Vi propongo l’ultima intervista che ho fatto con il Vassoio di Pandora. Per comprendere appieno il contenuto, è necessario guardare anche l’ultimo video che ho proposto, quello sulla Plutonomia, che fornisce un quadro generale per capire dove sta andando la presidenza Trump, qual è stata la presidenza americana fino ad oggi e qual è il problema di fondo. Questa intervista è molto concentrata, quindi fornisce una visione d’insieme su una serie di fatti senza poterli approfondire, perché non c’era lo spazio. L’idea era quella di fare un volo d’angelo sull’intero quadro politico americano. Se volete approfondire le varie fasi e i vari aspetti del collasso della presidenza Trump, potete venire nella legione, dove fornirò approfondimenti più mirati, anche perché sono molto importanti per capire l’evoluzione economica degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. Ecco l’intervista e vi rimando al prossimo video.
Amici del Vaso di Pandora, benvenuti e ben ritrovati. In questi giorni ho sentito il nostro ospite di oggi per il nostro appuntamento mensile e gli ho chiesto quale poteva essere il tema conduttore di questa puntata. Mi ha risposto in maniera molto chiara e netta: il collasso di Trump. Ora cerchiamo di capire di cosa si tratta. Intanto, come sempre, dalla Florida, presento il nostro ospite, Roberto Mazzoni. Benvenuto, Roberto. Mi trovate. Ricordo che Roberto Mazzoni è direttore responsabile di testate giornalistiche del gruppo Mondadori e del gruppo Il Sole 24 Ore. Dal 2008 vive negli Stati Uniti, è cittadino americano e ci fornisce le sue analisi sul Paese in qualità di cittadino americano, ma anche di professionista inserito nelle realtà politiche ed economiche del suo Paese. Allora, Roberto, partiamo per gradi: quali sono le questioni in ordine di importanza a causa delle quali si sta verificando il collasso di Trump? La prima è sicuramente la questione economica interna: sapevamo che avremmo dovuto attraversare un periodo difficile di riorganizzazione, ma è peggiore di quanto previsto. Le politiche seguite da Trump da maggio in poi hanno mostrato chiaramente agli americani che lo hanno sostenuto che non c’è un buon futuro per il prossimo anno e che i loro problemi non verranno risolti. Il primo problema economico è dunque il numero uno, il secondo è naturalmente Israele, il terzo è l’avventurismo politico esterno: il fatto che Trump si sia dedicato più alla politica estera che a quella interna, con il Venezuela, il problema russo con l’Ucraina senza soluzione e tanti altri argomenti di questo genere.
Infine, c’è la questione della guerra commerciale con la Cina, che ha un impatto sulle piccole aziende americane, alcune delle quali faticano a gestire non tanto il fatto di dover pagare delle tariffe o dei dazi, ma l’incertezza di non sapere mai quanto e quali dazi dovranno pagare, visto che cambiano di mese in mese. Quindi, queste sono le quattro grandi aree. Io direi, più in generale, che il tradimento di MAGA può essere riassunto in questo modo: Make America Great Again, di cui Trump rivendica il possesso, includeva, di fatto, una serie di accordi presi con la propria base elettorale. Questi accordi includevano il miglioramento della situazione economica interna, quindi la concentrazione sugli Stati Uniti e il rilancio dell’economia con la creazione di posti di lavoro in America, la riduzione dell’intervento militare all’estero, la riduzione o l’interruzione dell’immigrazione illegale e, in generale, il ritorno a una maggiore tranquillità nella vita degli americani, eliminando le politiche demenziali del partito democratico. Sul fronte dell’immigrazione, Trump si è mosso bene, come sappiamo, quindi, finora, i risultati sono stati positivi e i suoi elettori non hanno nulla da dire. Invece, su altri tre fronti, no: abbiamo visto che, in politica estera, è un totale disastro.
Non c’è una sola attività che Trump abbia fatto e che abbia avuto senso, da maggiore in avanti. Inoltre, sul fronte economico, ci stiamo avvicinando a problemi molto seri. Questo nonostante il fatto che le tariffe abbiano comunque portato a qualche miglioramento e che il tasso di inflazione sia inferiore rispetto al periodo di Biden, anche se rimane comunque alto. Il problema serio adesso, naturalmente, è la disoccupazione, che sta aumentando, e di certo la prospettiva dell’arrivo dell’intelligenza artificiale non rassicura gli americani. Parallelamente, ci sono importanti problemi di liquidità. Vorrei fare un cappello generale sulla mia presentazione, anche perché ho osservato alcuni commenti ai miei video precedenti sul canale del Vaso di Pandora. Quello che cerco di esprimere è una posizione di osservatore neutrale: alcune delle politiche di Trump possono essere o meno condivisibili, così come alcune delle politiche formulate dagli Stati Uniti, soprattutto in politica estera. Il mio compito non è schierarmi con una fazione o con l’altra, ma dirvi quello che probabilmente succederà e come andranno le cose, in modo che possiate organizzarvi di conseguenza.
