Elezioni presidenziali USA: c’è stata frode in Arizona? – MN #137

La contea di Maricopa, la più grande nello stato dell’Arizona e che ospita la capitale Phoenix, ha da poco completato la più vasta e approfondita revisione elettorale che sia mai stata condotta negli Stati Uniti.

Sono stati riesaminati a mano ed elettronicamente 2.100.000 voti per ben quattro volte, con un livello di scrutinio che ha permesso di tracciare una fotografia attendibile di quanto è accaduto nonostante il livello senza precedenti di ostruzionismo e puro e semplice sabotaggio adottato da chi aveva condotto le elezioni e avrebbe dovuto fornire il materiale da revisionare.

Sui due fronti dello scontro troviamo il senato dell’Arizona, che ha richiesto le revisione, che chiameremo per brevità audit, e i funzionari della contea di Maricopa che vi si sono opposti con tutte le proprie forze. Entrambi gli schieramenti appartengono al partito Repubblicano, perciò in Arizona assistiamo sostanzialmente a uno scontro interno tra la vecchia ala guerrafondaia del partito rappresentata in primis dal governatore dell’Arizona, Doug Ducey, e da una porzione importante del senato dello stato che vuole il rinnovamento con Donald Trump capitanata dal presidente del senato .

Doug Ducey, che è sostanzialmente un gelataio, si presenterà per rielezione il prossimo anno e verrà sfidato da un nuovo concorrente sostenuto da Trump. Prima di diventare governatore, Ducey è stato amministratore delegato di una catena di gelaterie e tesoriere dello stato dell’Arizona. Fu eletto nel 2015 con il sostegno di Trump per poi rivoltarglisi contro.

L’audit nella contea di Maricopa, la più grande dell’Arizona

L’audit nella contea di Maricopa serve innanzi tutto a convincere l’elettorato repubblicano, che è molto vecchio stile, a votare per il nuovo governatore il che offrirebbe la migliore garanzia di copertura per le presidenziali del 2024 al candidato repubblicano che sarà probabilmente di nuovo Trump.  

L’obiettivo dell’audit condotta nella contea di Maricopa in Arizona è stato di verificare l’integrità delle elezioni nello stato, non ha mai avuto l’obiettivo di ribaltare il risultato di un’elezione e nemmeno di de-certificare il risultato di tali elezioni, come spiegato dal presidente del senato dell’Arizona, Karen   Fann.

L’obiettivo è di stabilire se le leggi sono adeguate oppure e no e modificarle se necessario. Eventuali violazioni delle leggi elettorali vengono poi affrontate dall’Attorney General che può indagare da un punto di vista penale.

Prima dell’audit un’indagine degli elettori ha mostrato che il 45% non era convinto del risultato delle elezioni presidenziali del 2020. Fin dall’inizio, Karen Fann ha contattato i funzionari elettorali della contea al fine di eseguire l’audit insieme, selezionando congiuntamente l’azienda che avrebbe condotto l’analisi forense delle schede elettorali e dei dispositivi elettronici impiegati durante il voto.

Da principio i funzionari della contea si erano dichiarati d’accordo, ma poi, dopo essersi consultati con i piani alti del governo statale (probabilmente il governatore) hanno opposto una resistenza senza precedenti, spendendo 180.000 dollari in parcelle legali per contrastare qualsiasi richiesta legittima da parte del senato. Persino quando un giudice dello stato ha sentenziato che il senato dell’Arizona aveva il diritto di richiedere la documentazione e quindi doveva essergli consegnata per ordine della corte, i funzionari della contea si sono rifiutati e alla fine hanno consegnato i server (i sistemi informatici su cui erano stati registrati i dati elettorali) completamente vuoti. Avevano cancellato tutto.

Solo dopo altre schermaglie legali, il senato alla fine è riuscito a ottenere un backup dei server, vale a dire una copia del contenuto che chiunque avrebbe potuto manomettere nel frattempo.

Di conseguenza, l’audit, nonostante sia stata la più vasta e approfondita mai realizzata negli Stati Uniti, è stata eseguita solo su una parte del materiale. E tutte le apparecchiature e le registrazioni informatiche consegnate sono inattendibili perché è stata violata la catena della custodia (chain of custody).

