La dittatura ucraina – parte 2 – MN #178

Se conosci il tuo nemico e conosci te stesso, non devi temere per il risultato di cento battaglie. Se conosci te stesso ma non il tuo nemico, subirai una sconfitta per ciascuna vittoria che avrai conseguito. Se non conosci il nemico e nemmeno te stesso, soccomberai in ogni battaglia.

Sun Tzu

Nel famoso libro “La via della schavitù”, Friedrich von Hayek spiega che l’Inghilterra e gli Stati Uniti stavano già nel 1944 abbracciando le politiche collettiviste dei paesi contro cui stavano combattendo, in particolare il comunismo sovietico, il fascismo italiano e il nazismo tedesco.

Hayek, cittadino britannico di origini austriache, era un famoso economista ma decise di scrivere questo libro per mettere in guardia i suoi concittadini dalla trasformazione profonda della cultura inglese che mostrava gli stessi segni che avevano portato all’evoluzione del nazismo in Germania, sorto, alla pari del fascismo italiano, dal fallimento del socialismo.

Ecco i punti chiave che Hayek riporta ne “La via della schiavitù”:

  1. L’Inghilterra e gli Stati Uniti stanno abbracciando le politiche collettiviste dei paesi contro cui stanno combattendo.
  2. Il rifiuto della tradizione liberale ha portato alla nascita dei regimi totalitari.
  3. Il fascismo e il nazismo hanno la stessa natura antiliberale del socialismo.
  4. La pianificazione economica conduce alla tirannia e alla perdita delle libertà individuali.
  5. Chi controlla tutti i mezzi economici decide tutti i fini.
  6. Nei sistemi totalitari emergono sempre gli individui peggiori.
  7. Dopo la seconda guerra mondiale, l’Occidente avrebbe dovuto recuperare la tradizione liberale che ha incautamente rigettato.

In pratica gli Stati Uniti e la Gran Bretagna erano avviati lungo la medesima strada già imboccata che aveva portato alla Germania nelle mani di Hitler.

E dopo aver vinto la guerra, gli alleati dell’Occidente si preparavano a perdere la pace.

Le previsioni di Hayek si sono tutte puntualmente avverate e, come abbiamo detto nel video precedente di questa miniserie (il numero 177) la ricostituzione delle democrazie occidentali passa attraverso la riaffermazione dei principi su cui sono state fondate. Come scrive Jonah Goldberg nel suo libro “Suicide of the West” – Il suicidio dell’occidente, i valori sono i seguenti:

  1. I nostri diritti derivano da Dio, non dal governo.
  2. Il governo ci appartiene e noi non apparteniamo al governo.
  3. L’individuo è sovrano. Siamo tutti capitani della nostra anima, non vincolati dalle circostanze della nostra nascita.
  4. Il frutto del nostro lavoro ci appartiene.

Ma per riaffermarli bisogna conoscere i meccanismi di propaganda con cui sono stati cancellati.

Il libro “Propaganda” di Edward Bernays costituisce il manuale classico del propagandista. Pubblicato per la prima volta nel 1928 è il manuale classico della propaganda moderna che ha ispirato intere generazionidi propagandisti.

Bernays ci fornisce innanzitutto la definizione originale della parola propaganda che fu utilizzata per la prima volta nel 1622 da papa Gregorio XV per la costituzione della Congregatio de Propaganda Fide, la congregazione per la propaganda della fede che ora si chiama congregazione l’evangelizzazione dei popoli, nata per facilitare il lavoro missionario nel Nuovo Mondo come risposta alla diffusione della fede protestante.

In quel caso l’attività di propaganda consisteva nella seguente missione: “Si desidera in particolare che i popoli, ispirati dalla grazia divina, cessino di girovagare tra le diverse eresie attraverso i pascoli dell’infedeltà, abbeverandosi ad acque avvelenate, ma che siano invece accompagnati nel pascolo della vera fede, dove possano raccogliersi nella dottrina salvifica, e possano essere condotti verso le sorgenti della vita”.