Inoltre, l’osservazione che sto presentando deriva da analisi di Robert Barnes, avvocato costituzionalista molto conosciuto negli Stati Uniti, vicino al mondo di Trump e sostenitore di quest’ultimo da tempo. Barnes è stato anche coinvolto in diverse battaglie legali sul fronte costituzionale e ha recentemente rilasciato una serie di interviste in cui ha analizzato il disastro elettorale che Trump ha appena subito negli Stati Uniti, un vero e proprio collasso. Le mie osservazioni personali hanno contribuito a queste analisi. Ho avuto contatti con alcune delle aziende della famiglia Trump per diversi anni, mi hanno anche offerto un posto di lavoro che ho rifiutato, quindi conosco il loro modus operandi e so come Trump sceglie i suoi collaboratori, il che fornisce un’idea del perché le cose stiano andando in un certo modo. In generale, Trump vuole persone che gli siano fedeli e questo è diventato ancora più importante dopo la prima presidenza. Per lui, il requisito fondamentale è che la persona abbia dimostrato di essere fedele a lui e alla sua posizione ufficiale, quindi dei yes man, in buona sostanza, e questo vale sia a livello politico che imprenditoriale. Ciò naturalmente ha delle conseguenze, perché nel momento in cui sceglie persone che non sono competenti o che in realtà sono apparentemente favorevoli a lui, ma in realtà stanno facendo l’opposto, non ha modo né interesse a verificare quello che succede, se non quando è troppo tardi. Questo accade anche dopo, quando ormai i famosi “boys” sono scappati dalla stalla, e lo vediamo accadere nel mondo in cui opera, il mondo imprenditoriale classico, e naturalmente questo si riflette anche nel mondo politico, giustificando alcuni dei cambi improvvisi di posizione che lui adotta.
Un’altra cosa a cui ritorno è un commento che feci all’inizio della sua ultima campagna elettorale, quando rimasi piuttosto sconcertato dal fatto che, al suo primo comizio, avesse invitato il senatore Lindsey Graham, che rappresenta più di chiunque altro il partito dei neoconservatori, ovvero la corrente più aggressiva all’interno del partito repubblicano. Graham è considerato uno dei politici più pericolosi negli Stati Uniti: l’abbiamo visto personalmente coinvolto nel colpo di stato in Ucraina nel 2014, nella guerra in Ucraina e in numerose altre guerre. Roberto, ti posso dire che, a livello di analisti di politica internazionale, ospitiamo vari punti di vista, ma su Lindsey Graham vedo che è uno dei punti su cui tutti concordano. Esatto, quindi Lindsey Graham è una garanzia. Trump ha appena annunciato il suo sostegno a Graham, che sta concorrendo per la rielezione al Senato, e ha organizzato a Mar-a-Lago un evento per raccogliere fondi a suo favore. Non c’è nulla di più antimaga di questo.
Direi che questo è stato forse l’ultimo passo che ha portato i suoi sostenitori politici a voltargli le spalle, e vediamo la faida con Marjorie Taylor Greene. Marjorie Taylor Greene è una parlamentare della Georgia e in seguito ti spiegherò meglio cosa sta succedendo anche all’interno della Casa Bianca, ma ora voglio darti un quadro generale della situazione politica. Marjorie Taylor Greene è stata una delle più fedeli sostenitrici di Trump ed è stata una delle poche parlamentari che ha visitato i prigionieri dopo l’evento del 6 gennaio, le persone arrestate per aver partecipato all’occupazione del Campidoglio. È stata una delle poche che è rimasta con Trump anche quando era in serie difficoltà e che l’ha sempre difeso e sostenuto. Inoltre, ha dichiarato di essere diventata interessata alla politica dopo aver conosciuto Trump e dopo averne apprezzato la posizione politica. Prima di entrare in politica, aveva gestito un’attività imprenditoriale di famiglia, che era stata comunque danneggiata dalle politiche di Washington, e voleva cambiare le cose. Se c’è una persona che ha stretto un forte legame con l’elettorato, quella è sicuramente lei. La crisi di Trump è cominciata a maggio e adesso entriamo nel vivo degli eventi con la famosa questione di Jeffrey Epstein e dei documenti relativi.
Fino a quel momento, le varie iniziative di Trump erano state tutte allineate con le promesse di “Make America Great Again” (MAGA) e tutti noi eravamo entusiasti e ottimisti riguardo alle prospettive future. Anche il Liberation Day, che era stato un evento un po’ fuori dalle righe, aveva comunque sortito degli effetti tutto sommato positivi. Sembrava che fossimo indirizzati verso un’effettiva ristrutturazione degli Stati Uniti e verso un ridimensionamento del Deep State. Avevano eliminato i finanziamenti a diverse organizzazioni che si occupavano di colpi di Stato in giro per il mondo. Avevano avviato il progetto DOJ per riportare sotto controllo gli sprechi all’interno del governo. Avevano compiuto una serie di mosse, tra cui l’apertura verso la Russia per porre fine alla guerra in Ucraina, il cessate il fuoco a Gaza, ottenuto subito dopo l’insediamento di Trump, il primo cessate il fuoco. Era tutto molto positivo. Poi, a partire da maggio, con la questione dei file di Epstein, le cose hanno iniziato a peggiorare.
Non necessariamente perché siano collegate alla questione di Epstein, ma perché, se vuoi, è stato un po’ il canarino nella miniera. È stato il segnale che le cose stavano prendendo una direzione opposta. Per orientare le persone, sia Trump che diversi personaggi che oggi ricoprono posizioni di rilievo nell’amministrazione Trump avevano promesso durante la campagna elettorale che, una volta arrivati al potere, avrebbero reso pubblici tutti i documenti relativi a Jeffrey Epstein. Era una promessa fatta all’elettorato che voleva chiarezza. Anche perché Jeffrey Epstein non rappresenta solo la corruzione politica, ma anche la corruzione morale nel suo aspetto più abietto. Questo è qualcosa a cui gli americani sono comunque avversi, qualcosa che non gradiscono. Non lo tollerano. Bravo. Fino a maggio, di fatto, anche all’interno dell’amministrazione Trump erano stati rilevati segnali che indicavano che erano in possesso di questi documenti e che li stavano valutando, perché era giusto assicurarsi che i nomi delle persone che erano state vittime, ma che non avevano denunciato, non venissero divulgati. Quindi, per evitare di coinvolgere persone estranee, se necessario, bisognava fare un po’ di pulizia prima di distribuirli.
