In questo video parliamo del ciclo di liquidità, un altro ciclo che dobbiamo conoscere, oltre a quello dei quattro anni, perché a volte coincidono, ma a volte sono un po’ sfasati. Entrambi, però, contribuiscono a determinare il prezzo e la richiesta di bitcoin in generale. Abbiamo visto che il ciclo dei quattro anni è ripetitivo: si sviluppa ogni tre anni e undici mesi e, per certi versi, assomiglia al ciclo delle fasi lunari. È qualcosa di continuo che ha una cadenza regolare e che non cambia a seconda di ciò che accade sulla superficie terrestre.
Quindi, nel caso di Bitcoin, il ciclo dei quattro anni continua, indipendentemente dalle dinamiche di macroeconomia che lo circondano. Tuttavia, le dinamiche di macroeconomia o le dinamiche economiche del Paese in cui viene utilizzato bitcoin incidono in qualche modo sull’ampiezza delle oscillazioni del ciclo quadriennale. Per esempio, nel 2025, Bitcoin non ha raggiunto il livello che tutti si aspettavano. Ciò è in parte dovuto al fatto che molte balene hanno venduto i loro bitcoin, convertendoli in altri asset o in denaro contante da spendere altrove, oppure li hanno semplicemente trasferiti a BlackRock o a un altro degli ETF disponibili sul mercato. Ma, al di là delle azioni delle balene, che comunque sono state notevoli nel 2025, non si è trattato di un fattore unico nella storia di Bitcoin: lo abbiamo visto succedere anche in precedenza.
Ci sono state anche influenze in termini di liquidità complessiva che hanno impattato sull’andamento di Bitcoin. Queste dinamiche di liquidità si sono manifestate anche di recente nella crisi del Golfo Persico, dove il blocco del petrolio, il quasi totale blocco del flusso di petrolio e il rischio di attacco a diversi paesi arabi, in particolare agli Emirati Arabi Uniti, hanno spinto molte persone a vendere l’oro in loro possesso, anche a prezzi inferiori al suo valore, provocando un crollo del suo valore e un aumento di quello di bitcoin, perché naturalmente, dovendo spostarsi da un posto all’altro senza avere ancora una destinazione definitiva in mente, è più semplice portare con sé bitcoin piuttosto che l’oro, che oggettivamente è molto difficile da spostare. Inoltre, questo calo improvviso e significativo dell’oro ha anche evidenziato un problema di fondo nel modello finanziario e valutario cinese. I cinesi stanno costruendo una rete di pagamento in cui la valuta primaria è lo yuan e in cui l’oro funge da garanzia.
Come forse ricorderete, in risposta a uno dei vostri commenti, vi ho detto che i cinesi avevano un programma per creare delle casseforti con oro anche al di fuori della Cina, in particolare in alcuni paesi arabi. Oro che sarebbe comunque rimasto sotto il controllo dei cinesi, ma che sarebbe stato di comproprietà, quindi una parte dell’oro presente in queste cassette di sicurezza sarebbe appartenuta al paese arabo che ospitava la cassaforte, a garanzia dei pagamenti per il petrolio provenienti dalla Cina o da uno dei paesi che fanno o faranno parte del sistema economico cinese. Tuttavia, il problema è che, se già con un attacco su piccola scala, come quello organizzato dall’Iran, gran parte delle persone che possedevano oro ha deciso di venderlo a prezzi bassi, diventa secondo me poco proponibile avere questo tipo di depositi nel Medio Oriente. Non credo che i cinesi siano così entusiasti di farlo in futuro, perché evidentemente l’area è molto meno stabile di quanto immaginassero.
Quindi, chi farà parte di questo sistema di pagamento centralizzato su stablecoin, anzi, scusate, su CBDC, organizzato dai cinesi, dovrà accontentarsi del fatto che l’oro si trovi in Cina o, al massimo, a Hong Kong, e non nel proprio paese d’origine. È una situazione simile a quella verificatasi con il dollaro durante il periodo di Bretton Woods, quando l’oro, anche quello dei paesi europei, era depositato a New York e, se lo desideravano, i paesi potevano vederlo, salvo poi scoprire che non era tutto lì o che qualcosa non quadrava. In ogni caso, non era una situazione confortevole. Infatti, ha funzionato per un certo periodo, relativamente limitato, poi è stato abbandonato. Quindi, secondo me, questo evento, questa trasformazione dalla stabilità relativa di alcuni paesi arabi a un’instabilità che potrebbe anche essere permanente o comunque durare a lungo, non consentendo progetti a lungo termine, influenzerà il prezzo dell’oro. Infatti, quest’anno non credo che sarà un buon anno per l’oro, magari lo sarà l’anno prossimo, proprio perché è evidente che, in caso di criticità, l’oro è un problema: non si può portare in giro facilmente. Diversa invece la situazione per l’argento, per il quale c’è una forte richiesta industriale e che quindi è prevedibile riprenda in futuro.