In questo caso la parola, che viene dal latino propagare, ha una connotazione positiva e presuppone la diffusione della verità. Ma i nemici della fede cattolica cominciarono a modificarne il significato nell’Ottocento facendo contemporaneamente riferimento alla Chiesa di Roma. Il chimico britannico William Thomas Brande ce ne fa una sintesi in un suo scritto del 1842 che dice: “Derivato da questa celebrata società (la Congregatio de Propaganda Fide), il termine propaganda applicato al moderno linguaggio politico ha una connotazione sgradevole che richiama l’idea di associazioni segrete nate per diffondere opinioni e principi che sono visti con orrore ed avversione dalla maggior parte dei governi”. Ma nonostante questa colorazione negativa, il termine non ha assunto il valore attuale fino al 1915 quando i governi occidentali hanno cominciato ad utilizzare le tecniche propagandistiche in modo sistematico al fine di sollecitare un consenso fanatico nella popolazione, sfruttando i mezzi di comunicazione di massa che avevano iniziato a diffondersi su vasta scala.

Il primo impiego concreto di queste tecniche di manipolazione delle menti è stato naturalmente per sostenere lo sforzo bellico nel corso della Prima Guerra Mondiale. In questo caso la macchina propangadistica anglo-americana demonizzò i tedeschi e presero un conflitto che era motivato da squallidi interessi economici e politici, e lo trasformarono in uno scontro tra i paladini della civiltà atlantica e i barbari della Prussia.

Fin dal principio, quindi, la propaganda è stata abbinata intimamente con la guerra e con la menzogna, ancora prima di trovare applicazione in abito pubblicitario.

Da quel momento in poi la propaganda è diventata una tecnologia per la costruzione del consenso. L’attuale definizione, presa dal libro propaganda, è la seguente: “Il mondo, informato attraverso le tecniche di pubbliche relazioni, verrà trasformato integralmente in una società che funziona in modo scorrevole dove ciascuno di noi viene guidato nelle nostre vite in modo impercettibile da un èlite di manipolatori razionali”.

Nel dire questo si ispira a un altro grande classico della propaganda, “Public Opinion” (Opinione pubblica) scritto da Walter Lippmann nel 1922. Lippmann era stato un propagandista di guerra per gli Stati Uniti e nel suo libro era giunto alla seguente conclusione: “l’Eldorado democratico non può essere raggiunto nelle attuali società di massa, i cui membri – in gran parte incapaci di un pensiero lucido o di percezioni chiare, guidati dagli istinti del branco e dai meri pregiudizi, e frequentemente disorientati dagli stimoli esterni – non sono equipaggiati per prendere decisioni oppure per intavolare discorsi razionali. La “Democrazia” di conseguenza richiede un corpo al di sopra del governo composto da professionisti distaccati che filtrano i dati, ragionano sulle cose, e impediscono che la nazione esploda oppure si fermi con uno schianto. Benché sia possibile insegnare al genere umano come pensare, tale procedura è lunga e lenta. Nel frattempo, le questioni più importanti devono essere inquadrate e le scelte devono essere fatte da “amminustratori responsabili”.

Il punto di vista di Lippman, che era un socialista disilluso, ha modellato l’attività di propaganda da quel momento in poi, grazie anche all’intervento di Bernays che lo perfezionò nel modo che segue: “Siamo governati, le nostre menti vengono plasmate, i nostri gusti vengono formati, le nostre idee ci vengono suggerite in gran parte da uomini di cui non abbiamo mai sentito parlare. Questi “governatori invisibili” sono un’élite eroica, che con sangue freddo mantengono salda la struttura della società “organizzando il caos”, come Dio fece al principio. Sono loro che tirano le fila che controllano la mente del pubblico, che riuniscono le forze sociali e che inventano nuovi modi per unificare e guidare il mondo”.

La propaganda ha quindi mantenuto la sua connotazione religiosa, ma la nuova casta sacerdotale è composta dai propagandisti laici delle pubbliche relazioni.