Anche l’attuale ministro della Giustizia, Pam Bondi, aveva dichiarato di avere questi documenti sulla sua scrivania e di essere pronta a rilasciarli non appena avesse completato l’esame. Passano due o tre settimane e i documenti sono spariti, non sono mai esistiti. Jeffrey Epstein si è suicidato e non ha senso parlarne, perché è una truffa inventata dal Partito Democratico. Ora, negli Stati Uniti, almeno per il momento, nessuno crede che Trump sia effettivamente coinvolto in modo importante, perché se lo fosse stato, visto che questi documenti erano nelle mani di Biden e dell’amministrazione precedente per molto tempo, sarebbero emersi molto prima, se ci fosse stato qualcosa di effettivamente compromettente su Trump. E lo stesso Trump, nella sua prima amministrazione, non li aveva rilasciati. Anche lui aveva una parte di responsabilità, perché avrebbe voluto farlo al primo giro, ma aveva promesso di farlo al secondo. Però che adesso vengano a dire che non ci sono, che non sono mai esistiti, che chi è Jeffrey Epstein, è una cosa che suona male, anche perché a questo punto risulta molto evidente che Trump stia proteggendo qualcun altro. Sì, ma senti, Roberto, è vero che in questi giorni Trump ha autorizzato o spiegato in qualche modo la pubblicazione di questi file? Beh, ha capitolato.
È stata una sconfitta colossale anche quella, perché alcuni parlamentari, tra cui la deputata Taylor Greene, avevano cominciato a raccogliere firme per sbloccare la situazione in Parlamento e imporre, mediante una legge, il rilascio dei documenti che non sono confidenziali, quindi tutti i documenti relativi al fascicolo su Jeffrey Epstein che non siano segreti. Eravamo arrivati al punto in cui c’erano abbastanza firme per far passare questa legge. Trump ha cercato di convincere all’ultimo momento sia la Majority Taylor Greene che altri parlamentari repubblicani, già pronti a firmare a favore, affinché cambiassero posizione. Loro gli hanno spiegato che, a questo punto, sarebbe stato un suicidio politico e, quindi, ha capito che, se non avesse cambiato improvvisamente posizione, per lui sarebbe stato uno smacco completo. Quindi, all’ultimo minuto, ha deciso di dire: “Va bene, sono d’accordo”. In effetti, la legge è stata approvata quasi all’unanimità: solo una persona ha votato contro, e adesso andrà al Senato. Ora, è abbastanza chiaro che questi documenti non li vedremo mai, in ogni caso. Perché? Innanzitutto, perché al Senato hanno già detto che dovranno esaminare attentamente la questione e valutare cosa deve essere effettivamente rilasciato e cosa può essere pubblicato. Inoltre, la legge sancisce che possono essere rilasciati solo i documenti che non sono confidenziali.
Tu capisci che probabilmente la stragrande maggioranza dei documenti, forse il 99%, sono confidenziali, perché è prassi del governo statunitense rendere confidenziale qualsiasi cosa, anche l’ordine della carta igienica. Di conseguenza, non vedremo assolutamente nulla, ma questo è un ulteriore problema per Trump, perché a questo punto ha dichiarato di essere d’accordo con la pubblicazione dei documenti, che però non avverrà, e la questione andrà avanti per settimane e mesi, aumentando l’ostilità nei suoi confronti. In effetti, Major Lutero Greene ha cercato di convincere Trump che chiunque stesse cercando di proteggere è Israele e che non avrebbe dovuto fare un suicidio politico, perché sarebbe stato un suicidio politico per lui e per tutti i suoi sostenitori, compreso Major Lutero Greene. Nel frattempo, la situazione ha avuto un’escalation senza precedenti, perché l’AIPAC (l’organizzazione che fa lobby per il governo israeliano negli Stati Uniti) ha dichiarato guerra a Marjorie Taylor Greene e a diversi altri parlamentari che si erano pronunciati a favore della divulgazione di questi documenti.
L’AIPAC ha organizzato il finanziamento di opposizioni che si metteranno in conflitto con Major Lutero Greene e gli altri, cercando di sconfiggerli. Fino a due anni fa, il solo fatto di essere osteggiati dall’IPAC significava porre fine alla propria carriera politica, ma adesso è diventato di moda fare il contrario. Quindi, se sei contrario all’IPAC, hai più possibilità di essere eletto e le elezioni di Mandami a New York ne sono una chiara dimostrazione. Mandami è un uomo di Soros, quindi la situazione per New York non è cambiata molto, ma la questione è questa: come avevo già detto in un’intervista precedente, Trump avrebbe dovuto sganciarsi dalla lobby israeliana molto prima, perché stava affondando insieme a loro. E, nonostante lui sia un abile politico e riesca a districarsi dalle situazioni più difficili, ormai sta affogando. Secondo te, Roberto, era in grado di sganciarsi da questa lobby? Forse no, perché oggettivamente ha una presa molto forte su di lui, ma penso anche di sì. Quando vuole, Trump è in grado di essere scaltro, di dire e non dire e di prendere una posizione che in qualche modo gli permetta di uscire dall’impiccio. Invece, ha scelto di affrontare direttamente tutti coloro che volevano rendere pubblici questi documenti, a partire da Majority Leader Greene, che ha addirittura dichiarato di essere una traditrice di MAGA.
È successo dopo che aveva già preso la decisione di rilasciare i documenti, quindi si è trattato di un’accusa gratuita, un attacco gratuito che segnala la disperazione di Trump, a cui naturalmente il Majority Leader Greene ha risposto correttamente, sostenendo che, dal suo punto di vista, la definizione di traditore, per quanto riguarda il governo degli Stati Uniti, è qualcuno che lavora per un governo estero, per una nazione estera. È la definizione di traditore, è ovvio. L’ultima elezione che c’è stata è stata diversa dalle altre, erano elezioni minori nel contesto americano, ma comunque importanti perché segnalavano la temperatura politica dell’elettorato. In queste elezioni, Trump ha subito un tracollo completo: è stato un disastro totale e ha perso tutti gli elettori che aveva conquistato nelle ultime elezioni, oltre ad altri che aveva conquistato nelle elezioni precedenti. Ha perso l’elettorato nero, quello ispanico, quello operaio e i giovani, quasi totalmente, anche per la questione Israele. Adesso direi che il 90% dell’opinione pubblica americana sia contraria all’AIPAC, alla politica israeliana e a quanto sta succedendo a Gaza.