Non sto dando consigli di investimento, ma da quanto sento in giro, tra i vari commentatori, quest’anno non è un anno particolarmente favorevole per l’oro, mentre è promettente per l’argento e, in futuro, anche per una ripresa del bitcoin, che ha comunque dimostrato, nelle vicende del Medio Oriente, di avere una sua utilità specifica: quando tutto fallisce, il bitcoin è la porta d’emergenza da cui uscire e fuggire dall’incendio. Senza questa porta, si resta intrappolati, perché non importa quanto oro si possiede: se non si può portare con sé, non serve praticamente a nulla. In situazioni in cui, dall’oggi al domani, i paesi che, in teoria, dovevano essere alleati o, quantomeno, avere rapporti diplomatici distesi, si attaccano e si bombardano improvvisamente e, tra l’altro, spinti dall’azione di qualche altro paese, come gli Stati Uniti o Israele, è chiaro che non è una situazione ottimale per possedere oro, e questo è ciò che abbiamo imparato in queste ultime settimane.
A questo punto, bitcoin ha confermato la sua utilità, che può essere quella originale, ovvero quella di essere una valvola di sicurezza. Il bitcoin non è l’oro digitale, ma ha alcune caratteristiche simili all’oro e si comporta a volte in modo simile, anche se non in modo sincronizzato. Quando l’oro crolla, il bitcoin può salire, come abbiamo visto succedere, e in ogni caso, quando tutto fallisce, il bitcoin è l’ultima via d’uscita. Questo fattore rimane unico nel suo genere finché il bitcoin riuscirà a rimanere abbastanza decentralizzato, distribuito e indipendente. Ora, passiamo al discorso di Bitcoin in particolare. Bitcoin si trova ancora naturalmente nel mercato ribassista e si trova nella sua seconda fase. Infatti, secondo gli esperti analisti tecnici che sto seguendo, le prime due settimane di aprile saranno il primo periodo di debolezza del mercato, ovvero il primo periodo in cui potremo effettivamente vedere un calo interessante nel prezzo. Bitcoin dovrebbe toccare un nuovo minimo, anche se non è garantito che lo faccia. Tuttavia, se segue le dinamiche dei quattro anni del ciclo quadriennale, dovrebbe succedere entro le prime due settimane di aprile, o anche prima. Il prezzo di riferimento segnalato come possibile obiettivo è di 54.000 dollari, corrispondente al prezzo di realizzo attuale.
Il prezzo di realizzo di Bitcoin è il costo medio di acquisto di tutte le monete in circolazione, ovvero quanto hanno pagato i vari proprietari di Bitcoin quando le hanno acquistate, sommato e poi diviso per il numero dei proprietari. Questo ci dà una media, che non è riferita al prezzo attuale né a quello pagato dai miner, quindi non è il costo di produzione, ma il prezzo di realizzo, vale a dire il prezzo al quale i proprietari iniziano a perdere soldi. È chiaro che ci sono persone che perderanno soldi prima, perché hanno pagato di più, e persone che invece hanno un margine maggiore, perché hanno acquistato a un prezzo molto inferiore. Qui, però, stiamo parlando di un valore medio che rappresenta una sorta di soglia psicologica al di sotto della quale Le persone iniziano a pensare che il mercato ribassista abbia raggiunto il suo punto più basso, quindi 54.000 è l’obiettivo da tenere a mente, perché è probabile che venga raggiunto.
Potrebbe essere raggiunto già in queste prime due settimane, oppure potrebbe esserci un lieve calo a 60.000 o a 58.000. Questa è una stima ipotetica basata sullo storico, e in ogni caso, 54.000 dovrebbe essere il punto di arrivo, con l’obiettivo di scendere sotto il prezzo di realizzo, quindi l’obiettivo finale è previsto almeno a 50.000, che potrebbe essere raggiunto già in queste prime due settimane, per poi risalire verso i 60.000 e avere magari una piccola ripresa a maggio, se arrivassimo a 50.000. Già adesso, potrebbe essere che a maggio il mercato ribassista si fermi, quindi abbiamo una serie di riferimenti: il primo è la media mobile a 200 settimane, che sono 58.000 dollari. Questo valore è stato sempre raggiunto durante i ribassi, anzi, si tende a scendere sotto, quindi 58.000 dollari è il valore minimo atteso. La destinazione più probabile è 50.000 dollari, ma abbiamo visto che il prezzo realizzato è stato di 54.000 dollari, dove di solito si scende sotto il prezzo realizzato.