E’ questa casta che decide per chi dobbiamo votare, che cosa dobbiamo comperare e che cosa va considerato buono oppure cattivo. Si tratta di una sorta di aristocrazia manageriale che ci governa grazie alle sue qualità innate di leadership, la loro capacità di fornire le idee di cui c’è bisogno e alla loro posizione chiave nella struttura sociale”.

La tecnologia propangandistica è notevole ed è stata affinata nel corso di un secolo intero, non solo dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna, ma anche dalla Germania nazista e dall’Unione Sovietica di cui ricordiamo la strategia:

“Chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato”.

 L’unico tallone d’Achille della tecnologia propagandistica è il fatto che il pubblico deve credere che sia vera, nel momento in cui si scopre che è falsa, la sua efficacia diminuisce fino a crollare.

Vediamo come sta succedendo nel caso dell’Ucraina e del regime dittatoriale dell’attuale presiente Vlodymyr Zelensky. Nel video che segue, la rete indiana WION, che finora ha sostenuto Zelensky quasi senza riserve, cambia improvviasamente registro constatando che Zelensky e la moglie Olena Zelenska sono in realtà solo uno strumento della propaganda occidentale.

Zelensky e Zelenska si mettono in posa mentre i loro concittadini muoiono

[Palki Sharma Upadhyay]

Riconoscete l’uomo in questa foto? Certo che lo riconoscete. Si tratta di Volodymyr Zelensky, il presidente dell’Ucraina. Dovrebbe combattere una guerra con la Russia, ma invece sta posando per una rivista di moda. Troviamo Zelensky davanti alle telecamere.

Dov’è sempre stato fin dall’inizio della guerra. Un giorno è in posa con le truppe, il giorno dopo posa con la gente per le strade. E ora sta posando per una rivista di moda. Il presidente occupa l’articolo di copertina della rivista. Cosa c’è di tanto elegante nella guerra? Dov’è la necessità di farsi inquadrare davanti ai sacchi di sabbia e alla devastazione?

Se questo è un tentativo di attirare l’attenzione sulla guerra, è inutile, perché il mondo sa già del conflitto che oggi coinvolge tutti e costringe ogni nazione a pagarne le conseguenze. Magari il mondo non deve subire una pioggia di missili, ma sicuramente deve affrontare l’aumento dei prezzi per mettere un pasto in tavola. Inoltre, se l’idea è quella di diffondere consapevolezza, perché non catturare i volti che raffigurano davvero il conflitto? Come questo bambino che è nato in una metropolitana o questo ragazzo che è stato lasciato senza madre. E non sto cercando di fare una graduatoria del dolore. Non sto soppesando l’afflizione.

Sto solo dicendo che queste foto raccontano la vera storia dell’Ucraina. Che non è quella della first lady in abiti firmati. Quindi come spiegare questo servizio su Vogue? Lasciate che vi legga una parte della storia di copertina. Ecco che cosa dice: Nelle nostre due conversazioni a Kiev, Zelenska aveva una presenza schietta, dignitosa, elegante, che promuoveva sottilmente il gusto dei designer ucraini. Un giorno, indossava una camicetta di seta color écru con un fiocco di velluto nero legato intorno al collo e una gonna nera che arrivava al polpaccio, con i ribelli capelli biondi raccolti in un morbido chignon. Il giorno dopo indossava jeans a gamba larga, scarpe sportive bianche con dettagli gialli e blu, un richiamo alla bandiera ucraina e al progetto di raccolta fondi condotta dal produttore delle calzature.

