Il suicidio di Israele? – MN #242

Lo scopo di questo video, su un tema che sicuramente è estremamente controverso in questo tempo, non è stabilire chi abbia ragione e chi abbia torto, chi debba essere condannato, chi debba essere assolto, perché non sono un giudice e tra l’altro c’è pure un processo in corso in questo momento, quindi lasciamo ai giudici fare il loro lavoro e lasciamo che gli eventi ci informino su quello che sta succedendo. Quello che è importante e che voglio fare invece è darvi una visione da un punto di vista americano di quella che è la situazione militare e di quelle che sono le possibili conseguenze, determinate scelte che sono state prese dal governo israeliano e che coinvolgeranno sicuramente il futuro di Israele e oltre che il futuro dell’Occidente.

Quindi la questione che affrontiamo è una questione molto vasta, che non può essere naturalmente esaurita in un solo video, ce ne vorranno parecchi e ho deciso di affrontarla perché avrà conseguenze importantissime sul futuro economico e sociale tanto degli Stati Uniti quanto dell’Europa, dell’Occidente in generale, oltre che naturalmente del popolo israeliano.

Il messaggio fondamentale che voglio trasmettere in ogni caso è che le forze in gioco sono forze che sono al di sopra dei governi in realtà, che sono spesso trasversali rispetto ai governi e che non operano mai a favore dei rispettivi popoli, quindi non operano né a favore del popolo palestinese né a favore del popolo israeliano né a favore di tutti gli altri che sono coinvolti, ma hanno delle mire di conquista, di controllo proprie che spesso coinvolgono e richiedono l’eliminazione di quante più persone possibili, quindi vediamo che poi questi eventi si traducono in realtà senza una apparente logica, perché poi spesso non c’è una logica apparente visto che abbiamo a che fare in alcune situazioni con veri e propri psicopatici, ma il concetto chiaro è che quello che vogliono è che noi ci dividiamo in fazioni e che una fazione combatta l’altra perché io ho tolto la tua ragione, le tue ragioni io ho tolto, qualsiasi cosa sia, quando invece quello che dobbiamo fare è il contrario, cercare di capire quali siano le fonti reali e cercare di disinnescarle e soprattutto porre fine al dramma, dramma che è comunque un dramma umano.

Quindi di nuovo non aspettatevi che in questo video copriremo ogni tema perché non possiamo farlo e ci saranno altri video, ne serviranno parecchi e il focus di questo particolare contributo, di questo primo particolare contributo è sull’aspetto militare e sulle conseguenze che questo sta avendo in termini di economia e di commercio mondiale. Noi sappiamo che il flusso di porta container e petroliere è ormai sostanzialmente interrotto, non completamente interrotto, ma fortemente ridotto nel Mar Rosso e nel Canale Suez perché gli Huti che sono una forza militare oltre che di fatto al governo dello Yemen hanno, si sono schierati a favore dei palestinesi che vengono attaccati da Israele a Gaza e stanno bombardando sistematicamente tutte le navi che passano.

Non tutte, ma tutte le navi che loro considerano ostili o collegate a paesi ostili e abbiamo la marina americana britannica che sono presenti nell’area con delle navi da guerra piuttosto imponenti che stanno abbattendo missili in continuazione inviati dagli Huti diretti verso navi mercantili e dai feedback che abbiamo da alcuni marinai a bordo di queste navi mercantili la situazione è veramente drammatica perché è evidente che basta uno solo di questi missili lanciati dagli Huti basta solo che uno di questi missili colpisca una vetroliniera che dopo che la nave porta a contenere che la nave affondi con il proprio equipaggio e la difesa che finora è stata efficace opposta con grandi costi tra l’altro dalla marina britannica e dalla marina americana prima o poi si lascerà sfuggire un missile, si lascerà sfuggire qualcosa.

Quindi c’è da aspettarsi un incidente importante e per questo motivo i principali spedizionieri europei stanno abbandonando la rotta del Mar Rosso e del Canale di Suez percibo di navigare l’Africa, l’abbiamo già detto in video precedenti ma ormai il fenomeno si è allargato al punto di essere quasi universale. Le uniche navi che riescono a passare indenni sono quelle cinesi naturalmente e vediamo che diversi spedizionieri stanno cominciando a considerare l’opportunità di cambiare bandiera e di battere bandiera cinese quindi trasferire la propria azienda, la propria attività sotto la tutela cinese e che naturalmente avrà conseguenze enormi sia per gli Stati Uniti ma soprattutto per l’Europa visto che l’Europa ha una discreta industria di trasporti marittimi senza considerare i pericoli di escalation che questi continui attacchi possono avere.