Quindi, la fascia tra 58.000 e 50.000 dollari è molto credibile e può darsi che la discesa del mercato ribassista si fermi a quel valore. Se così non fosse e ci fosse un calo più importante, per esempio del 70%, allora potremmo arrivare a 38.000 dollari. Supponiamo invece che il calo sia più importante, come è successo in altri mercati ribassisti, e che sia del Il 75% potrebbe arrivare a 31.000, ma se dovessimo raggiungere questi livelli, non ci arriveremmo ad aprile o a maggio, bensì dopo. Perciò, aprile è il periodo in cui si apre la stagione della caccia e, quindi, potremmo già avere una discesa importante. Le cifre di riferimento sono 58.000, 54.000 e 50.000. Se dovessimo arrivare a 50.000 già adesso, ci sarà una ripresa. Dopo, potremmo anche finire. Se, invece, dovessimo arrivare solo a 58.000 o a 54.000, è possibile che ci sia una ripresa a maggio e che poi si ridiscenda in estate, arrivando più in basso, magari a 44.000 o a 30.000. Quale potrebbe essere la destinazione finale, a questo punto? Influenzati anche da quello che potrebbe essere il ciclo della liquidità, di cui ora vi presento un video proposto da Decoin Bureau, così da capire in cosa consiste. Eccolo.
[Nic Puckrin]
Liquidità. È una delle parole chiave più in voga nel mondo della finanza, e per un buon motivo. Tutti si stanno accorgendo che i prezzi degli asset, tra cui anche Bitcoin, dipendono meno dai parametri fondamentali che sono associati a tale asset e dipendono invece molto di più dai flussi di capitale che vi sono associati. Questo significa che prevedere l’andamento dei prezzi degli asset si riduce a capire in quale fase del ciclo di liquidità ci troviamo, quali asset beneficiano di ciascuna fase e quando la liquidità fluirà tra di essi. Ed è per questo che oggi vi spiegheremo tutto ciò che c’è da sapere sul ciclo di liquidità: cos’è la liquidità, da dove proviene e come si muove nei mercati e nell’economia. Mi chiamo Nic e state guardando Coin Bureau Finance. Inizio col dire che nulla in questo video costituisce una consulenza finanziaria o di investimento.
Si tratta semplicemente di contenuti educativi volti a illustrare il ciclo di liquidità in modo comprensibile a tutti. Ora, partiamo da cosa sia la liquidità. In breve, liquidità è un termine tecnico per indicare il denaro, ed è anche utile perché, quando si analizza l’economia e i mercati, è utile immaginarli come una serie di tubi in cui scorre denaro e liquidità. Questi tubi sono interconnessi in modi che nessuno comprende appieno e a volte possono verificarsi perdite, ostruzioni e rotture. Quando la liquidità aumenta, una maggiore quantità di denaro fluisce attraverso questi tubi, facendo salire i prezzi degli asset e stimolando l’economia. Quando la liquidità diminuisce, una minore quantità di denaro fluisce attraverso questi tubi, i prezzi degli asset calano e l’economia si indebolisce. Ora, ci vuole tempo perché questa liquidità raggiunga i tubi che si trovano più lontani dalla sua fonte. In termini pratici, questi tubi periferici alimentano gli asset rischiosi come le criptovalute e i settori di nicchia come il commercio delle scarpe usate. Ebbene sì, si tratta di un settore reale.
Questo solleva quindi la questione di quale sia la fonte di tutta questa liquidità. Che ci crediate o meno, la risposta è nei prestiti. In altre parole, quasi tutto il nuovo denaro creato nell’economia e nei mercati proviene da qualche forma di indebitamento. Viene letteralmente creato dal nulla. L’unico inconveniente è che dal 70 all’80% di tutti i prestiti sono garantiti, ovvero i mutuatari forniscono ai finanziatori beni a copertura del prestito. I mutui ipotecari ne sono un semplice esempio. Quando si accende un mutuo per acquistare, ad esempio, una casa, questo prestito è tecnicamente garantito dal valore della casa stessa. Questo perché, se non si riesce a pagare il mutuo, il creditore pignorerà la casa, la venderà e utilizzerà il ricavato per ripagare il prestito. E se questo accade su larga scala, i prezzi degli immobili crollano in generale. Un altro esempio più complesso è quello dei prestiti garantiti da azioni, una pratica abbastanza diffusa tra i ricchi. Questo perché, nella maggior parte delle giurisdizioni, i prestiti garantiti da beni sono esenti da imposte.