Non ho potuto fare a meno di pensare che la maglietta avesse la stessa tonalità ruggine dei carri armati russi bruciati che ho visto fiancheggiare le strade nella città e nei sobborghi di Kiev, dove l’Ucraina ha respinto i russi. Lo trovate assurdo? Dovreste, perché lo è. È assurdo che la First Lady dell’Ucraina si metta in posa con lo sfondo di scenari di guerra fasulli, con un’acconciatura e trucco perfetti. È anche assurdo che il presidente, che dovrebbe guidare il paese fuori da questa guerra, sia impegnato anch’egli a posare. E tra l’altro hanno anche pubblicato video ripresi dietro le quinte. Date un’occhiata a tutti i preparativi che sono stati necessari per realizzare questo servizio fotografico.

Ricordate, tutto questo sta accadendo in un paese che è stato in guerra negli ultimi cinque mesi. La storia di copertina riporta il titolo: Ritratto del coraggio. Non è né satira e non è nemmeno sorprendente. Ponetevi questa domanda: Che cosa ha fatto davvero Zelensky, dall’inizio di questa guerra, se non posare davanti alle telecamere?

È il volto di una campagna di pubbliche relazioni globale sostenuta dall’Occidente. Indossa magliette verde oliva ogni giorno per atteggiarsi a eroe di guerra. Appare in televisione quotidianamente con interviste alle reti dei media di tutto il mondo, che concede a chiunque ne faccia richiesta. Ha parlato davanti a tutti i possibili consessi: dal Congresso degli Stati Uniti, al Parlamento europeo, alle Nazioni Unite, al World Economic Forum. Non si è nemmeno risparmiato la cerimonia di apertura del festival cinematografico di Cannes.

E a un certo punto sembrava che Zelensky stesse usando la sua presenza per sostenere l’Ucraina. Sapete che è un ex comico e che ha anche fatto un po’ di recitazione. Sa bene come porsi davanti alla telecamera. Così sembrava che Zelensky stesse usando la sua abilità a vantaggio dell’Ucraina, aiutando l’Ucraina a vincere la guerra di pubbliche relazioni contro la Russia. Ma a che scopo? I video non vincono le guerre. E di certo l’Ucraina non sta vincendo questa guerra. Quindi che cosa ha davvero ottenuto Zelensky come risultato di tutte le sue apparizioni televisive, e di tutte le interviste che ha fatto? L’adesione alla NATO è fuori discussione. L’Ucraina non è nemmeno entrata nell’Unione europea.

Più di 14000 ucraini sono stati uccisi. La guerra è arrivata al suo centocinquantacinquesimo giorno. La Russia ha conseguito enormi conquiste militari. L’Ucraina ha perso città e paesi. E il presidente, tra i suoi molteplici servizi fotografici, sta incolpando delle sconfitte i suoi più alti funzionari. Li sta licenziando. Li accusa di tradimento, di non fare abbastanza. Ma cosa sta facendo Zelensky in quanto presidente dell’Ucraina? Zelensky e Zelenska posano per Vogue. Condividono la loro storia d’amore, sviluppano il loro marchio personale. Questo non è il volto del coraggio e non va nemmeno a beneficio dell’Ucraina. Questo è un insulto a chi si trova in prima linea, a chi sta combattendo la guerra sfidando i proiettili russi. Questo è un deplorevole tentativo di romanticizzare la guerra.

Avete tutti sentito parlare di Nerone che suonava la lira mentre Roma bruciava. Il presidente ucraino sta diventando il moderno Nerone, che si mette in posa davanti alle telecamere mentre il suo paese soffre.

Nel viedeo la giornalista riporta che oltre 14.000 ucraini sono stati uccisi, questa è una delle cifre cosiddette ufficiali che circolano, ma alcune fonti parlano di un rapporto del servizio segreto polacco dove si parla di 300 soldati ucraini morti al giorno, come media nella fase recente del conflitto. Cifre più attentidibili parlano di un minimo di 10.000 a un massimo di 25.000 morti ucraini al mese, il che porterebbe la cifra dei soldati morti in Ucraina ben oltre i 50.000 nei primi cinque mesi del conflitto.

Zelensy continua a mandare i propri connazionali a morire per mantenere viva l’illusione di una possibile controffensiva e in ossequio alle richieste che riceve da Washington e Londra, anche se spesso non sono propriamente addestrati, non hanno copertura adeguata di carri armati e sono carenti in termini di equipaggiamento e munizioni.