Gli sono rimaste le fasce più abbienti, quelle collegate a Wall Street, e alcune sacche irriducibili, soprattutto gli anziani, i cosiddetti “boomer”; per il resto, è un collasso. Il Partito Repubblicano non aveva mai subito una sconfitta così profonda negli ultimi 100 anni. Ci sono posizioni politiche. Ma questo si vedrà nelle elezioni di midterm, che si terranno esattamente fra un anno, no? È possibile che Trump faccia di tutto: ha già detto che farà una serie di mosse per cercare di comprare gli elettori, ma sappiamo che le elezioni americane sono fortemente manipolate, quindi è inutile fare previsioni su quello che sarà l’andamento. È molto probabile che, come è successo in questa tornata elettorale, una parte dell’elettorato che ha sostituito Trump non si presenti alle elezioni di medio termine, e che quindi ci sia una vittoria abbastanza netta del Partito Democratico. Tra l’altro, il Partito Democratico non è che spicchi per innovazione: dei due governatori eletti, entrambi hanno legami con la CIA o provengono da quel mondo. Mamdani è un uomo di Soros, quindi non ci sarà alcun cambiamento.
Questo è stato un voto di protesta nei confronti di Trump, anche perché, nel frattempo, essendo concentrato su questioni estere che comunque non sta risolvendo, perché riceve dati completamente falsi da una serie di personaggi all’interno del suo entourage che adesso ti elencherò, ha perso completamente di vista l’economia nazionale, che ha dei problemi. Il mercato immobiliare è sostanzialmente congelato e questo vale anche per la Florida: nessuno vende e nessuno compra, perché i mutui sono troppo cari, le case sono troppo care e, in generale, non c’è liquidità. Quello che la gente non si rende ancora conto è che la situazione non può che peggiorare. Qualunque cosa facciano a Washington, non c’è modo di uscirne, perché la struttura economica degli Stati Uniti richiede un periodo di pulizia interna in cui i tassi resteranno comunque alti, anche se magari scenderanno un po’, ma non potranno collassare né essere abbassati drasticamente come sperava Trump. Infatti, dulcis in fundo, Trump ha ventilato la proposta di un mutuo a 50 anni. Questo è un garante per le generazioni future, per chi l’ha comprato. È il World Economy Forum: non possiederete niente, ma sarete felici, perché con un mutuo di 50 anni non sarete mai proprietari di casa. Un americano medio comincia a lavorare e si compra casa. Saranno forse istinti.
Ma neanche, perché, facendo i conti, quello che si risparmia con un mutuo di questo genere come rata mensile è modesto, mentre si finisce per pagare una quantità di interessi mostruosa. Su 50 anni, infatti, la possibilità di andare in default è elevatissima. È un’offerta eccezionale per le banche e per il mercato finanziario, ma un disastro per la gente comune. Una cosa fondamentale, a livello di società e di psicologia di massa, è che questi mutui hanno un termine interminabile e che c’è una bassissima propensione al risparmio da parte dei cittadini e delle famiglie americane. Non è come in Italia: il rischio di default è molto alto, perché non si riesce a pagare il mutuo in 50 anni, e questo vale sia per chi lo contrae, sia per i figli che verranno dopo. Insomma, quando hai un risparmio pari a zero, sei sempre sul filo del rasoio. Ma c’è anche un altro motivo: l’americano medio cambia casa almeno tre volte nella vita e quindi, in ogni caso, non si ritrova mai con lo stesso mutuo. È una cosa assurda. In pratica, è un affitto in cui, in più, devi anche farti carico dell’assicurazione e delle spese di riparazione della casa. È proprio la quintessenza degli obiettivi del World Economic Forum: non possiederai niente e sarai sempre schiavo. E questa è l’idea: nel momento in cui Trump se ne esce con questa proposta, si capisce che non è magia, non ha nulla a che vedere con la magia, ma Trump è da tutt’altra parte, è orientato in tutt’altra direzione.
In effetti, da maggio in poi, grazie a tre personaggi chiave della presidenza Trump, Trump è passato dal cercare di portare avanti le politiche maghe e tutto il resto al fornire servizi ai suoi donatori e al mondo delle corporation americane, anche perché Susan Wiles, che è responsabile dell’ufficio della Casa Bianca (chief of staff) e coordina tutte le attività del presidente, le sue visite in giro per il mondo e i suoi impegni, viene dal mondo della lobby farmaceutica e da quello della lobby corporativista. Ha una storia molto lunga che risale ai tempi di Reagan, quando suo marito aveva una posizione politica importante e lei si è inserita in seguito. Questa signora, Susie Wiles, sta facendo di tutto per sabotare la presidenza Trump e ci sta riuscendo molto bene. Si è inserita nella campagna elettorale di Trump ai tempi di De Santis, quando quest’ultimo era un concorrente durante la fase preliminare alle primarie. Questa signora si trovava in Florida e si è proposta alla campagna elettorale dicendo: “Ho i contatti giusti, posso aiutarvi a disinnescare il pericolo De Santis, inseritemi nel vostro organico”. È entrata e da quel momento ha iniziato a salire di grado, eliminando tutti i possibili concorrenti pericolosi, ovvero coloro che avrebbero effettivamente portato avanti le politiche MAGA. Infine, è arrivata alla posizione di capo di gabinetto per la presidenza Trump.