Il problema è che, quando il valore delle azioni utilizzate come garanzia diminuisce, il creditore le vende sul libero mercato per recuperare le perdite. A sua volta, questo crea una plusvalenza per il debitore, il quale potrebbe dover vendere ulteriori azioni per pagare le tasse. E se ciò accade su larga scala, si verifica un crollo massiccio dei mercati. Pertanto, si potrebbe affermare che la liquidità, ovvero il denaro, deriva da due tipi di prestito. Prestiti non finanziari, come ad esempio un ristorante che richiede un prestito a una banca per aprire una nuova sede. E il ricorso al prestito finanziario, come ad esempio un hedge fund che prende in prestito denaro per speculare sulle azioni, utilizzando come garanzia titoli del tesoro statunitensi. Il modo e le ragioni per cui questa liquidità fluisce attraverso i mercati e l’economia dipendono da molteplici fattori che costituiscono il ciclo di liquidità. Se avete già sentito parlare del ciclo di liquidità, probabilmente avrete visto grafici come questo, che vengono condivisi da esperti del settore come Michael Howell.
È innegabile che questi grafici siano utili per comprendere quanta liquidità fluisce attraverso i diversi canali dei mercati e dell’economia. Tuttavia, non ci dicono molto su dove questa liquidità stia andando e quando fluirà altrove. Certo, Michael propone anche altri grafici che cercano di fornire quel tipo di risposte, e li analizzeremo tra un attimo. Prima, però, dobbiamo capire perché la liquidità aumenta e diminuisce. Nel caso ve lo foste dimenticato, la liquidità, ovvero il denaro, deriva in ultima analisi dai prestiti. E questo solleva una questione ben più importante che spesso viene trascurata: cosa determina la quantità di denaro che viene presa in prestito e da chi? In breve, dipende dall’offerta e dalla domanda di prestiti, nonché dal costo necessario a ripagare i debiti già esistenti. Dal lato dell’offerta, troviamo la politica monetaria, ovvero le variazioni dei tassi di interesse e dei bilanci delle banche centrali, e la politica fiscale, vale a dire i programmi di spesa pubblica e gli incentivi proposti dai governi. Se la banca centrale abbassa i tassi di interesse o espande il proprio bilancio, aumenta l’offerta di prestiti e diminuisce il costo di ripagare i debiti esistenti.
Il risultato è che viene creata più moneta e ne rimane di più da spendere. Allo stesso modo, se il governo introduce sovvenzioni e incentivi per determinati settori, gli individui e le istituzioni che sono presenti in questi settori avranno più facilità ad ottenere prestiti e a rimborsare i debiti esistenti, indipendentemente da ciò che accade nella politica monetaria. Ed è importante tenerlo presente, poiché questo tipo di politica fiscale probabilmente giocherà un ruolo più importante nella trasmissione della liquidità nei prossimi anni. Alcuni sostengono che lo stiamo già vedendo ora con settori come l’intelligenza artificiale, ma non addentriamoci in questo argomento. Ora, questo si collega al lato della domanda, un aspetto di cui quasi nessuno parla quando si tratta di cicli di liquidità. Anche in questo caso, una politica monetaria più espansiva e una politica fiscale di sostegno aumentano fondamentalmente l’offerta di nuovi prestiti e rendono meno costoso ripagare i debiti esistenti nell’economia. Tuttavia, queste politiche presuppongono che ci sarà un aumento della domanda di prestiti e che qualsiasi denaro in eccesso verrà speso. Ed è qui che la suddivisione della liquidità in prestiti finanziari e non finanziari si rivela utile. Supponiamo che voi abbiate un’azienda che produce telefoni cellulari e che vogliate espandere la vostra attività.
Quando i tassi di interesse diminuiscono, significa che sarà più facile ottenere prestiti e onorare i debiti esistenti. Inoltre, il governo vi concede dei finanziamenti per espandere le vostre attività. In teoria, iniziereste subito ad espandervi. In pratica, però, supponiamo che ci siano altri fattori, come i dazi doganali, che rendono l’espansione delle vostre attività molto più rischiosa, soprattutto all’estero. Anche se disponete di tutta la liquidità di cui potreste aver bisogno, vi rifiutate comunque di utilizzarla e di investirla nell’economia, semplicemente perché non avete certezze sui dazi. Quando ciò si verifica su larga scala, la liquidità smette di affluire nell’economia e quest’ultima si indebolisce. Ma questa è solo metà della storia. Ora, immaginate di essere un gestore patrimoniale che investe in startup di intelligenza artificiale. I tassi di interesse aumentano, il che significa che sarà più difficile ottenere nuovi prestiti e che per tutti gli altri sarà più complicato onorare i propri debiti. Sarete inoltre sottoposti a un attento esame da parte delle autorità di regolamentazione per le vostre attività di investimento. Ma nonostante le enormi difficoltà di liquidità, l’entusiasmo per l’Intelligenza Artificiale fa sì che tutti siano disposti a prestarvi denaro. Il risultato è che i prezzi degli asset legati all’Intelligenza Artificiale continueranno a salire nonostante le politiche monetarie e fiscali restrittive.