La guerra è iniziata con un netto vantaggio numerico da parte degli ucraini, diverse fonti americane davano un rapporto 3 a 1 tra l’esercito ucraino e la forza d’invasione russa.

Ma i russi hanno metodicamente distrutto un battaglione ucraino dopo l’altro e ora gli ucraini sono in svantaggio e dispersi su una linea del fronte troppo vasta da poter essere tenuta senza subire gravi perdite ogni singolo giorno.

E’ quindi doppiamente sorprendente che, mentre i suo concittadini vanno al macello, Zelensky e la moglie trovino il tempo per fare un servizio di moda. Ma ormai la maschera sta calando e Zelensly sta rivelando il suo vero volto come vediamo nel breve video che segue, preparato a Tucker Carlson.

Il disprezzo di Zelensky per gli occidentali

[Tucker Carlson]

C’è davvero solo una cosa su cui praticamente tutti a Washington sono d’accordo, ed è che i nostri confini non contano affatto. Ma i confini dell’Ucraina sono sacri, e quindi il governo dell’Ucraina, il governo autoritario di Kiev, ha bisogno di decine di miliardi di dollari a tempo indefinito dagli Stati Uniti e i contribuenti americani devono subito smettere di lamentarsi.

A Washington, entrambi i partiti sono d’accordo su questo. È la priorità più importante per il paese. Ma ogni sondaggio mostra che in realtà l’Ucraina non rappresenta il problema numero uno per gli americani. Il loro problema primario è l’inflazione. Così ieri, al presidente dell’Ucraina, Zelensky, è stato chiesto cosa ne pensa dell’inflazione che il finanziamento del suo paese sta causando negli Stati Uniti. E la sua risposta è stata questa, e vi riporto le esatte parole: L’inflazione non è nulla. Chi pensa all’inflazione? Queste cose sono secondarie. Ma davvero? Forse sono secondarie per te, Signor Zelensky, ma per gli americani, in realtà, sono importanti. I nostri paesi sono diversi. Che ne dici di gestire il tuo paese, mentre noi gestiamo il nostro. Quindi i leader ucraini non lo nascondono più. Nutrono un totale disprezzo per noi. Vogliono solo i nostri soldi. Non gli importa nulla degli Stati Uniti. Non si tratta di democrazie che si uniscono nella solidarietà. Questa è solo una truffa. Ogni due settimane, Zelensky è apparso in pubblico. Potreste averlo notato in compagnia dei politici statunitensi. Qui, ad esempio, fraternizza ancora una volta con Lindsey Graham. È un po’ strano che non sembri mai preoccupato per la propria sicurezza, dal momento che questa è una zona di guerra. Ha incontrato un sacco di celebrità di Hollywood. Qui lo vediamo con Ben Stiller.

[Ben Stiller]

Salve, piacere di incontrarti

Grazie per aver trovato il tempo.

[Volodymyr Zelensky]

Ti conosciamo molto bene.

[Ben Stiller]

È un grande onore per me.

È davvero meraviglioso. Sei il mio eroe.

Hai lasciato una grande carriera di attore per questo.

[Volodymyr Zelensky]

Non sono eccezionale come te.

[Ben Stiller]

Ma quello che hai fatto nel modo in cui hai raccolto il paese attorno a te e quello che hai fatto per il mondo è davvero di ispirazione.

[Tucker Carlson]

Sì, davvero. Sei un eroe. Questa settimana, Zelensky ha ricevuto un trattamento di riguardo dalla rivista Vogue. È davvero il Beto O’Rourke dell’Ucraina. Questo è un vero video caricato da Vogue su Instagram, guardate.