Ossia il loro contenuto potrebbe essere manipolato in qualsiasi momento. E’ come se la scena di un potenziale crimine venga stata resa inaccessibile e la polizia debba chiedere agli accusati di fornire gli indizi con comodo e a propria discrezione, indizi che vengono comunque consegnati in modo parziale e dopo che tutte le impronte digitali sono state cancellate.

La scoperta più importante di questa audit è quindi che i funzionari elettorali della contea di Maricopa e l’ufficio del governatore dello stato, entrambi repubblicani, e il segretario di stato Katie Hobbs che è una democratica, sono disposti a qualsiasi cosa pur di fare ostruzionismo e svilire i risultati dell’audit.

Ancora oggi, dopo che il rapporto finale è stato pubblicato, accusano l’audit di essere una manipolazione, mentre al tempo stesso ne accettano selettivamente i risultati come un successo: una chiara contraddizione.

Infatti il risultato finale del conteggio dei voti conferma sostanzialmente quelli già comunicati ufficialmente al termine delle elezioni, salvo poche centinaia di differenza. Dall’audit risultano 261 voti in meno per Trump e 99 voti in più per Biden, che possono essere imputate a errore umano nel primo conteggio. Ma la conferma dei totali non sorprende visto che le schede elettorali contate sono quelle consegnate, dopo lunga resistenza, dalla contea di Maricopa che a sua volta le aveva contate prima. Dalle sole schede non è possibile stabilire se appartengono a elettori reali e che avevano titolo di votare. Inoltre la corrispondenza del totali finali è la migliore garanzia che l’audit è stata condotta in modo professionale ed onesto, contrariamente a quanto affermato dai vari detrattori.

I numeri che non tornano

Ma l’audit ha comunque condotto un’analisi approfondita e incrociata dei dati forniti e ha determinato che i numeri non tornano.

Ci sono 53,305 schede elettorali sospette che potrebbero non essere valide a fronte di margine di vittoria per Biden nello stato dell’Ariziona di soli 10.000 voti.

Questa notizia, da sola, distrugge la testi di William Barr, l’Attourney General degli Stati Uniti nominato da Donald Trump per difenderlo durante l’impeachment che si era rifiutato di indagare sui possibili brogli elettorali dopo le elezioni presidenziali del 2020 dicendo che le possibili irregolarità non erano tali da spostare il risultato elettorale. Da notizie emerse in seguito, si è scoperto che William Barr, repubblicano molto vicino alla famiglia Bush e cattolico di matrice gesuita, stava già lavorando per facilitare l’insediamento di Biden mentre rallentava ed ostacolava le misure richieste da Trump proprio nel periodo in cui le elezioni venivano contestate.

Una suddivisione parziale delle schede sospette è la seguente:

23.344 elettori hanno votato per posta benché risulti da anagrafiche commerciali alternative a quelle della contea di essersi trasferiti altrove e che nessuno con il loro nome ora sia residente all’indirizzo usato per le elezioni.

2.382 elettori hanno votato di persona bensì risultino essersi trasferiti fuori della contea di Maricopa.

2.081 elettori si sono trasferiti in un altro stato 29 giorni prima delle elezioni e quindi non avrebbero avuto diritto a votare. La contea ha replicato che ci sono eccezioni dovute al voto dai militari e altre categorie previste dalle leggi federali, ma anche qui non ha portato documentazione a sostegno.

Sono arrivate 9,041 più schede elettorali di quante ne erano state spedite secondo le registrazioni ufficiali fornite dalla contea di Maricopa. Una giustificazione fornita a posteriori dalla contea è che questi nomi appartenevano a categorie protette, come i giudici, i cui nomi non compaiono nella lista ufficiale, tuttavia non sono registrate da nessuna parte e quindi la contestazione della contea va dimostrata con un’analisi dettagliata dei nomi.