Tra l’altro sappiamo anche che si è messo in campo direttamente l’Iran quindi da una parte è bloccato il Mar Rosso che sforza nel Golfo di Aden e poi nel Golfo di Aden nel Mar Arabico per poi arrivare all’Oceano Indiano quindi tutto quel percorso che collega l’Europa con l’India e con la Cina, dall’altra parte nello Stato di Hormuz che collega di nuovo con l’Oceano Indiano ma da un’altra un po’ più a nord abbiamo che gli iraniani hanno catturato vicino al Golfo di Oman una petroliera. Ora, il Stato di Hormuz è anch’esso un canale importantissimo per far fluire il petrolio e il gas naturale dal Medio Oriente verso l’Europa, verso l’India e verso la Cina quindi il blocco di questi due percorsi strategici significa uno strangolamento energetico per l’intera Europa che a quel punto, come detto in video precedente, dovrà approvvigionarsi altrove ad esempio negli Stati Uniti.

Però blocca anche potenzialmente il flusso che circondaviga l’Africa perché se gli iraniani si estendono un po’ oltre, come hanno già cercato di fare a largo delle coste indiane e creano, minacciano il flusso di navigazione, l’impatto sul commercio globale sarebbe notevole e avremo quindi un nuovo shock economico, lo chiamano supply shock, quindi la carenza improvvisa o comunque crescente di merci proveniente dall’Oriente e proveniente dal Medio Oriente con quindi un aumento di prezzi significativo sia in Europa sia negli Stati Uniti ma direi soprattutto in Europa.

È stato avviato un processo per genocidio dal Sudafrica, hanno già tenuto le prime udienze, vedremo come si svilupperà, è presso la Corte Internazionale di Giustizia, naturalmente è un processo che ha moltissime connotazioni politiche quindi non voglio metterne dei panni dei giudici che dovranno giudicare sulla questione perché comunque decidano, faranno scontento qualcuno e sappiamo che c’è una forte pressione da parte di Israele affinché giudichi una propria favore, l’ho citata anche su paesi, su governi che sono in qualche modo collegati con Israele, sappiamo che il Sudafrica ha presentato un’emozione molto ben articolata che secondo l’unico avvocato che non abbia vinto una causa per genocidio presso la Corte Internazionale di Giustizia potrebbe vincere, quindi dobbiamo vedere, questa è una cosa che si svilupperà prossimamente quindi potremo seguire e capire che direzione prende e che conseguenze potrà avere sulla situazione complessiva.

Di certo è una fonte di imbarazzo importante per Israele, oltre che per gli Stati Uniti, anche perché qualora Israele venisse ritenuta responsabile, gli Stati Uniti sarebbero corresponsabili e paradossalmente gli UTIS sarebbero assolti delle loro attività di attacco perché di fatto starebbero applicando la convenzione sul genocidio, quindi starebbero facendo quello che la legge internazionale gli richiede di fare.

Di nuovo non sono un esperto giurista e non voglio entrare nel merito di giudicare se questa è realtà o meno, però vediamo che la situazione si rende sempre più intricata, più andiamo avanti più è difficile uscirne senza danni sistematici significativi all’impianto economico globale e gli errori che vengono continuati, anzi su cui si incaponiscono a Washington, a Londra, a Bruxelles, a Tel Aviv, sembra che ci spingano sempre più in tale direzione, forse anche in modo volontario, magari questa è proprio la direzione che vogliono ottenere, provocare un collasso controllato del sistema finanziario prima che il sistema crolli da solo in modo da poi poter controllare dove finiscono i soldi e quindi possano cercare di riconquistare il controllo attraverso l’approvazione dell’instaurazione dell’euro digitale piuttosto che di altre valute digitali.

Sappiamo che gli Stati Uniti stanno lavorando per approvare una legge, forse una direttiva della Casa Bianca, comunque c’è un lavoro da parte del Congresso anche per rendere legale la confisca definitiva dei soldi russi che sono state delle riserve nazionali russe che sono state confiscate temporaneamente, bloccate in Belgio e in Svizzera per poi trasferirle all’Ucraina, che ad oggi sono almeno 200 miliardi di dollari, la cifra complessiva è più vasta dei soldi bloccati, ma quelli che verrebbero confiscati in questo momento sarebbero circa 200 miliardi che darebbero modo all’Ucraina di continuare nella guerra per altri due anni probabilmente, visto che l’anno scorso hanno speso circa 100 miliardi e visto che i parlamentari del Partito Repubblicano hanno bloccato quest’anno ulteriori finanziamenti all’Ucraina e non sono disponibili almeno per il momento, vedremo cosa succederà a febbraio quando tornano a Washington, finora si sono dimostrati antagonisti all’idea di mandare altri soldi.

