nuovamente in condizioni di povertà.

Marc Benioff amministratore delegato di SalesForce ci annuncia la morte del capitalismo e la nascita dello Stakeholder Capitalism.

Salesforce è una società di San Francisco che si specializza in sistemi di gestione digitale per le aziende. E’ destinata a prosperare ed espandersi in un regime di lockdown.

Stakeholder: una persona oppure società che è coinvolta in una particolare organizzazione soprattutto perché vi ha investito denaro. Chiunque sia coinvolto oppure risenta di un particolare corso di azione.

Capitalismo: la definizione di capitalismo in uso oggi è fuorviante perché contiene due forme diverse di attività che sono agli antitesi una dell’altra. Alla lettera, la parola capitalismo significa fare soldi con altri soldi. Chiunque si trovi in una posizione di vantaggio può, attraverso speculazione, manovre monopolistiche e sussidi governativi, arricchirsi alle spalle degli altri senza fornire in cambio alcuna reale produzione.

Dagli anni Trenta del secolo scorso, questo tipo di capitalismo, negli USA, è stato anche definito capitalismo socialista perché trasferisce sui contribuenti le perdite dei grandi complessi finanziari ed industriali, mentre lascia i profitti nelle mani degli azionisti e del management di quelle stesse aziende.

Quando le cose vanno male, pagano i poveri, quando vanno bene, guadagnano i ricchi.

In America lo Stakeholder Capitalism può essere paragonato al Woke Capitalism. Woke è un termine politico di origine afro-americana e si riferisce alla percezione consapevole di problemi sociali che riguardano la giustizia sociale e la giustizia razziale. Viene dall’inglese afro-americano dialettale “stay woke” che significa resta sveglio e continua ad essere consapevole dei tuoi problemi.

Il Woke Capitalism è il sistema con cui le grandi aziende ricavano profitti cavalcando la popolarità dei movimenti sociali e alimentandoli direttamente come nel caso delle proteste di Black Lives Matter nella scorsa estate.

Liberismo: l’imprenditore rischia il proprio denaro in un’impresa produttiva che può generare profitto oppure perdite, ma che genera posti di lavoro, contribuisce alla comunità e finanzia se stessa in una situazione di libero mercato.

Creando una nuova parola senza fornirne un significato chiaro si avvia la prima fase di un’operazione di disinformazione.

Saadia Zahidi, managing director del World Economic Forum, ci dice che le aziende devono lasciar perdere il profitto e mettere il benessere prima della crescita.

Il che significa mettere le persone giuste, al posto giusto, al momento giusto.

Nel Grande Reset, Perché non sia una cosa che piove unicamente dall’alto, le persone potranno partecipare su Youtube.

L’aspetto religioso collegato al Grande Reset

Nel suo libro “COVID-19 The Great Reset” Klaus Schwab scrive: “Ci aspettiamo cambiamenti radicali con conseguenze tanto importanti che alcuni esperti hanno cominciato a parlare di “prima del coronavirus (BC)” e “dopo il coronavirus (AC)”.

Il cambiamento climatico è diventato una sorta di nuova religione a cui credere in modo acritico. Assomiglia al druidismo celtico che venera la natura. Storicamente i Druidi coprivano le funzioni di leader religiosi, giudici, depositari della saggezza, medici e consiglieri politici. Erano esenti dal servizio militare e dal pagare le tasse. Praticavano sacrifici umani che finirono con l’arrivo dei Romani che portarono un nuovo sistema giuridico che ridimensionò l’importanza dei Druidi.

Lettera di monsignor Carlo Maria Viganò

..questo momento storico vede schierate le forze del Male in una battaglia senza quartiere contro le forze del Bene; forze del Male che sembrano potenti e organizzate dinanzi ai figli della Luce, disorientati e disorganizzati, abbandonati dai loro capi temporali e spirituali.
Sentiamo moltiplicarsi gli attacchi di chi vuole demolire le basi stesse della società: la famiglia naturale, il rispetto per la vita umana, l’amore per la Patria, la libertà di educazione e d’impresa. Vediamo i capi delle Nazioni e i leader religiosi assecondare questo suicidio della cultura occidentale e della sua anima cristiana, mentre ai cittadini e ai credenti sono negati i diritti fondamentali, in nome di un’emergenza sanitaria che sempre più si rivela come strumentale all’instaurazione di una disumana tirannide senza volto.

Un piano globale, denominato Great Reset, è in via di realizzazione. Ne è artefice un’élite che vuole sottomettere l’umanità intera, imponendo misure coercitive con cui limitare drasticamente le libertà delle persone e dei popoli. In alcune nazioni questo progetto è già stato approvato e finanziato; in altre è ancora in uno stadio iniziale. Dietro i leader mondiali, complici ed esecutori di questo progetto infernale, si celano personaggi senza scrupoli che finanziano il World Economic Forum e l’Event 201, promuovendone l’agenda.

Scopo del Great Reset è l’imposizione di una dittatura sanitaria finalizzata all’imposizione di misure liberticide, nascoste dietro allettanti promesse di assicurare un reddito universale e di cancellare il debito dei singoli. Prezzo di queste concessioni del Fondo Monetario Internazionale dovrebbe essere la rinuncia alla proprietà privata e l’adesione ad un programma di vaccinazione Covid-19 e Covid-21 promosso da Bill Gates con la collaborazione dei principali gruppi farmaceutici. Aldilà degli enormi interessi economici che muovono i promotori del Great Reset, l’imposizione della vaccinazione si accompagnerà all’obbligo di un passaporto sanitario e di un ID digitale, con il conseguente tracciamento dei contatti di tutta la popolazione mondiale. Chi non accetterà di sottoporsi a queste misure verrà confinato in campi di detenzione o agli arresti domiciliari, e gli verranno confiscati tutti i beni.

Eppure, in questo quadro desolante, in questa avanzata apparentemente inesorabile del «Nemico invisibile», emerge un elemento di speranza. L’avversario non sa amare, e non comprende che non basta assicurare un reddito universale o cancellare i mutui per soggiogare le masse e convincerle a farsi marchiare come capi di bestiame. Questo popolo, che per troppo tempo ha sopportato i soprusi di un potere odioso e tirannico, sta riscoprendo di avere un’anima; sta comprendendo di non esser disposto a barattare la propria libertà con l’omologazione e la cancellazione della propria identità; sta iniziando a capire il valore dei legami familiari e sociali, dei vincoli di fede e di cultura che uniscono le persone oneste. Questo Great Reset è destinato a fallire perché chi lo ha pianificato non capisce che ci sono persone ancora disposte a scendere nelle strade per difendere i propri diritti, per proteggere i propri cari, per dare un futuro ai propri figli. L’inumanità livellatrice del progetto mondialista si infrangerà miseramente dinanzi all’opposizione ferma e coraggiosa dei figli della Luce.

Carlo Maria Viganò
Arcivescovo Titolare di Ulpiana
già Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America

Il Grande Reset sta già incontrando le prime difficoltà sia in termini di cause che si stanno moltiplicando nei confronti di Big Tech sia con estrema volatilità della borsa statunitense come nel caso di GameStop dove alcuni dei principali fondi d’investimento statunitensi hanno perso una fortuna per opera di un’azione coordinata tra piccoli investitori.

Roberto Mazzoni

Altri riferimenti:

https://sdgs.un.org/2030agenda

https://en.wikipedia.org/wiki/World_Economic_Forum

https://en.wikipedia.org/wiki/Druidry_%28modern%29

https://en.wikipedia.org/wiki/Druid

https://www.youthkiawaaz.com/2019/02/what-is-woke-capitalism/

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