Lacrime amare per Google, Facebook e Twitter?

La Florida approva definitivamente la legge che impedisce il de-platforming di figure pubbliche e politiche. Nel caso in cui società come Facebook e Twitter blocchino  l’account di persone note per il proprio impegno politico, dovranno pagare una penale di $ 250,000 al giorno per politici a livello statale e $ 25,000 al giorno per politici a livello locale.

Questa nuova regola insieme alle altre contenute nella legge si applica a qualsiasi piattaforma social media che abbia più di $ 100 milioni di fatturato annuale e oltre 100 milioni di utenti mensili. La legge SB 7072, introdotta al senato della Florida dalla senatrice repubblicana Ana Maria Rodriguez, verrà firmata prossimamente dal governatore Ron DeSantis e resa immediatamente operativa.

La Camera dei Deputati della Florida ha approvato una legge che rende permanente l’ordine esecutivo di Ron DeSantis di vietare l’uso di qualsiasi passaporto vaccinale.

Sempre il senato della Florida ha approvato una legge che pone ulteriori restrizioni sui voti per corrispondenza e i voti depositati in caselle di raccolta.

Il governo dell’Uganda ha bandito le piattaforme Big Tech dal Paese, il che include Twitter, Facebook e WhatsApp, citando la grave interferenza del loro operato nei confronti del presidente Donald Trump. L’Ugand si prepara per le elezioni il prossimo gennaio e non vuole interferenze dalle piattaforme social media.

Donald Trump ha indicato che la possibile scelta di vicepresidente per la sua corsa presidenziale del 2024 è il governatore della Florida Ron DeSantis.

Si è dichiarato ottimista in prospettiva di una riconquista della Casa Bianca dichiarando: “Succederà. Ribalteremo la situazione. Sono andati troppo oltre. Non possono farla franca. Non glielo permetteremo. Abbiate coraggio. Succederà. Sono con voi”.

Continua la revisione delle schede in Arizona

Nel frattempo continua la revisione delle schede e dei sistemi elettorali in Arizona, nella contea di Maricopa nonostante un altro tentativo legale di bloccarla.

Trump ha pubblicato questa dichiarazione:

“Il partito radicale democratico è andato semplicemente fuori di testa nel combattere la revisione forense della frode elettorale nell’elezione presidenziale del 2020, revisione che si sta svolgendo in questo momento nel grande stato dell’Ariziona. Hanno mandato oltre 100 avvocati per cercare di fermarla perché conoscono i risultati che usciranno della revisione sponsorizzata dal senato dell’Ariziona e sanno che non saranno positivi per i Democratici. La revisione viene condotta in modo indipendente senza favoritismi per entrambi i fronti, ma i Democratici non vogliono assolutamente sentirne parlare perché sanno di aver perso ALLA GRANDE in Arizona e in altri Stati parte della frode elettorale. Inoltre sanno che la legislatura dell’Arizona non ha approvato virtualmente nessuna delle loro richieste che erano totalmente INCOSTITUZIONALI. La gente dell’Arizona è imbufalita, come lo è la gente della nostra nazione. Se non possiamo avere elezioni libere ed eque non abbiamo più una nazione. La revisione deve continuare. L’America merita la VERITA’”.

Nel frattempo Judicial Watch ha pubblicato 544 pagine di documenti che mostrano come Big Tech e lo Stato della California abbiano collaborato per alterare i risultati delle elezioni su scala nazionale.

L’Office of Election Cybersecurity che fa parte del Dipartimento di Stato della California ha mantenuto una banca dati di tutti i post che venivano pubblicati sui social media e decideva se si trattava di fake news e ne chiedeva la soppressione.

Guai per Byte Dance, finanziatrice primaria dei “fact checker”

Nel frattempo il governo di Pechino ha deciso di bloccare la quotazione in borsa di ByteDance la società che controlla TicTok e che finanzia gran parte dei fack checker attivi sulla rete. La società stava lavorando per soddisfare i requisiti di Wall Street e del governo cinese quando Xi Jinping ha deciso di bloccare l’operazione. Si tratta del secondo colpo del governo contro la società. Recentemente le autorità antitrust cinesi avevano comminato a ByteDance una multa di 18,2 miliardi di yuan ($2,8 miliardi), la più alta multa per attività anti-trust mai comminata dal governo cinese. E’ un duro colpo anche per l’economia cinese visto che ormai non ci sono più aziende che vogliono rischiare la quotazione in borsa. ByteDance, che viene considerata in questo momento come la start up di maggior valore al mondo, era l’ultima che ancora voleva provarci.