E questo sarà solo l’effetto di primo ordine. Ricordate che le persone prendono in prestito denaro offrendo a garanzia i propri beni. E questo vale soprattutto per i ricchi. A mano a mano che il valore degli asset legati all’Intelligenza Artificiale aumenta, sempre più persone prenderanno in prestito denaro a fronte dei propri beni e spenderanno questi soldi per consumare di più, il che fa sì che alcuni settori dell’economia si rafforzino. Ed è proprio per questo, signore e signori, che sembra esistere una doppia realtà economica. Il settore non finanziario non prende in prestito denaro, mentre quello finanziario lo fa. E se l’economia di un Paese è focalizzata sui consumi, come nel caso degli Stati Uniti, ci ritroviamo in uno scenario in cui l’economia appare forte a prima vista, ma la maggior parte dei settori economici appare in difficoltà quando si conduce un’analisi più approfondita. In sintesi, quindi, ciò che guida il ciclo di liquidità è una combinazione non solo dell’offerta teorica di prestiti, ma anche della domanda reale di prestiti, con l’offerta di prestiti guidata dalle politiche fiscali e monetarie come i tassi di interesse e gli incentivi governativi, e la domanda guidata da fattori che hanno poco a che fare con la liquidità, come i dazi doganali o l’entusiasmo per l’Intelligenza Artificiale. E, se ci pensate bene, è il lato della domanda che conta di più. Tenendo presente questo, possiamo esaminare più da vicino le diverse fasi del ciclo di liquidità e gli asset che ne traggono maggior beneficio in ciascuna fase. Ancora una volta, se avete familiarità con il lavoro di Michael sulla liquidità globale, allora questo è probabilmente un grafico che avete già visto.
E sebbene questo grafico ci mostri in quali asset investire in quale fase del ciclo di liquidità, non ci mostra ancora esattamente quando questi diversi asset ne trarranno beneficio. E, a difesa di Michael, ciò è dovuto in gran parte al fatto che la liquidità è un elemento che deve essere costantemente rivalutato proprio per i fattori che ho menzionato poco fa. Detto questo, esiste un altro grafico che probabilmente non avete mai visto prima, che ci mostra esattamente quando questi diversi asset trarranno beneficio dal flusso di denaro. Questo grafico proviene da un economista monetario di nome John Greenwood. La cosa interessante è che tecnicamente non si tratta di un grafico del ciclo di liquidità, bensì del ciclo economico, eppure è quasi identico al grafico del ciclo di liquidità degli asset presentato da Michael.
La differenza è che il grafico di John ci mostra effettivamente quando investire in queste classi di attività. E se guardate attentamente la parte superiore del grafico, noterete che dipende dai tassi di interesse. E se guardate ancora più da vicino, vi renderete conto che la linea rossa al centro del grafico sta effettivamente seguendo i tassi di interesse, non il ciclo economico in sé. Prima, diamo una rapida occhiata a quando investire sui diversi asset secondo il grafico di John. I migliori asset da possedere quando i tassi di interesse sono in calo sono le obbligazioni. E questo ha senso perché i tassi di interesse tendono a scendere a causa di debolezze nell’economia e nei mercati, oppure, in altre parole, a causa di una carenza di liquidità. I migliori asset da possedere dopo che i tassi di interesse hanno toccato il fondo e hanno iniziato a risalire sono le azioni. E questo ha senso perché i tassi di interesse toccano il fondo e iniziano a risalire dopo che l’economia e i mercati hanno iniziato a riprendersi, oppure, perché la liquidità sta tornando a fluire. E i migliori asset da detenere dopo che i tassi di interesse hanno iniziato a salire e hanno raggiunto il picco sono ancora una volta le azioni e gli asset rischiosi.
Vale la pena notare, però, che Michael include le materie prime in questo mix. E questo ha senso perché i tassi di interesse salgono e raggiungono il picco quando l’economia e i mercati iniziano a crescere e a raggiungere il picco, oppure, in altre parole, perché c’è un eccesso di liquidità nell’economia e nei mercati e molta attività in entrambi. Infine, il miglior asset da possedere dopo che i tassi di interesse iniziano a scendere è proprio la liquidità. E questo ha senso perché quando i tassi di interesse iniziano a scendere significa che i mercati stanno iniziando a scendere e l’economia si sta indebolendo, o, in altre parole, perché la liquidità inizia a contrarsi. Il motivo per cui le obbligazioni non sono menzionate qui è che le obbligazioni sono utilizzate come garanzia; quindi, tendono a essere vendute dopo che i mercati scendono. E il motivo per cui la liquidità è fondamentale durante queste fasi del ciclo è semplicemente perché la liquidità è denaro e la maggior parte del denaro è debito.