È tutto piuttosto offensivo per le migliaia di ucraini che sono morti, e per i contribuenti americani che stanno finanziando tutto questo. Ma l’Ucraina l’ha fatta franca perché, con la complicità dei media americani, fin dal primo giorno, hanno condotto una feroce guerra d’informazione. Hanno mentito sul fantasma di Kiev. Hanno mentito sull’isola dove le truppe ucraine avrebbero mandato al diavolo la corazzata russa. Continuano a mentire.

Possono mentire finché vogliono, ma perché stiamo ancora finanziando tutto questo.

Beto O’Rourke, di cui si parla nel video, è un politico del Partito Democratico noto per la sua posa e la sua finzione, al punto di farsi chiamare Beto, un nome di origine ispaniche per cercare di accattivarsi l’elettorato ispanico del Texas, quando il suo vero nome è Robert Francis O’Rourke.

La pubblicazione dei video di Zelensky su Vogue ha inflastidito molti politici nell’area conservativa negli Stati Uniti che cominciano a dubitare dell’opportunità di continuare a sostenere il presidente ucraino.

Ma Zelensky non si ferma alla sola propaganda e ora pretende anche di applicare la censura sui media occidentali così come l’ha applicata in Ucraina, inimicandosi anche la sinistra americana. Vediamo un secondo video di Tucker Carlson che ce lo spiega.

Zelensky esporta la sua censura negli USA

[Tucker Carlson]

Dunque noi abbiamo mandato, e per noi intendo l’amministrazione Biden, abbiamo inviato miliardi in Ucraina per proteggere i loro confini, mentre abbiamo spalancato i nostri al mondo. Potreste dirmi esattamente perché lo facciamo? Come Joe Biden ci ha detto ripetutamente, imitando Winston Churchill, lo facciamo per proteggere la democrazia. Ma, naturalmente, qui l’ironia è che l’Ucraina non è una democrazia in alcun senso riconoscibile. Il governo ucraino ha bandito i media che gli sono ostili. Hanno anche sciolto i partiti dell’opposizione arrestandone gli esponenti principali. Questa non è una democrazia.

Quindi, poiché abbiamo permesso che accadesse e, di fatto, abbiamo finanziato il tutto, ora il governo ucraino ha deciso che può imporre la censura nel nostro paese. Ha pubblicato una lista nera dei cosiddetti propagandisti russi in America. Questa lista include, tra i tanti, il senatore Rand Paul del Kentucky, Tulsi Gabbard, che sta servendo nelle forze armate degli Stati Uniti, e Glenn Greenwald. Quindi abbiamo pensato d’intervistare due di queste persone, stasera. Glenn Greenwald è un giornalista indipendente che, tra gli altri posti, lavora sul sito Substack. Glenn, grazie mille per essere con noi. Quindi sei nella lista nera del governo ucraino, che è un faro di democrazia. Dicci come funziona.

[Glenn Greewald]

Credevo che il presidente Zelensky fosse impegnato a gestire una guerra, ma, a quanto pare, ha un sacco di tempo per guardare la trasmissione Morning Joe su MSNBC, dove passano le ore ad accusare di essere un agente del Cremlino tutti quelli che vogliono screditare, e nell’insegnare ai liberali americani come fare altrettanto. La situazione si presta alla battuta facile, ma in realtà è piuttosto oltraggiosa. Gli ucraini hanno un conflitto con i loro vicini di casa. Sono totalmente liberi di perseguire qualsiasi politica militare vogliano. Se lo desiderano, possono combattere la Russia per i prossimi dieci anni, ma non è quello che stanno facendo. Stanno implorando, anzi, in un certo senso pretendendo, che altri paesi, tra cui gli Stati Uniti, forniscano loro una scorta apparentemente infinita di armi e denaro, il che significa che, in quanto americani, non solo abbiamo il diritto, bensì il dovere di chiederci se questo è veramente nell’interesse del popolo americano. Di conseguenza, il fatto che Zelensky cerchi essenzialmente di esportare qui negli Stati Uniti la repressione che ha imposto nel suo stesso paese, impedendo il dibattito e accusando quelli di noi che fanno domande, di essere agenti del Cremlino oppure propagandisti russi, richiede un’incredibile faccia tosta. Considerando che allo stesso tempo pretende che gli consegniamo tutti i nostri soldi e tutte le nostre armi.