Però in questa maniera la Casa Bianca otterrebbe il risultato di finanziare comunque gli ucraini, far proseguire la guerra almeno per altri due anni o perlomeno fino alla fine della presenza Biden che direi che è l’obiettivo principale che stanno cercando di raggiungere a spese dei soldi dei russi. Il problema è che un’azione di questo genere, qualora venisse portata a termine, sembra che ormai siano decisi a farlo, in tutti i modi toglierebbe qualsiasi credibilità al sistema bancario europeo, visto che i soldi sono in Europa, oltre che al sistema bancario americano e quindi un crollo probabile dell’euro e poi del dollaro ma in seconda battuta.

Perciò stanno bombardando, stanno mettendo cariche esplosive alla base di un sistema economico che ormai è traballante, vistosamente traballante dal 2008, evidentemente con l’intenzione di farlo collassare come ho detto a Re Gemelle e sostituirlo con qualcos’altro che sia per loro più controllabile, che sia in qualche modo vantaggioso, dando la colpa naturalmente a qualcun altro, dando la colpa ai terroristi, dando la colpa a chiunque li venga in mente.

Ma di quello parleremo più a fondo in altri video perché c’è moltissimo da dire e c’è un collegamento fondamentale con la vicenda di Israele, molto di più che non con l’Ucraina. La cosa importante che dobbiamo ricordarci è che le relazioni tra Stati Uniti e Israele non sono sempre state rose e fiori, di fatto fino al 1973 la Casa Bianca, il governo americano e la CIA in particolare erano fortemente antagonisti a Israele e fortemente antagonisti al movimento sionista, tanto da lavorare sotto banco per ostacolarne lo sviluppo, per ostacolarne l’espansione, per contenere le attività di Israele nell’area. E questo è documentato abbastanza bene in un libro scritto da un americano, John Loftus, intitolato “The Secret War Against the Jews”, la guerra segreta contro gli ebrei, scritto nel 1994, che attinge da documenti ufficiali del governo statunitense in cui compaiono anche informazioni relative al governo britannico.

Quindi tanto gli americani quanto i britannici almeno una componente importante di quello che era il Deep State dell’epoca erano fortemente antagonisti alla creazione del Stato di Israele, al movimento sionista e in sostanza a quello che era un progetto portavanti invece dai Rotschild e da altre forze che all’interno della Gran Bretagna volevano spingere in quella direzione. Degli anni ’80, in avanti dalla presidenza di Ronald Reagan e poi a proseguire sempre di più, invece la posizione è cambiata e gli israeliani sono diventati degli alleati strategici, hanno cominciato a ricevere armi e finanziamenti in modo sistematico dagli Stati Uniti, fino a raggiungere l’apice della fusione del Deep State israeliano e del Deep State americano dopo l’11 settembre 2001, quindi dopo il crollo del Torri Gemelle.

Quell’evento ha di fatto consolidato un cambiamento drastico nella posizione della politica americana nei confronti israeli, dove si è proposto al pubblico americano il fatto che Israele e Stati Uniti avevano gli stessi interessi, che entrambi avevano gli stessi nemici, i terroristi, glissando sul fatto che al Qaeda era stato costruito e formato dagli americani, tutta una serie di cose in cui non entriamo in questo momento, però diciamo che era la motivazione che poteva reggere, poteva giustificare questo tipo di spostamento e vorrei mettere la vostra attenzione sul fatto che l’attacco di Hamas contro Israele il 7 ottobre 2023, che ha dato l’inizio a questa crisi in cui viviamo oggi, è stato definito il nuovo 11 settembre.