L’intervento di Xi Jinping può avere il risultato potenziale di spazzare via gran parte della rete dei fact checkers che abbiamo visto all’opera nell’ultimo anno.

Il giornale South China Morning Post ha scritto:

“Xi Jinping sta mostrando tutti i tratti di Mao, mentre cerca di diventare il comandante comunista autoritario della Cina del 21mo secolo. Dopo quello che ha fatto a Jack Ma e il suo Ant Group recentemente, i capitalisti e le aziende cinesi hanno il terrore di quotarsi in borsa e se ne tengono ben alla larga”.

La legge castiga matti per Big Tech

Tornando alla legge della Florida, la legge, di cui abbiamo il testo integrale, dichiara nelle sue premesse:

Le piattaforme di social media rappresentano un progresso straordinario nelle tecnologie di comunicazioni per i floridiani.

Agli utenti si deve garantire il diritto di controllare la propria informazione personale in relazione a tali piattaforme.

I floridiani dipendono sempre di più dai social media per esprimere le proprie opinioni.

I social media si sono trasformati nella nuova piazza in cui le persone si incontrano per discutere.

Sono importanti sia per convogliare l’opinione pubblica sia some strutture di servizio che sostengono la nostra società.

Svolgono un ruolo fondamentale nel proteggere il diritto alla libertà di parola per tutti i floridiani e dovrebbero essere trattati come le reti di comunicazione di tipo classico.

Le piattaforme social media che censurano, oscurano (shadow ban), eliminano (deplatform) oppure applicano algoritmi che prioritizzano la pubblicazione di messaggi e articoli a danno di qualsiasi candidato politico della Florida, qualsiasi utente oppure residente della Florida, non stanno agendo in buona fede.

Le piattafome social media non dovrebbero intraprendere nessuna azione in malafede per limitare l’accesso oppure la disponibilità del servizio ai floridiani.

Le piattaforme social media hanno agito ingiustamente nei confronti dei floridiani censurando, applicando lo shadow-ban e il deplatforming e gli algoritmi di prioritizzazione della pubblicazione dei messaggi. Lo stato ha un interesse sostanziale nella protezione dei propri residenti da azioni ingiuste e disomogenee da parte delle piattaforme social media.

Lo stato deve intervenire vigorosamente per far rispettare le proprie leggi e proteggere i floridiani”.

La legge quindi prosegue che lo status di protezione per un candidato politico comincia dalla data del suo annuncio fino alla data in cui la persona cessa di essere un candidato.

Le piattaforme social media devono fornire anche un sistema con cui il candidato possa segnalare se stesso e attivare la protezione.

Qualsiasi pubblicità gratuita fornita dalla piattaforma a qualsiasi candidato deve essere comunicata al candidato stesso così che possa essere conteggiata e riportata come donazione in natura.

La legge definisce anche il significato di termini che si usano abitualmente in ambito social media in modo che non vi siano equivoci dal punto di vista legale:

Algoritmo: Un insieme di regole matematiche che specifichi come si comporta un gruppo di dati e che assiste nel creare una graduatoria dei risultati di ricerca oppure nel mantenere ordine oppure che sia utilizzato per creare una graduatoria contenuto basandosi sulla rilevanza o altri fattori invece della data di pubblicazione oppure l’ordine cronologico di tale materiale.

Censura: Qualsiasi azione intrapresa da una piattaforma social media per cancellare, regolare, restringere, modificare, alterare, rimuovere inibire la pubblicazione o la ripubblicazione di un messaggio (post), sospendere il diritto di pubblicare, oppure aggiungere un commento o altro contenuto a qualsiasi contenuto o materiale pubblicato da un utente. Il termine include anche azioni mirate a inibire la visibilità di un utente o la sua capacità d’interagire con altri utenti sulla piattaforma social media.

Deplatform: L’azione o la prassi intrapresa da una piattaforma social media per cancellare o bandire un utente in modo permanente o temporaneo per più di 14 giorni.

Post-prioritization (prioritizzazione della pubblicazione): un’azione intrapresa da una piattaforma social media per collocare, mostrare o dar priorità ad alcuni contenuti rispetto ad altri collocandoli prima, sotto oppure in una posizione meno evidente nella visualizzazione di notizie o nei risultati di ricerca. Il termine non include la prioritizzazione di materiale fornito da terze parti oppure basata sul pagamento di tariffe pubblicitarie a favore della piattaforma.