Da quella posizione ha sabotato tutti i vari ministeri e ministri che cercavano di portare avanti le politiche MAGA, a cominciare da Robert Kennedy e proseguendo con tutti gli altri personaggi del Pentagono che volevano portare avanti una riforma del Pentagono e tutto il resto. Inoltre, ha creato un vero e proprio ufficio in cui i vari donatori possono chiamare e chiedere ciò che poi verrà fatto dal presidente. Quindi è un presidente su richiesta: a seconda di ciò che i vari donatori gli chiedono, lui esegue, grazie all’intermediazione di questa signora. Trump non può non esserne consapevole: deve per forza sapere che le cose vanno così e giocare la sua parte. Sappiamo che Trump è arrivato alla presidenza anche con l’appoggio di Mellon, una delle più grandi banche americane che, di fatto, fornisce liquidità alle altre banche americane. Questo è un aspetto importante: abbiamo visto che le politiche di Trump hanno garantito il sistema bancario americano, nonostante lui dicesse il contrario. Naturalmente, ha fatto gli interessi di BlackRock e su questo non ci piove. A tutto questo si aggiungono le altre lobby che si inseriscono parallelamente.
C’è poi Scott Bessent, il ministro del Tesoro, che era partito molto bene e che aveva idee valide, sicuramente è una persona competente, ma i suoi contatti con Soros non si sono esauriti, perché lo vediamo impegnato prima nel sabotare il progetto DOJ e poi nel chiedere che Elon Musk continuasse. Sappiamo che c’è stato uno scontro fisico tra lui e Elon Musk alla Casa Bianca, che ha portato all’uscita di Elon Musk dalla Casa Bianca, perché quando Elon Musk ha detto: “Abbiamo già fatto un po’ di lavoro con il DOJ, ma adesso andiamo a vedere cosa succede nel Pentagono, alla Federal Reserve, a Fort Knox ecc.” È stato allontanato e immediatamente non andava più bene, quindi è stato sabotato. Tra l’altro, Scott Bessane è anche colui che ha convinto Trump a fare il bailout di Miley in Argentina, stanziando 40 miliardi di dollari per salvare il governo argentino e, soprattutto, una serie di investitori, tra cui Soros, che avevano investito in Argentina e che, in caso di sconfitta di Miley, avrebbero perso i loro soldi.
Inoltre, sempre Bessent, ha cercato di far fallire le trattative con i russi e con i cinesi, fornendo a Trump informazioni false che Trump ha creduto, con la collaborazione di diversi personaggi del Pentagono, e il risultato è stato questo. Poi c’è Marco “Narco” Rubio, più noto come “Narco Rubio” negli Stati Uniti. Perché è il principale fautore dello scontro con il Venezuela? In che senso? Sì, esatto, è un neocon da tempo e ha un enorme potere nella Casa Bianca, perché ricopre sia la posizione di ministro degli Esteri che quella di consulente per la sicurezza nazionale. Quindi tutte le informazioni di politica estera passano attraverso di lui, attraverso Bessane o attraverso Suzy Wiles, ma soprattutto lui ha carta bianca. Nessuno, dopo i tempi di Kissinger, ha avuto lo stesso potere nella Casa Bianca. Marco “Narco” Rubio si chiama così perché la sua carriera politica è iniziata grazie al supporto del cognato, re della droga a Miami. Eccoli qua! Quello che stiamo vedendo oggi in Venezuela non è molto chiaro e non riusciamo a capire quale sia la finalità. Ci dicono che è una questione di droga, e noi ci crediamo.
C’è di mezzo Marco “Narco” Rubio e ci crediamo ancora di più. Questa è la situazione di Trump. Credo che Trump stia cominciando a rendersi conto di essere finito in un vicolo cieco, anzi, in fondo alla miniera, e che stiano per far esplodere il condotto di accesso. Cercherà di uscire in qualche modo e sicuramente ha la capacità di disimpegnarsi in una certa maniera. Tuttavia, credo che il danno politico che ha ricevuto sia in gran parte riparabile. All’interno del fronte MAGA, vediamo una spaccatura netta tra Tucker Carlson e Candace Owens, due degli influencer più conosciuti e seguiti nel mondo conservatore americano, che sono in netta rotta di collisione con l’AIPAC e, nel caso di Candace Owens, anche con Trump. Aggiungiamo poi Nigel Taylor Greene e il fatto che AIPAC si vanti di poter determinare chi viene eletto e chi no, quali voti verranno approvati al Parlamento e al Senato americano, sfoggiando il proprio potere straordinario sulla politica americana. Questo naturalmente non piace agli americani, che non vogliono continuare a pagare per le guerre di qualcun altro, come hanno fatto negli ultimi 50 anni. Poi ci sono altri personaggi imbarazzanti all’interno della Casa Bianca che hanno ruoli meno importanti di quelli dei tre che ti ho elencato e che stanno eliminando o emarginando chi potrebbe invece portare avanti una politica di riforma.
Attualmente, la Casa Bianca sembra orientata a tutelare gli interessi di Wall Street, delle grandi banche, di Big Pharma, di Big Tech e di tutti i complessi industriali americani. L’incontro si è visto durante la cena alla Casa Bianca, dove c’era Bill Gates, riabilitato in modo incomprensibile da Trump e non solo. Sì, poi è possibile che la Casa Bianca cerchi di coinvolgere gli imprenditori locali per attuare una trasformazione, ma a questo punto sono arrivato alla conclusione che è una mia opinione personale. Arthur Laffer, un economista molto conosciuto negli Stati Uniti e molto vicino a Trump, che ha ispirato molte delle sue politiche, in un’intervista di aprile di quest’anno, quindi molto tempo fa, affermava che con l’approvazione della Big Beautiful Bill era tutto a posto. La Big Beautiful Bill, come l’ha chiamata Trump, è la legge finanziaria che è stata approvata e che prevede l’investimento di una parte importante di denaro per la creazione e lo sviluppo di determinati settori industriali ritenuti strategici, nonché per il recupero di alcune attività industriali negli Stati Uniti ritenute strategiche per motivi di sicurezza nazionale.