Quindi è un nuovo passo in una direzione che non è assolutamente positiva né per il popolo israeliano, né per tutti gli altri popoli che si siano coinvolti, anche perché abbiamo visto cosa è successo dopo il 11 settembre, è stato costruito un apparato di controllo sistematico con l’ascolto del terrorismo in cui le libertà che prima erano garantite dalle Costituzioni in Occidente sono state sostanzialmente spolpate. È rimasto ben poco e quel poco che resta a questo punto potrebbe essere tolto, potrebbe essere eliminato nel prossimo futuro, nel immediato futuro e questo sarebbe anche giustificato al fatto da altre informazioni che abbiamo sui progetti congiunti provati avanti dall’intelligence, dal deep state israeliano e quello americano congiuntamente in collaborazione con i sovietici per certi versi, come documentato anche nei due libri che vi ho presentato in video recenti di Whitney Webb, un’azione sotto il gatto e di cui abbiamo riprodotto alcuni contenuti su Mazzoni News in quattro video dedicati e su cui sicuramente torneremo perché ho altri video di Whitney Webb da proporvi prossimamente.

Dunque preparatevi a una lunga marcia verso una visione della storia che non avete mai visto, mai neanche immaginato e che probabilmente cambierà drasticamente dal vostro punto di vista. A questo fine voglio naturalmente ringraziare i legionari bitcoin che sono più numerosi, nuovi sono iscritti e do il benvenuto ai nuovi iscritti perché stanno permettendo di continuare a realizzare questi video, oltre naturalmente ai video che sto producendo abbastanza numerosi nell’area della legione, perché naturalmente vogliamo sia informarci sui problemi ma anche avere delle soluzioni, delle strategie e nella legione di bitcoin stiamo affrontando non solo il tema di bitcoin ma anche altri temi importanti che permettono di avere un approccio più informato e più efficace per far fronte a quello che ci aspetta. Bene, quindi ora concentriamoci sul presente e vediamo il video che vi voglio proporre.

In questo video abbiamo Clayton Morris che è un giornalista americano indipendente che ora vive in Portogallo, ha lavorato a Fox News in passato, è stato un collega di Tucker Carlson e l’abbiamo già visto in precedenza a un suo canale che si chiama Redacted, molto seguito su YouTube, che dà un’angolazione un po’ diversa rispetto alle notizie dei mainstream media e che ha un taglio il tipo giornalistico visto che lui e sua moglie entrambi hanno un’esperienza in tale campo e gestiscono questo canale. In questa intervista particolare pone degli interrogativi al colonnello Douglas McGregor che abbiamo visto sempre su Mazzoni News in precedenza, che ha scritto numerosi libri sulle nuove strategie, sulle nuove tecniche militari moderne a beneficio dell’esercito statunitense di cui lui è stato un ufficiale e anche stato consulente speciale del ministro della difesa sotto la presidenza di Donald Trump.

Quindi è una persona che conosce bene il mondo militare statunitense, che ha molti agganci diretti e personali con persone che contano e che gli possono dare informazioni di prima mano e che naturalmente conosce anche molto bene il mondo politico per averci vissuto, per essere stato un componente importante nella Casa Bianca di Trump. Nel video si parla di Cisgiordania che in americano prende il nome di West Bank e si tratta di una regione a confine con la Giordania e anche abbastanza vicina al confine con il Libano che i palestinesi rivendicano come sede permanente del loro Stato. Da un punto di vista dei palestinesi quella è un’area che gli appartiene, ma anche di fatto è occupata dagli israeliani e che è fonte del contendere.

Quindi oltre a Gaza abbiamo il problema della Cisgiordania. I fratelli musulmani, sempre citati nel video, che in inglese corrispondono alla Muslim Brotherhood, sono un movimento, diciamo, rivoluzionario, comunque un movimento politico con orientamenti anche religiosi che ha preso il potere dopo la rivoluzione colorata in Egitto del 2011 e che aveva rovesciato l’allora presidente Mubarak. Sono stati a loro volta destituiti con un corpo di Stato organizzato da el-Sisi, un generale che era ministro della difesa di Mohammed Morsi, il presidente proprio insediato dai fratelli musulmani. Fratelli musulmani che si erano insediati dopo aver vinto le elezioni a seguito della rivoluzione colorata che aveva fatto destituire Mubarak.

E non entriamo nel merito della rivoluzione e di tutto quello che c’è stato dietro, perché sarebbe un discusso lungo, ma potremmo affrontarlo in altri video. Veramente c’è tantissimo da dire e in questo particolare video che vi sto presentando voglio concentrarmi su oggi, voglio concentrarmi sul momento attuale, sul momento presente e sulle conseguenze che quello che stiamo vivendo e quello che viene deciso Washington a televisione potrebbe avere sulla nostra vita. E ora vi presento l’intervista del colonnello McGregor. Eccola.