[Tucker Carlson]

Questo è il tizio che George Bush junior ha descritto come il George Washington della nostra epoca. Non ho sentito davvero nessuno a Washington dire una sola parola sull’argomento.

[Glenn Greenwald]

Certo, fin dall’inizio, come sai bene alla pari di chiunque altro, c’è stato uno sforzo molto concertato per eliminare ogni spazio disponibile per qualsiasi tipo di domanda. Chiunque abbia posto la domanda se avessimo dovuto fare più sforzi per prevenire la guerra diplomaticamente, come Tulsi Gabbard, o se sia il caso di mettere a rischio i nostri soldi in un potenziale scambio nucleare con la Russia per una disputa sul confine ucraino, è stato definito come una risorsa del Cremlino oppure un agente russo. è la strategia che stanno usando negli Stati Uniti per cercare di impedirci di esercitare la nostra libertà di discutere quale ruolo dovrebbe davvero svolgere il nostro governo in tale guerra.

[Tucker Carlson]

Esattamente. In nome della democrazia, sopprimono la democrazia. Glenn Greenwald, grazie mille.

[Glenn Greenwald]

Grazie Tucker.

[Tucker Carlson]

Anche Tulsi Gabbard è in questa lista nera. È una delle persone che il governo ucraino dice che dovrebbe essere censurata. Serve nelle forze armate statunitensi, è stata parlamentare nel Congresso degli Stati Uniti, e si è candidata alla presidenza. Onorevole, grazie di essere qui. Qual è la tua reazione al fatto di essere in questa lista nera?

[Tulsi Gabbard]

Vedo l’ipocrisia, l’ipocrisia di questa lista nera E francamente, il motivo perché il popolo americano dovrebbe preoccuparsene è che l’amministrazione Biden – Harris, assieme all’élite di Washington di entrambi i partiti, continuano ad essere disposti a impoverire il popolo americano e le persone in tutto il mondo al solo scopo di spingerci sempre più vicino alla guerra nucleare e all’olocausto, il tutto per proteggere la democrazia e sconfiggere l’autocrazia in Ucraina.

E tutto questo sta accadendo mentre il presidente ucraino sta francamente dimostrando a tutti che non c’è nessuna democrazia in Ucraina. Tu hai citato alcuni esempi di alcune delle cose che sta facendo per mettere a tacere qualsiasi voce dissenziente, imprigionare gli oppositori politici, vietare ogni attività politica degli undici partiti di opposizione, di fatto prendendo il controllo di tutti i media nazionali che ora devono sottostare alla sua politica informativa unificata. E ora sta prendendo di mira gli americani, e non solo me e altri che hai menzionato, ma amche un senatore americano in carica. Il pericolo di questo consiste nel prezzo che i nostri leader sono disposti a far pagare alla popolazione mentre continuano questa spinta di facciata per una cosiddetta democrazia e per sconfiggere l’autocrazia. L’intera faccenda è talmente ipocrita che dobbiamo necessariamente chiedere ai nostri leader di rendere conto.

[Tucker Carlson]

Non potrei essere più d’accordo. Devo chiederti, dato che hai servito a Washington per anni, so che non sei generalmente allineata con Steve Bannon, o per lo meno non lo sei dal punto di vista dell’opinione pubblica, ma lo hai visto condannare la scorsa settimana per oltraggio al Congresso perché non ha collaborato con la commissione del 6 gennaio, mentre molti altri, Eric Holder, Lois Lerner, in passato, non sono stati processati per aver ignorato le citazioni a comparire davanti al Congresso. Qual è la tua reazione?