Inoltre, la legge consolidava le esenzioni fiscali per le aziende americane, già approvate in via temporanea durante la prima presidenza Trump, e le rendeva permanenti. Infine, avviava un percorso di deregolamentazione, ovvero l’eliminazione di regolamenti inutili nella struttura produttiva americana. Quindi, l’apparato burocratico dispone ora di tutti gli strumenti e i fondi necessari per portare avanti questo programma di trasformazione e riforma che, sebbene non vada necessariamente a beneficio degli americani nel medio periodo, è sicuramente utile al mantenimento dello status degli Stati Uniti in quanto superpotenza e alla difesa del dollaro in quanto valuta. Quando ha detto questo, in pratica stava dicendo: “Siamo arrivati fin qui, adesso non abbiamo più bisogno di Trump”. In buona sintesi.
A questo punto, Trump può ancora fare alcune cose per i suoi sostenitori e per il Deep State, per quelle forze che hanno intercettato la sua presidenza e hanno sfruttato la sua popolarità per ottenere risultati che comunque avranno effetti benefici sull’economia americana nel suo complesso, ma non necessariamente sugli americani. Hanno praticamente esaurito il motivo per cui Trump gli serviva e a questo punto possono usarlo come parafulmine per le conseguenze di queste politiche. E direi che questo è ciò che sta accadendo e che accadrà. Non so se Trump se ne sia reso conto, ma fatto sta che non credo abbia molte vie d’uscita, anche perché avrebbe potuto concentrarsi di più sulla politica interna e informare gli americani che la situazione non era così rosea come si aspettava e che ci sarebbero stati dei sacrifici da fare, ma che ne saremmo usciti tutti meglio. Invece, lui continua a dire che l’economia è fortissima, che non è mai stata così forte e che stiamo andando alla grande.
È un po’ come diceva Joe Biden. Alla fine, gli americani si chiedono: “Ma che differenza c’è? Questo è un Joe Biden 2.0”. La fiducia è completamente tramontata. Non dico che abbia perso completamente il suo seguito, sarebbe falso. Ci sono ancora persone che lo seguono. Ma il passare del tempo non gioverà alla sua causa. La domanda sorge spontanea. Quali prospettive ha? Sono infatti trascorsi dieci mesi e mezzo dall’insediamento. Ci sono le elezioni di medio termine l’anno prossimo, esattamente fra un anno. Però ci sono ancora due anni. La situazione che hai descritto è davvero molto difficile. Non è ancora arrivato a un quarto del suo mandato. Ma ha già finito. Manca un’era geologica alla fine del suo mandato. Tre anni sono un’era geologica in questa fase storica, caratterizzata da dinamiche molto accelerate. Sì, ma ce lo tengono. Vedrai che lo terranno. Non credo che, neanche se il Partito Democratico dovesse conquistare la maggioranza sia al Senato che alla Camera nelle elezioni di medio termine, farebbero un impeachment a Trump.
Ora, il Partito Democratico commette sciocchezze in ogni momento, ma da un punto di vista strategico non gli converrebbe, perché a questo punto Trump fa tutto ciò che vogliono loro. Ha già gettato le basi per la trasformazione industriale ed economica che andrà avanti. Sarà qualcun altro a gestirla. Tipo Vance, per esempio? Non sono sicuro di Vance. No, sarà gestita dai burocrati, da Bessent, dagli uomini di Big Tech, dalla PayPal mafia che verrà inserita nella Casa Bianca. Saranno inseriti quelli che sanno quello che fanno. Diciamo così. Mentre Trump avrà il ruolo di parafulmine. Gli riesce bene, perché è uno che incassa i colpi molto bene, ma anche che li restituisce, quindi crea abbastanza spettacolo da distrarre la gente e da indirizzare la rabbia verso un parafulmine. Il risultato di queste ultime elezioni è stato infatti un’esplosione di rabbia nei confronti di Trump. Un tradimento palese che si è poi tradotto in rabbia. In ogni caso, vediamo che sia il Partito Democratico che il Partito Repubblicano stanno entrambi perdendo consensi.
L’indice di gradimento di Trump è ai minimi storici, siamo ai livelli di George W. Bush dopo la guerra in Iraq. Ma ciò che sta emergendo sono dei fronti populisti di destra e di sinistra che, tutto sommato, non sono poi così diversi. Perché, nonostante si autoproclami socialista con tendenze comuniste, Sanders ha una politica molto più conservatrice di Trump, che invece ha politiche filocinesi, in sostanza, ma cerca di riportare il modello cinese negli Stati Uniti. Quindi, vediamo la crescita dei populisti di destra e di sinistra che hanno trovato un nemico comune con cui coalizzarsi: l’AIPAC e lo Stato di Israele, nemico che va bene a entrambi, anche perché esiste concretamente e fa di tutto per attirare i loro colpi. E quindi, anche da un punto di vista…
E questa è una cosa che non si era mai vista, credo, negli ultimi vent’anni, dal punto di vista dei vari influencer online. Lascio perdere i canali televisivi, ormai irrilevanti, ma gli influencer importanti, quelli che fanno audience di sinistra e di destra, stanno convergendo: si intervistano a vicenda e riprendono le interviste degli uni e degli altri, dicendo: “Vedi quello che ha detto lui?” Non sono d’accordo con gran parte delle cose che dice, però su questo sono d’accordo”. E viceversa. Si autolegittimano, quindi Maga in realtà non è morta e Maga non è Trump: questo è il concetto. Trump ha lasciato Maga e lui è convinto che Maga lo seguirà, ma non è così. Comunque, alla fine, la famiglia Trump non ha mai guadagnato così tanto come nell’ultimo anno: sono completamente coperti di soldi, soprattutto provenienti dai paesi arabi, grazie alle loro varie operazioni di vario tipo, e quindi non hanno nulla di cui lamentarsi.