La rovinosa situazione di Israele

[Clayton Morris]

Ebbene, gli Stati Uniti si stanno preparando per una guerra in Medio Oriente, forse una guerra regionale più ampia? Sembra proprio così. Abbiamo guerrafondai come il senatore neoconservatore Lindsey Graham che approva un disegno di legge per dare sin d’ora al presidente il potere di andare in guerra contro l’Iran, nel caso ne abbia bisogno. Stanno facendo i preparativi per lui. Non vogliono ritardi dovuti alle scartoffie.

Ma le famiglie americane saranno davvero d’accordo a mandare i loro figli e le loro figlie a combattere e morire per Israele, oppure a combattere una guerra contro l’Iran? Questo è il vero problema. Quindi gli Stati Uniti si stanno forse dirigendo verso una guerra regionale più ampia? Quali sono le implicazioni più vaste della situazione. Il colonnello Douglas McGregor ha dimostrato di avere fonti impeccabili e ha sempre centrato perfettamente la situazione dallo scoppio della guerra in Ucraina e, naturalmente, segue ciò che si sta svolgendo in Medio Oriente. Colonnello, è fantastico averti di nuovo con noi.

[Douglas McGregor]

Certamente.

[Clayton Morris]

Quindi vediamo queste mosse preventive al Senato e alla Camera dei Rappresentanti, che conferiscono al presidente il potere di avviare una guerra contro l’Iran. Hanno preparato le scartoffie per risparmiare tempo. Pensi che siamo diretti verso una guerra regionale più ampia, oppure è solo fumo?

[Douglas McGregor]

Beh, penso che il potenziale per una guerra regionale più ampia sia molto, molto reale. Quello che la maggior parte dei tuoi ascoltatori probabilmente non capisce, o forse lo capiscono, spero proprio che lo capiscano, è che persone come Lindsey Graham hanno unicamente l’obiettivo di fare soldi. Graham fa queste dichiarazioni ridicole e, in compagnia di Blùmenthal, si mette al lavoro per creare una legislazione che fa quello che hai descritto, vale a dire dà carta bianca al presidente per andare in guerra contro l’Iran. Ciò significa che i grandi donatori verseranno denaro nei loro comitati di azione politica e nelle strutture di supporto alla rielezione di questi senatori che non devono rendere conto di nulla, che non sono responsabili di nulla. Non sono responsabili delle forze armate, quindi sono tutte sciocchezze.

Quando non c’è responsabilità, la gente dice e fa ogni sorta di stupidaggini. E questo succede costantemente al Campidoglio di Washington. Nessuna di queste persone ha la minima responsabilità di ciò che accade in una guerra. Votano a favore, inviano denaro, non prestano la minima attenzione, e poi si pavoneggiano. Quindi mettiamo la questione da parte per un minuto. Il problema che abbiamo in questo momento è una sede vacante alla Casa Bianca. Abbiamo unicamente persone nel gabinetto della presidenza, come Blinken, Austin ed altri, tra cui Sullivan naturalmente, che funge da consigliere per la sicurezza nazionale. E poi dietro di loro ci sono un sacco di persone che nessuno conosce. Alcuni di loro sono grandi donatori del Partito Democratico e della sinistra. Alcuni di loro sono solo esperti auto-nominati che ricoprono posizioni per nomina e non per elezione, e stanno guidando la nave dello stato americano in acque molto cattive.

Non siamo interessati ad andare in guerra in Medio Oriente. Non eravamo nemmeno interessati ad andare in guerra nell’Europa dell’Est. Ma il sentore in questo momento è che ci andremo comunque, proprio come sembrava che sarebbe successo lo scorso autunno nell’Europa dell’Est. All’epoca, ci chiedevamo se avremmo visto un intervento massiccio americano in Ucraina. Ma ora si stanno chiedendo che cosa fare. La verità è che ora siamo ancora meno preparati e meno capaci di allora di affrontare una guerra regionale, in particolare una guerra che coinvolgerebbe praticamente tutti gli stati della regione e che li vedrebbe tutti schierati contro Israele e contro gli Stati Uniti. Lo stiamo vedendo in questo momento, con la leadership iraniana che ha appena incontrato il presidente turco Erdogan, dopo che i rispettivi ministri degli Esteri si erano già incontrati.