[Tulsi Gabbard]

Mostra i due pesi e le due misure che vengono utilizzate a Washington, ma mostra, più pericolosamente, come questa amministrazione stia volentieri trasformando il nostro Dipartimento di Giustizia in un arma da usare come polizia politica personale, al fine di perseguitare gli oppositori politici, mentre chiude un occhio sulle persone della propria squadra. Questo è incredibilmente pericoloso perché, quando guardiamo con attenzione, vediamo che al centro della nostra democrazia c’è lo stato di diritto.

E la nostra democrazia consiste nella nostra capacità, come americani, di poterci fidare del fatto che queste istituzioni pubbliche stiano servendo l’interesse pubblico e non stiano favorendo chi è al potere a scapito di chi non lo è. I principi della nostra democrazia dicono che non importa quale sia la nostra affiliazione politica, o come usiamo la nostra libertà di parola, oppure il colore della nostra pelle, oppure ancora il nostro credo religioso. Nessuna di queste cose dovrebbe avere importanza perché dovremmo essere fiduciosi del fatto che il nostro sistema giudiziario ci tratterà in modo equo in qualsiasi caso. Questa militarizzazione del Dipartimento di Giustizia è incredibilmente pericolosa e costituisce un pericoloso precedente che mina proprio le fondamenta della nostra democrazia.

[Tucker Carson]

Hai servito al Congresso come democratica e ho cominciato a prestare attenzione alle tue parole dopo che il Washington Post ha iniziato ad attaccarti. Mi chiedevo perché ce l’avessero con te, e la risposta è: perché sei una persona di solidi principi, e loro lo odiano. Grazie per essere qui.

Glenn Greenwald è un giornalista americano molto conosciuto dalla sinistra e il fatto che sia stato elencato tra le persone da censurare mostra ai democratici americani che Zelensky, in realtà, non è un liberale come loro, bensì un fascista. Tulsi Gabbard, oltre a essere una militare di carriera statunitense, è anche stata una parlaamentare del partito democratico e ha partecipato alle selezioni preliminari per il candidato democratico alle elezioni presidenziali del 2020, in concorrenza con Joe Biden.

E’ quindi un personaggio che potrebbe avere posizioni di rilievo nel Partito Democratico statunitense dopo il tracollo della presidenza di Joe Biden e che comunque ha ancora un forte ascendente sull’elettorato democratico statunitense. Il fatto di averla aggiunta nella lista nera è stato un’errore grossolano da parte del governo di Zelensky che dimostra un’arroganza senza limiti.

Forse hanno ragione i russi: è tempo che Zelensky se ne vada, soprattutto per il bene degli ucraini.

Tulsi Gabbard ha dimostrato una posizione razionale sulla gran parte delle situazioni che gli Stati Uniti hanno attraversato negli ultimi due anni, compresa la farsa della commissione d’indagine sull’invasione del Campidoglio il 6 di gennaio 2020.

Sta crescendo di popolarità sia tra i democratici sia tra i repubblicani perché, come dice Tucker Carlson, si è dimostrata una persona di principi e coerente con i propri principi nonostante venga attaccata in continuazione dalla macchina propagandistica del suo stesso partito.

Si comincia a dire che potrebbe essere la candidata alla vicepresidenta in una futura possibile presidenza di Ron DeSantis. Sono entrambi giovani e potrebbe essere un’abbinata capace di riunificare l’elettorato diviso tra repubblicani e democratici come fece Abramo Lincoln che fu eletto, dopo la guerra di seccessione, con un vicepresidente del partito democratico di allora.

Ron DeSantis ha grande seguito nel partito repubblicano e potrebbe essere un futur degno sostituito per Trump e Tulsi Gabbard potrebbe attrarre i voti di molti democratici che sono stanchi del filone Clinton, Obama, Biden e vogliono un governo che faccia gli interessi degli americani.

Da notare anche che Tulsi Gabbard si posiziona molto spesso in contrapposizione alle politiche del World Economic Forum pur essendo, alla pari di Justin Trudeau, una delle giovani leader selezionate a suo tempo dal WEF.

Roberto Mazzoni

La via della schiavitù. Link per scaricare la versione gratuita

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