Quando la liquidità si contrae, diventa più difficile prendere in prestito e i debiti esistenti diventano più costosi. Questo provoca una corsa al contante, con persone che vendono beni per ottenere liquidità e ripagare i prestiti. E, nel caso ve lo stiate chiedendo, le analisi di Michael e John suggeriscono che ci stiamo avvicinando al periodo di abbondanza di liquidità. Ciò è chiaramente visibile osservando la recente politica dei tassi d’interesse della Federal Reserve. Quando la Fed ha abbassato i tassi a zero nel 2020, il mercato azionario ha iniziato a salire in risposta all’ondata di liquidità. Questa liquidità ha stimolato l’economia e i mercati, al punto da causare inflazione. Quindi la Fed ha iniziato ad aumentare i tassi d’interesse nel 2022 per raffreddare i mercati e l’economia drenando la liquidità. E questo drenaggio ha iniziato a trascinare al ribasso i mercati e l’economia, con asset rischiosi come le criptovalute in calo, guadagni in borsa più contenuti e aziende che iniziano a ridurre il personale sostenendo che è a causa dell’intelligenza artificiale per evitare che le loro azioni crollino, mentre la fiducia dei consumatori scende in picchiata. Sebbene i mercati potrebbero ancora riprendersi, ci troviamo in una fase molto avanzata del ciclo.
E questo mi porta alla domanda più importante di tutte: quanto dura il ciclo di liquidità? Secondo esperti come Michael Howell, la risposta è circa cinque anni. Questo perché la durata media del debito nell’economia e nei mercati è di circa cinque anni. Quindi, ogni cinque anni, la liquidità si contrae quando questi debiti vengono rimborsati e, di conseguenza, diventa necessario creare nuova liquidità attraverso politiche monetarie e fiscali. Secondo gli economisti monetari come John Greenwood, tuttavia, ciò dipende dal ciclo dei tassi di interesse della Fed, che Michael probabilmente sosterrebbe essere guidato dal ciclo di rifinanziamento del debito. In ogni caso, se John ha ragione, ciò significa che il ciclo di liquidità globale dura più o meno quattro anni anziché cinque. E questo perché gli ultimi due cicli di rialzo dei tassi della Fed sono durati circa quattro anni ciascuno. Come si può vedere, la Fed ha iniziato ad aumentare i tassi di interesse nel 2004. E John probabilmente sosterrebbe che ciò è avvenuto perché l’economia e i mercati erano inondati di liquidità, da cui la nascita della bolla immobiliare. John probabilmente sosterrebbe che l’aumento dei tassi di interesse tra il 2004 e il 2007 è la ragione per cui la bolla immobiliare è scoppiata. E dopo lo scoppio della bolla nel 2008, la Fed ha iniziato a ridurre rapidamente i tassi di interesse.
La stessa storia si è ripetuta nel 2016, quando la Fed iniziò ad aumentare i tassi di interesse. I tassi raggiunsero il picco nel 2019 per poi scendere nel 2020 in risposta alla pandemia. E ora stiamo assistendo al ripetersi della storia. La Fed ha iniziato ad aumentare i tassi di interesse nel 2022 e i tassi hanno raggiunto il picco nel 2024. Dall’inizio di quest’anno, abbiamo visto la Fed abbassare i tassi, presumibilmente per cercare di compensare in parte il drenaggio di liquidità dovuto agli aumenti dei tassi, nel caso in cui fosse stato eccessivo. Ma ovviamente, non c’è bisogno di essere esperti di liquidità globale o macroeconomia per sapere che la Fed ha una storia di eccessivo drenaggio di liquidità dall’economia e dai mercati. Ogni singola volta, ciò ha portato a un crollo del mercato e a una recessione economica, qualcosa che la Fed ovviamente vuole evitare, ma che realisticamente non può, semplicemente perché il sistema di liquidità è ampio e complesso. è proprio per questo che sentite sempre gli analisti che dicono che la Fed sbaglia sempre.