Hanno tenuto discussioni. Ovviamente non abbiamo il privilegio di sapere l’argomento di tali discussioni, ma abbiamo sentito alcuni discorsi del presidente Erdogan che sottolinea che il mondo è sconvolto da ciò che sta accadendo a Gaza, mentre non abbiamo altro che silenzio da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati occidentali. Cosa c’è di sbagliato in tutto questo? La leadership iraniana è diretta anche a Riad in Arabia Saudita. Questi sono i principali attori della regione. Non si può fare a meno di concludere che stiamo assistendo a un’alleanza che si sta coalizzando tra tutte queste potenze regionali e che si oppone a ciò che sta accadendo per mano d’Israele e con il nostro supporto.

Nel frattempo, stiamo attaccando quelle che diciamo essere milizie sciite sostenute dall’Iran, e colpiamo altri obiettivi tra cui la Siria, l’Iraq, e altrove in Medio Oriente, partendo dal presupposto che tutti prendano ordini dall’Iran, il che non è proprio vero. Sono ancora forze indipendenti. Le milizie irachene sono costituite da organizzazioni nazionaliste. Possono essere sciiti, ma rimangono nazionalisti e agiscono per conto proprio. Ma anche in questo caso, i piccoli attacchi provocatori che stanno lanciando contro le postazioni statunitensi nell’area sono proprio segnali di avvertimento. Stanno cercando di allertare chiunque sia disposto ad ascoltare, della possibilità che tutto questo possa trasformarsi drammaticamente e in un attimo, in una grande guerra scatenata contro Israele e contro di noi.

Quindi abbiamo inviato due portaerei con le relative navi di difesa e abbiamo aggiunto soldati in Siria ed in Iraq. Abbiamo anche aggiunto alcune unità di difesa aerea per cercare di proteggere le nostre forze dagli attacchi aerei e missilistici quando vengono lanciati contro di noi. Ma non siamo pronti per questo, Morris. Non abbiamo le munizioni. Non abbiamo la struttura di supporto logistico. Le due flottiglie da guerra che accompagnano le portaerei, servono presumibilmente per dissuadere, ma non dissuaderanno nessuno. Navigano al largo, molto lontano dalla riva perché più si avvicinano alla costa, più si espongono al pericolo.

Ma sembra che stiamo cercando di mettere in atto una sorta di diplomazia delle corazzate. Stiamo dicendo loro cessate le ostilità, altrimenti scateniamo i nostri nuovi modelli di corazzata del ventunesimo secolo, che sono tuttavia una soluzione ormai obsoleta. Si tratta di flottiglie da battaglia al seguito di portaerei che possono lanciare al massimo 200 o 300 missili da crociera. Possiamo far decollare forse 80, 90 aerei alla volta, ma questo non vincerà nessuna guerra. E la gente che lo deve sapere lo sa. Gli altri hanno portate e capacità sempre maggiori che prima non esistevano. Voglio dire, c’è un problema più grande di cui non sembriamo renderci conto, e di certo non ce ne siamo resi conto per quel che riguardava la Russia.

Abbiamo dato per scontato che la Russia fosse debole e incapace, e che non potesse fare altro che capitolare di fronte alle nostre richieste. Abbiamo ricevuto una sonora lezione. E stiamo assistendo ad un fenomeno simile nella regione del Medio Oriente. Non siamo più nel 1973. Sono passati 50 anni. Tutti questi paesi sono ora più capaci, sia in termini di popolazioni più istruite, sia in termini della loro abilità di agire con decisione sul campo di battaglia, ma soprattutto la Turchia e l’Iran sono nazioni di quasi 90 milioni di persone ciascuna. Gli iraniani hanno alcuni dei migliori esperti missilistici del mondo. Hanno messo insieme un arsenale di missili che, se lanciati, potrebbero distruggere Israele in modo drammatico.

Poi ci sono i turchi, che possono mettere in campo 2 milioni di uomini in un solo mese e dispongono di un esercito eccellente. Hanno anche nuovi missili nei loro arsenali con cui potrebbero facilmente distruggere Israele ed attaccare la nostra potenza navale che si trova al largo, proprio come potrebbero fare gli iraniani. E le popolazioni della regione li sosterrebbero al 100 %. In altre parole, abbiamo a che fare con un’intera regione di persone infuriate per ciò che sta accadendo a Gaza. Sono passate dal dire che ciò che Hamas aveva fatto era orrendo ed inappropriato, e che si erano spinti troppo in là e avevano commesso crimini atroci, al vedere che a Gaza ora si stanno accumulando oltre 10.000 morti, tra cui migliaia di bambini, donne ed anziani.