Ci sono 5.295 schede di elettori che possono aver votato più di una volta. Infatti hanno lo stesso nome e cognome, lo stesso anno di nascita, ma vivono in posti diversi. La contea ha ribattuto che ci sono diversi omonimi, portando tuttavia un solo esempio a sostegno della propria tesi.

Ci sono 3.432 schede elettorali in più del totale di persone che si sono presentate a votare di persona.

Ci sono 2.592 voti duplicati in più di quanti ne erano stati mandati in duplicazione. Quando una scheda elettorale risulta danneggiata al punto di non poter essere letta dallo scanner, viene copiata a mano da un impiegato del seggio. In questo caso la copiatura ha ritornato 2.592 duplicati in più di quanti avrebbero dovuto esserci. Ci sono anche duplicati con numeri seriali mancanti, scorretti oppure che usano lo stesso numero di serie di un altro duplicato.

1.551 persone hanno votato in più di quelle registrate per il voto nella contea.

397 schede elettorali postali sono state restituite da persone che non le avevano ricevute in primo luogo.

393 schede avevano nomi incompleti e quindi erano illegittime.

282 schede sono arrivate da persone segnalate come decedute.

198 voti sono stati depositati da persone che si erano registrate oltre il tempo utile.

Ci sono poi 17.322 duplicati delle buste con cui sono state rispedite le schede elettorali. Lo stesso elettore sembra aver votato anche 3 o 4 volte. La scoperta viene da un’analisi tecnica delle schede condotta da Shiva Ayyadurai che ha anche specificato che la contea non aveva segnalato nella propria documentazione la presenza di buste doppie. La contea ha provato a replicare dicendo che alcuni elettori abbiano spedito il voto più volte incerti che fosse arrivato la prima volta, ma anche questo dovrebbe essere dimostrato.

Ci sono infine accuse alla contea di aver cancellato file elettronici pertinenti alle elezioni, di carente sicurezza informatica nella gestione dei sistemi informatici e di accesso da parte di privati estranei alle elezioni ai sistemi informatici stessi.

La parte informatica dell’audit non è ancora completa, infatti rimangono da analizzare alcuni componenti vitali della rete che avrebbe potuto collegare i sistemi elettorali a Internet. Dopo un lungo tira e molla, alla fine la contea ha ceduto e consentirà l’accesso ai propri sistemi da parte di una società terza. Questa condurrà un’analisi forense e quindi manderà i risultati alla contea e al senato.

Nel frattempo Karen Fenn ha inviato una lettera all’Attorney General dell’Arizona affinché conduca un’indagine sulle possibili irregolarità e vada più a fondo nell’esame della documentazione.

La prospettiva più ampia del problema elettorale 

Il problema elettorale ha assunto caratteristiche molto più vaste dopo l’elezione di Joe Biden come descritto molto bene in questo video di Tucker Carlson, il giornalista e opinionista televisivo più seguito in questo momento negli Stati Uniti.

Altri stati hanno dichiarato di voler seguire le orme dell’Arizona. Nel Texas il governatore Greg Abbott e il segretario di stato hanno annunciato di aver avviato già da mesi una revisione, audit, di quattro contee tra cui quelle di Dallas e Harris seguendo il modello utilizzato in Arizona. La prima fase dell’audit sta verificando l’accuratezza dei sistemi di voto, il livello della sicurezza informatica e chi ha votato in Texas benché viva in un altro stato. I risultati della prima fase di tale audit sono attesi per il 28 settembre. La seconda fase esaminerà invece le registrazioni elettorali e comincerà nella primavera del prossimo anno.

Roberto Mazzoni

https://www.azleg.gov/videoplayer/?clientID=6361162879&eventID=2021091005

https://en.wikipedia.org/wiki/Doug_Ducey

https://www.theepochtimes.com/arizona-supervisory-board-reaches-agreement-with-senate-over-election-subpoenas_4006248.html

https://www.theepochtimes.com/arizona-supervisory-board-reaches-agreement-with-senate-over-election-subpoenas_4006248.html

https://www.theepochtimes.com/secretary-of-state-elections-gain-national-significance_3952528.html

https://www.theepochtimes.com/arizona-senate-president-releases-audit-results_4015286.html

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