Il fatto è che la Fed ha una storia di politiche monetarie troppo restrittive per troppo tempo, creando un deflusso di liquidità che fa crollare i mercati e implodere l’economia. Intervenire con liquidità d’emergenza, in seguito, è come un pompiere che arriva a una casa già bruciata. L’unica soluzione è ricostruire da zero. E questo lascia solo una domanda: i mercati anticipano l’economia, la seguono o si muovono di pari passo con essa? Dopotutto, gli investimenti sono solo una componente delle finanze di una persona media. La componente più importante è spesso il reddito, che dipende dall’economia reale. E se avete prestato attenzione, conoscerete già la risposta. Dipende dai settori di cui stiamo parlando. La maggior parte dei settori del mercato azionario e la maggior parte dei settori dell’economia sono in difficoltà dall’inizio dell’anno, come l’energia e la ristorazione, e alcuni lo sono da molto più tempo, come l’industria manifatturiera e il commercio al dettaglio. Nel frattempo, altri settori del mercato azionario e dell’economia hanno continuato a crescere, come l’Intelligenza Artificiale e la pubblicità, che stanno spingendo al rialzo i numeri complessivi. In particolare, questi settori e mercati economici sembrano crescere e diminuire in tandem, il che ha perfettamente senso se ci pensate bene.
Quando, ad esempio, l’energia e la manifattura sono in forte espansione, ciò significa che le persone che lavorano in questi settori spendono di più nei ristoranti e nei negozi. Logicamente, ci vuole qualche mese perché i ricavi delle aziende confluiscano negli stipendi dei dipendenti e nell’economia reale. Allo stesso modo, quando l’Intelligenza Artificiale e la pubblicità sono in forte espansione, si crea un circolo virtuoso in cui l’Intelligenza Artificiale attira attenzione, l’attenzione genera clic, i clic generano pubblicità e gli inserzionisti più attivi sono proprio le aziende di Intelligenza Artificiale. Allo stesso tempo, gli individui e le istituzioni che prendono in prestito denaro garantito da attività correlate, possono investire quel denaro nell’economia reale. E poiché in genere sono le persone ricche a farlo, settori come quello dei viaggi ne traggono il maggior beneficio. Fin qui tutto bene, vi ringrazio per aver guardato e ci rivedremo presto. Qui è Nick che vi saluta.
Questo video è una sorta di sintesi di una presentazione realizzata da Michael Howell, considerato il massimo esperto in materia di cicli di liquidità. Se ce la faremo, vorrei proporvi un video completo di Howell, in modo che ci faccia capire esattamente come lui vede il ciclo di liquidità, anche perché, come ci dicono anche in questo video, il ciclo di liquidità può durare dai 4 ai 5 anni, quindi non si sovrappone completamente al ciclo di 4 anni di Bitcoin, ma può essere più lungo e avere conseguenze che si trascinano anche dopo. Per questo motivo, se c’è un calo di liquidità importante verso la fine dell’anno, potremmo avere un calo più importante anche di Bitcoin, perché Bitcoin ha due funzioni primarie, accertate e consolidate.
La prima funzione classica è quella di uscita di sicurezza del denaro, che può essere trasportato da una nazione all’altra senza problemi, senza vincoli e in qualsiasi quantità, oppure può essere inviato da una persona all’altra senza dover dipendere dal sistema finanziario tradizionale o dalle banche di una determinata nazione.
La seconda funzione classica è quella di misuratore della liquidità globale: il Bitcoin sale o scende in funzione della quantità di denaro complessivamente disponibile nell’economia. Abbiamo visto, negli ultimi anni, che i cinesi hanno aperto il rubinetto e stanno iniettando nell’economia cinese una valanga di yuan, mentre sul fronte americano c’è una stretta che continua, con una conseguente riduzione della disponibilità di liquidità, vuoi perché si sta prosciugando il circuito dell’euro-dollaro, vuoi perché gli altri tassi di interesse negli Stati Uniti hanno ridotto la disponibilità di contante, vuoi perché la Federal Reserve sta diminuendo la quantità di beni presenti a bilancio, si elimina liquidità dal sistema.
Questo accade perché i soldi generati dal governo non finiscono nel sistema finanziario, ma vengono utilizzati per finanziare l’industria bellica. Con le guerre che gli americani stanno conducendo, iniziate prima di Trump con la fornitura di armi agli ucraini in grande quantità e poi proseguite da Trump con le varie operazioni condotte in giro per il mondo, in particolare in Iran, si crea la necessità di ricostruire le scorte di munizioni, l’arsenale e di modernizzare l’equipaggiamento militare. Tutto questo assorbe denaro che non finisce nell’economia generale, né a Wall Street, e quindi non contribuisce alla liquidità. Quei soldi vengono trasformati in oggetti fisici che poi vengono distrutti e devono quindi essere ricostruiti. Mi auguro che questo video possa essere utile. Avete colto la natura del ciclo di liquidità e avete anche compreso che stiamo entrando in un periodo di liquidità ridotta. In queste settimane si parla tanto, a sproposito, del fatto che l’aumento del prezzo del petrolio porterà all’inflazione.