Vedono tutto questo attraverso la televisione, attraverso i mass media, e sono infuriati perché nessuno è disposto ad intervenire, in particolare gli Stati Uniti, e dire: “Basta”. Normalmente, è quello che i presidenti statunitensi hanno fatto storicamente. Nel 1973 sono intervenuti e hanno detto agli israeliani: “Avete ripreso il controllo di Suez, molto bene. Ma ora volete attraversare il canale di Suez e noi vi diciamo che non potete. Non vi è possibile attraversare il canale di Suez perché, se lo faceste, potremmo trovarci in uno stato di guerra con la Russia che non tollererà la distruzione dell’Egitto. Così, gli israeliani alla fine hanno desistito, si sono ritirati dal canale di Suez e, alla fine, abbiamo ottenuto un accordo tra Israele ed Egitto.

Ma, in questo momento, nessuno sta intervenendo. Nessuno dice: “Aspetta un attimo, cosa state facendo?” State bombardando Gaza a tappeto, mentre invece volete farci credere che state prendendo di mira unicamente le forze di Hamas. In realtà state letteralmente radendo al suolo l’intero territorio, uccidendo un gran numero di persone che non c’entrano. Ma in questo momento, Netanyahu ha molta più influenza ed autorità a Washington di quanta ne abbia il presidente Biden, e questo è un dato di fatto.

[Clayton Morris]

Qualche settimana fa hai detto una cosa che penso fosse molto azzeccata e credo che oggi si stia concretizzando. Hai detto che c’era un comprensibile e giustificato interesse da parte di Israele nel distruggere Hamas, ma che l’attuale piano avrebbe tuttavia provocato un’enorme reazione da parte del mondo musulmano. Praticamente tutti, dall’Indonesia al Marocco, sarebbero stati estremamente sconvolti e avremmo visto coalizzarsi il fronte contro Israele nella regione, formando una vera e propria alleanza militare contro Israele.

Hai detto che avremmo dovuto proteggere Israele da se stessa, ma che avremmo solo potuto portare il cavallo all’abbeveratoio, e che non avremmo potuto costringerlo a bere. E penso che la frustrazione che ho visto da parte di un certo numero di sostenitori di Israele è che Netanyahu si è fregato con le sue stesse mani, si sono spinti troppo oltre. E questo ora porterà alla distruzione di Israele in ragione di ciò che è accaduto a Gaza.

Attaccare Hamas poteva andare bene, uccidere migliaia di bambini, non va bene, come non va bene forzare lo sfollamento di centinaia di migliaia di palestinesi. Non sono nemmeno accettabili i loro piani segreti per inviare 500.000 palestinesi in Canada, al governo di Trudeau, e altri 500.000 in Irlanda e nel Regno Unito. E sono sicuro che l’amministrazione Biden sta facendo piani, in questo preciso momento, per riempire New York di palestinesi. Quindi, penso che tu abbia avuto ragione su questo. Non siamo riusciti a proteggere Israele da se stessa.

[Douglas McGregor]

Assolutamente no. Nessuno sta intervenendo per farlo. Al contrario, lo paragonerei al classico assegno in bianco che fu emesso dal Kaiser nei confronti di Vienna per quel che riguardava l’invasione della Serbia. Fu proprio quella decisione a scatenare la Prima Guerra Mondiale. Abbiamo dato a Netanyahu un assegno in bianco e gli abbiamo detto, fai assolutamente come ti pare, hai il nostro pieno appoggio. Ora, ci sono persone a Washington, all’interno della Casa Bianca, che hanno paura. Quello che hanno fatto è stato effettivamente di aprire la porta della gabbia e di liberare la tigre. E la tigre non vuole tornare in gabbia.

Vuole divorare tutti gli abitanti del quartiere. La tigre è Netanyahu, che è giunto alla conclusione che questa è un’opportunità irripetibile. Dispone di un enorme potere di controllo e d’influenza sugli Stati Uniti, sulle nostre forze armate, sul nostro potere militare, sul nostro potere economico, e benché Netanyahu stia distruggendo l’economia israeliana, ed Israele è ora in pessime condizioni economiche a causa di questa guerra, noi possiamo compensarlo delle perdite. In che modo. Inviamo miliardi di dollari per tenere a galla Israele. Quindi lui si è detto che questo era il momento perfetto per regolare i conti e spazzare via tutti. E vediamo una certa dose di arroganza nel supporre che nessuno nella regione possa agire contro di lui.