Usciranno profumatamente ricompensati, e questo è ciò che conta per loro. Dal punto di vista di Trump, probabilmente non gli daranno il premio Nobel, ma forse glielo daranno, perché… Per il mondo del coronavirus. Esatto, ma dal punto di vista di Trump vedremo ancora più caos, perché lui cercherà di mantenere una certa presa sull’elettorato. Trump vuole piacere alla gente e sentire la loro approvazione, quindi sente di aver perso il contatto e vuole ripristinarlo in qualche modo. Avrà dei colpi di coda e dei cambiamenti di opinione. Cosa potrebbe fare per riacquistare il favore e la popolarità dell’elettorato? Pagarli, mandare soldi, assegni, versamenti direttamente sul conto corrente: credo che sarà molto probabile l’anno prossimo. Questo provocherà un’inflazione incontrollata dopo otto mesi, come è successo durante l’epoca del Covid, ma potrebbe dare un impulso sufficiente a far sì che la gente voti a suo favore o comunque a smorzare un po’ l’antagonismo. “Non diceva bene, cari signori, allora ho capito che avete dei problemi con Israele. Cercherò di sganciarmi un po’, di essere meno evidente, chi lo sa, magari cercherò di essere più scivoloso”.
Ci sono problemi con la politica estera? Va bene, allora magari bombardiamo qualche barca in meno nel Mar dei Caraibi, recuperiamo un attimo Marco Rubio, lo freniamo un po’ e intanto vi mando 2.000 dollari sul conto corrente, così passate le vacanze sereni con la vostra famiglia. Credo che questo sarà l’obiettivo: ne parlano già. Hanno visto che l’idea dei mutui a 50 anni non è piaciuta, che l’idea dei prestiti auto a 15 anni è piaciuta ancora meno e che la gente non ci casca più. Dopodiché sarà un teatrino continuo, perché la questione Epstein andrà avanti e lui perderà la guerra in Ucraina. A questo punto, la guerra è sua. Volevo chiederti, mi sembra di capire che per la società americana la guerra in Ucraina interessi poco, perché è dall’altra parte del mondo. Però, i soldi che gli Stati Uniti hanno inviato e le armi che arriveranno in Ucraina da adesso in poi, saranno pagate dall’Europa. Come vedi il conflitto in questo senso? Perché dopo l’insediamento di Trump, avvenuto all’inizio di gennaio 2021, sono passati praticamente undici mesi e possiamo dire che la guerra in Ucraina è ormai anche la guerra di Trump?
Dopo undici mesi, sì. Assolutamente sì. Prima era la guerra di Biden, adesso è diventata anche la guerra di Trump. È ovvio, è chiaro, anche perché Trump, quando Putin era venuto in Alaska, aveva trovato un accordo. Ecco, un accordo, una piccola domanda così, in risposta magari telegrafica: qual era l’architrave dell’accordo? Mi pare ci fosse stato un accordo sui temi fondamentali, poi, per quanto riguarda l’architrave, sulle singole questioni si disputano le due superpotenze. Ma l’accordo, o almeno l’intesa di Anchorage, esiste ancora, ha ancora un senso o è una cosa che appartiene al passato secondo te? No, non c’è più, anche perché i russi non si fidano e lui stesso ha fatto marcia indietro. E nel frattempo avanzano in Ucraina? Nel frattempo avanzano, e ora c’è il rischio di un’escalation perché lui potrebbe lanciare i Tomahawk in Ucraina, e se ciò avvenisse, sarebbe un problema, perché il Tomahawk è un razzo che può avere una testata nucleare. Nel momento in cui vengono lanciati, la dottrina militare russa prevede che alla partenza di un razzo che può avere una testata nucleare, la risposta sia immediata e totale.
Quindi, si tratta di un percorso molto scivoloso e pericoloso. Inoltre, notiamo che a volte lui dice: “Sì, rimandiamo”, ma poi cambia idea e dice: “No, non rimandiamo”. Questo perché tutte le altre armi che sono state promesse agli ucraini arriveranno forse fra due anni, quindi, francamente, è relativamente poco importante. Sono più chiacchiere che altro. Inoltre, credo che gli europei abbiano già mandato tutto quello che avevano, compresi parecchi uomini. Solo di truppe non ufficiali polacche morte in Ucraina, credo che siano 10.000. Abbiamo diverse migliaia di francesi, britannici e americani. Quindi, hanno già mandato anche uomini. Per l’Europa, adesso, resta solo il mandare soldi e questo è un altro discorso.
Per quanto riguarda le armi, l’unica cosa che gli Stati Uniti possono fare oggi in modo realistico è inviare i Tomahawk, perché li hanno e un Tomahawk può raggiungere Mosca e altre posizioni in Russia. Inoltre, un Tomahawk può montare una testata nucleare tattica, quindi è un’arma nucleare e, quando il razzo parte, non è possibile determinare quale testata ci sia sopra; si sa solo che sta arrivando un razzo di tipo Tomahawk e, quindi, la risposta russa dovrebbe essere il lancio di testate nucleari russe. Secondo te, Zelensky ha dichiarato che sono stati lanciati degli ATACMS per cercare di provocare il più possibile Putin? Sì, questo è vero. Tornando al discorso dei Tomahawk, credo comunque che non li manderanno, perché c’è ancora qualcuno negli Stati Uniti che ha la testa sulle spalle e non permetterà che vengano mandati. Quello che però succederà è che cercheranno di eliminare Zelensky. Credo che questi vari scandali emersi e le varie cose portate alla ribalta in questo momento, come gli scandali finanziari che coinvolgono l’Ucraina, abbiano l’obiettivo di ottenere un cambio di regime in Ucraina, anche se non è chiaro chi potrebbe sostituire Zelensky.