Questo potrebbe essere un discorso ragionevole, perché il prezzo del petrolio aumenta, aumentano i prezzi di tutto: cibo, prodotti di plastica, benzina, gasolio, qualsiasi cosa, gli aerei, qualsiasi prodotto derivato dal petrolio, che è la quasi totalità dei prodotti che usiamo. Quindi è vero che i prezzi tenderanno ad aumentare, ma è anche vero che l’aumento dei prezzi diminuirà i consumi: la gente smetterà di comprare alcune cose, farà più attenzione a quello che compra e cercherà di acquistare oggetti che magari hanno risentito meno dell’aumento, come prodotti realizzati localmente con fertilizzanti di tipo diverso. In ogni caso, cercheranno di contenere le spese e, quindi, l’aumento del petrolio, che, benché produca uno shock iniziale sui prezzi, come abbiamo visto con la riapertura dopo il Covid, in generale, produce una riduzione del circolante, una riduzione del denaro in circolazione, perché la gente non spende più.
Le aziende, dovendo sostenere costi più importanti, riducono il personale o le ore di lavoro del personale, non assumono nuovo personale, cosa che vediamo, per esempio, negli Stati Uniti. Inoltre, abbiamo una forza deflazionaria enorme nell’intelligenza artificiale. Quindi, quello che stiamo guardando in questo momento è le varie banche centrali, in particolare la Banca Centrale Europea, che si stanno precipitando ad aumentare i tassi di interesse, perché hanno paura che lo shock di energia, petrolio e gas aumenti l’inflazione oltre un punto che sia controllabile, quando, in realtà, questi aumenti producono un effetto deflazionario. Quindi, aumentando i tassi di interesse, aumenteranno ancora. Inoltre, l’effetto deflattivo ridurrà in modo drastico la circolazione di euro, dollari e altre valute, ad eccezione dello yuan, che viene stampato in grandi quantità. Di conseguenza, invece di assistere a un’esportazione di deflazione, come in passato, vedremo un’esportazione di inflazione, poiché la stampa continua di yuan viene fatta circolare nel sistema asiatico e, in parte, in quello dei Brics.
Per quanto riguarda le nazioni occidentali, invece, avremo una deflazione capace di assorbire questa inflazione, creando un ciclo inverso rispetto al passato che produce economie sempre più deboli, in cui la gente non investe, non produce e non sviluppa. Negli Stati Uniti si sta cercando di cambiare questo tipo di impostazione e vedremo meglio come funzionerà il cambiamento. Le tariffe rappresentano naturalmente un elemento importante in questa strategia, in quanto creano una barriera che impedisce agli effetti esterni di entrare o ne riduce l’ingresso. In buona sostanza, stiamo assistendo a un cambiamento di ruoli tra Stati Uniti e Cina. La Cina sta avviando un percorso identico a quello che ha portato gli Stati Uniti al disastro in termini di debiti, mentre gli Stati Uniti stanno imboccando un percorso simile a quello della Cina all’inizio della sua crescita economica, che ha generato un enorme flusso deflattivo poi esportato all’esterno.
In questo contesto, quindi, Bitcoin fatica a muoversi, nonostante non ci sia dubbio che il governo americano dovrà stampare un sacco di denaro, che però non verrà immesso in gran parte nel circuito finanziario, come è avvenuto dal 2009 a oggi, ma nel circuito produttivo. A tutto questo si somma un altro ciclo che affronteremo in futuro: il ciclo economico, molto più lungo rispetto al ciclo di liquidità e al ciclo quadriennale, ma con un impatto maggiore, perché termina e inizia con una recessione importante. Quindi, quando si verifica una grave recessione, con un’importante battuta d’arresto dell’economia, si assiste alla fine del ciclo precedente e si inizia quello successivo. Durante questi periodi, quando si è alla fine del ciclo economico, le persone cercano di abbandonare gli asset ad alto rischio e di concentrarsi su quelli più sicuri, come l’oro, le materie prime o gli investimenti in aziende produttive di tipo industriale o tecnologico.
Ma magari lo vedremo in un altro video, altrimenti rischiamo di mettere troppa carne al fuoco. Questi tre cicli, quello dei quattro anni, quello della liquidità e quello economico, sono quelli che faranno funzionare Bitcoin in futuro e di cui naturalmente dovremo tenere conto. Ora conoscete il ciclo dei quattro anni e avete avuto un’idea del ciclo di liquidità, ma ci entreremo più nel dettaglio e in futuro affronteremo anche il ciclo economico.
Roberto Mazzoni