Shadow-ban:  L’azione intrapresa da una piattaforma social media per limitare oppure eliminare la visibilità di un utente o del relativo contenuto sulla piattaforma social media, che sia dovuta all’intervento di una persona oppure di un algoritmo. Il che include anche attività di shadow banning che non siano immediatamente visibili da parte di un utente.

Piattaforma social media: Qualsiasi servizio informativo, sistema oppure motore di ricerca oppure servizio di fornitura di software centralizzato che:

  1. Fornisca o consenta l’accesso a un server tramite computer da parte di utenti multipli, il che include una piattaforma Internet oppure un sito di social media.
  2. Operi come società e conduca attività nello stato.
  3. Soddisfi almeno una delle soglie che seguono: fatturato lordo annuo superiore ai $ 100 milioni, almeno 100 milioni di utenti globali.


Utente
: Chiunque risieda o sia domiciliato in questo stato e che abbia un account su una piattaforma social media, indipendentemente dal fatto che la persona pubblichi o abbia pubblicato materiale sulla piattaforma.

La fine degli algoritmi segreti

Le piattaforme social media devono pubblicare i propri standard, inclusa una definizione dettagliata delle regole che usa oppure ha usato per censurare, eseguire il deplatform oppure lo shadow ban.

La piattaforma deve applicare gli standard di censura, deplatform e shadow banning senza variazioni tra i vari utenti della piattaforma.

Deve comunicare ciascun utente di qualsiasi cambiamento nelle proprie regole degli utenti, dei termini di servizio e degli accordi prima di porli in atto e non ouò fare cambiamenti con una frequenza superiore ai 30 giorni.

La piattaforma non può censurare o shadow ban il contenuto di un utente senza notificare l’utente che ha tentato di pubblicarlo.

Deve inoltre fornire, su richiesta, il numero di altri utenti della piattaforma a cui il contenuto pubblicato è stato mostrato.

Deve categorizzare gli algoritmi usati per la prioritizzazione dei contenuti per lo shadow banning e consentire all’utente di disattivarli richiedendo invece la seplice pubblicazione cronologica dei contenuti.

Ogni anno, la piattaforma deve notificare agli utenti quali algoritmi sono in uso e consentire all’utente di disattivarli in quel momento.

Gli algoritmi di shadow-banning e prioritizzazione devono essere disattivati in ogni caso per i contenuti di un personaggio politico o candidato.

In caso di azione di deplatform, la piattaforma deve consentire all’utente di accedere e recuperare le proprie informazioni, contenuti e materiali per almeno 60 giorni dopo l’espulsione.

Le piattaforme social media non possono in ogni caso deplatform, shadow ban, censurare qualsiasi piattaforma giornalistica che abbia un minimo di iscritti, come definito nella legge, si fa eccezione per i materiali osceni.

Qualsiasi notifica deve essere per iscritto, consegnata per posta elettronica oppure notifica elettronica diretta all’utente entro 7 giorni dall’azione di censura. Deve includere una spiegazione completa delle ragioni e dei modi in cui si è arrivati alla decisione di censurare, l che include una spiegazione completa degli algoritmi impiegati.

Nel caso in cui lo stato, in seguito a una propria indagine oppure su segnalazione, sospetti che una violazione di questa legge sia imminente, in corso oppure sia già successa, può avviare d’ufficio un’indagine che risulti in una causa penale o civile. Lo stato può richiedere la consegna degli specifiche degli algoritmi relativi alle violazioni.

Il singolo utente può fare causa privatamente per le parti che gli competono e gli verranno riconosciuti fino a $ 100,000 di danni per legge, più i danni riconosciuti dal giudice più danni punitivi nel caso siano presenti aggravanti. In caso di deplatforming può anche ricevere un rimborso delle spese legali.

Ogni singola violazione potrà essere oggetto di risarcimento.

Roberto Mazzoni

Altre fonti:

Legge anti-Big Tech della Florida

https://www.theepochtimes.com/florida-passes-bill-prohibiting-social-media-giants-deplatforming-politicians_3798308.html

Trump e DeSantis

Uganda dice no a Big Tech

https://tfiglobalnews.com/2021/04/26/after-hounding-jack-mas-ant-group-ccp-is-all-set-to-destroy-bytedance-as-it-cancels-its-ipo/

https://www.theepochtimes.com/facts-matter-april-30-arizona-audit-on-pace-to-finish-by-deadline-new-documents-reveal-big-tech-collusion_3798234.html

California: documenti rivelati da Judicial Watch

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