C’è Zaluzny, l’ex comandante in capo delle forze armate ucraine, ora ambasciatore in Gran Bretagna. Zaluzny potrebbe essere un’opzione, ma bisogna vedere se riuscirebbe a controllare le varie brigate estremiste ucraine. Se Zelensky venisse rimosso, infatti, il rischio è che la situazione possa sfuggire di mano e che, oltre alla guerra con la Russia, l’Ucraina si trovi ad affrontare una vera e propria guerra civile che vada al di là della presenza russa e che i russi dovranno in qualche modo gestire. Quindi la guerra in Ucraina andrà avanti ancora a lungo. I russi devono ancora conquistare il Donbass e stanno procedendo più velocemente. Non hanno ancora percorso molta strada, ma stanno conquistando parti di Zaporizhzhia. Tuttavia, devono ancora conquistare altro territorio. L’esercito ucraino sta mostrando segni di maggiore stanchezza rispetto a prima e si stanno verificando cedimenti più vistosi. Tuttavia, c’è ancora strada da fare sia per i russi che per gli ucraini. A questo punto, direi che la guerra in Ucraina è destinata a seguire il suo corso. I russi arriveranno al punto in cui potranno dettare le condizioni di resa. Non ci sarà un accordo con gli Stati Uniti, perché finché Trump avrà questo tipo di Casa Bianca non si arriverà a nulla. Inoltre, non credo che ci sarà un’escalation da parte degli Stati Uniti. Perché in ogni caso Trump ha capito che il pubblico americano è molto reattivo e che, se ci fossero notizie in tal senso, ci sarebbe un putiferio politico interno, e quindi non se lo può permettere. Di conseguenza, andrà avanti, costi quel che costi: i russi prenderanno il territorio che ritengono opportuno, Zelensky sarà sempre più indebolito e cercherà di fare ogni genere di mossa strana, gli europei cercheranno di trovare i fondi, perché sono a corto di liquidità.
Euroclear ha già dichiarato che, se dovesse sequestrare i fondi russi depositati presso di loro, farebbe causa al Consiglio Europeo. Direi, quindi, che siamo in una situazione in cui le possibilità di uscita sono poche, e devo dire che a questo l’élite finanziaria americana va bene. Beh, immagino che una situazione di guerra perdurante vada bene. Secondo te, Roberto, si arriverà a una situazione in cui la guerra finirà con una sconfitta dell’Occidente? Fondamentalmente, non c’è alternativa: è l’unico scenario possibile. Come lo comunicheranno all’opinione pubblica occidentale? Niente, non diranno niente. Finiscono le operazioni e smettono di parlarne, si parlerà d’altro. L’unica cosa che faranno sarà dirottare l’attenzione dell’opinione pubblica su altro, anche perché, contando sul fatto che l’opinione pubblica occidentale ne avrà le scatole piene da chissà quanto tempo, saranno contentissimi di sentire parlare d’altro. Sì, ma già adesso le persone che ne parlano sono sempre meno. Esatto, a livello di popolazione reale, anche negli Stati Uniti, le persone che prestano attenzione alla guerra in Ucraina sono sempre meno, sono davvero poche.
E in Europa, secondo te? In Europa, perché qui è fuori dalla porta di casa, in pratica, no? Credo che in Europa avrete altri problemi più pressanti. Certo. Il punto è che la Germania sta collassando e non sarà un collasso divertente né breve, e trascinerà con sé una parte importante dell’economia europea. Quindi, il problema dell’Europa sarà come rimettere insieme i pezzi. Sì, certo. E, nel frattempo, BlackRock verrà a prendersi quello che c’è da prendersi. Certo, il ragionamento è chiaro. A cosa fai riferimento in particolare? Allora, l’ultimo passaggio di questo nostro appuntamento. Quando dici “verrà a prendere quello che c’è da prendere”, a cosa ti riferisci in particolare? Ma guarda, abbiamo parlato diverse volte della trasformazione del sistema finanziario dell’euro/dollaro. Sì. Ok. L’euro/dollaro non è più sotto il controllo di Londra. Facciamo una sintesi, perché siamo vicini all’ora e sono state fatte tantissime analisi e considerazioni. Quindi, in 3-4 minuti, riassumeremo i concetti fondamentali e avremo modo di riprenderli senza problemi. Perfetto. Le aziende e i governi europei sono oberati di debiti, espressi in dollari, che possono ottenere solo dalla Federal Reserve e dal Dipartimento del Tesoro americano. Non possono più prodursi da soli come facevano in precedenza. Di conseguenza, dovranno ipotecare beni materiali esistenti in Europa e l’ipotecante sarà BlackRock, che verrà a fare la cernita e a dire: “Ok, prendiamo questo e questo, e voi tenete quello”. Cosa potrebbe ipotecare? Facci qualche esempio pratico.
Beni reali. Per esempio, asset. Asset reali. Non avete materie prime, quindi possono essere poche. I norvegesi li hanno, ma si trovano in una posizione diversa. Quindi saranno beni immobili, risparmi, quello che c’è, attraverso il sistema della tokenizzazione. Con la tokenizzazione, certo. Sono temi che riprenderemo, perché la situazione è in costante e profondo movimento. Caro Roberto, siamo in chiusura perché la quantità di informazioni e analisi fornite oggi è stata, come sempre del resto, davvero tanta. Quindi credo che più di qualche nostro ascoltatore, forse anche qualcuno lo scriverà, dirà: “Riguarderò dopo gli spezzoni dell’intervista di questo appuntamento per metabolizzare meglio quello che è stato detto”. Ti ringrazio molto, ringrazio Roberto Mazzoni per il collegamento dalla Florida. Grazie, Roberto. Perfetto, arrivederci e statemi bene. Allora, ci diamo appuntamento al 19 novembre. Il prossimo appuntamento sarà sotto Natale, quindi ne approfitteremo anche per farci gli auguri. D’accordo, ottima idea. Grazie ancora a Roberto Mazzoni e a tutti voi, amici ascoltatori.
Roberto Mazzoni