E, qualora lo facessero, avrebbe comunque il supporto degli Stati Uniti. Naturalmente, nessuno si è preso la briga di chiedere se sia nell’interesse degli Stati Uniti essere trascinati in una guerra regionale che coinvolgerebbe i turchi, gli iraniani e tutti gli stati arabi. Io non credo che lo sia. Ma quando si tira fuori l’argomento, la gente si fa beffe della cosa e dice che non potrebbe mai succedere. Gli sciiti odiano i sunniti. I turchi e gli iraniani non collaboreranno mai. Gli arabi sono sempre stati scadenti nell’organizzazione e nella cooperazione. L’Egitto non ha alternative se non di fare quello che gli diciamo perché ha bisogno degli Stati Uniti e non ci abbandonerà. E francamente, la chiave di volta e l’edificio della pace nella regione è proprio l’Egitto. L’Egitto ha mantenuto relazioni eccellenti con Israele per 50 anni.

Se l’Egitto dovesse abbandonarci, ed è una concreta possibilità perché, in questo momento, i miei contatti in Egitto, mi dicono che per le strade del Cairo la gente dice che il presidente egiziano El Sisi è uno strumento di Israele, e che è, in un modo o nell’altro, un fantoccio americano o israeliano. Questa è una pessima notizia per l’ex-generale Sisi, se vuole rimanere al comando. Ricordatevi che durante la presidenza di Obama, i Fratelli Musulmani hanno preso il potere in Egitto. Obama si era recato in Egitto e si era congratulato con tutti. Morsi era il leader della Fratellanza Musulmana. Ebbene, sono stati poi estromessi da un colpo di stato.

E tutti noi l’abbiamo accolto con favore, perché eravamo preoccupati di ciò che avrebbe significato per l’Egitto essere sotto il controllo dei Fratelli Musulmani. Ebbene, ricordatevi che Hamas è un braccio armato dei Fratelli Musulmani. Ricordatevi che Erdogan è il leader dei Fratelli Musulmani in Medio Oriente e in Nord America. Tutti pezzi del puzzle cominciano a combinarsi, ed in Iran ed in Turchia si rendono conto che, benché non si piacciano e non siano d’accordo su alcune cose, non andranno mai in guerra l’uno con l’altro perché capiscono quanto sarebbe inutile e distruttivo. Ma quando si tratta di Israele, possono trovare un accordo. A loro Israele non piace. Pensano che non dovrebbe esistere, e sono stufi e disgustati perché non siamo riusciti ad imporre moderazione. Non siamo stati capaci di tenere a bada gli israeliani, e non vedrete succedere nulla a Washington in tal senso.

[Clayton Morris]

Tutti sono stati comprati e venduti. Sembra che gli israeliani abbiano elementi di ricatto su tutti quanti. Sembra che i membri del Congresso siano nelle mani di Israele, e non si curano delle conseguenze.

[Douglas McGregor]

Beh, ricorda che il professor John Mearsheimer e il suo collega, Stephen Walt, hanno scritto un libro sulla lobby israeliana. Una delle cose che la gente non capisce è come funziona quella lobby, e non è l’unica tra l’altro, a funzionare a quel modo. Ce ne sono altre che fanno affari nello stessa maniera, come, ad esempio, le lobby farmaceutiche, le lobby dell’industria militare. Si presentano a un deputato oppure a un senatore tal dei tali, dichiarando di volergli dare soldi che andranno a beneficio del suo comitato di azione politica che lo aiuterà ad essere rieletto. Ma nel caso in cui il politico decida di non sostenere quella particolare lobby, i soldi finiranno nelle tasche del suo avversario politico.

Quando arrivi al Campidoglio, ti trovi in una posizione difficile. Tutti i parlamentari si preoccupano costantemente della propria rielezione, mentre i senatori restano in carica per sei anni, quindi per loro è tutta un’altra storia. Ma se sei in carica solo per due anni, come tutti i parlamentari, passi probabilmente il 50% del tuo tempo se non di più a cercare di rafforzare la tua campagna per la rielezione, perché essa comincia non appena arrivi a Washington. Quindi non smettono mai di fare campagna elettorale e non smettono mai di andare a caccia di soldi. È un sistema terribile. Non funziona. Ecco perché tutto dipende dalla presidenza. Ma dov’è il presidente? Qual è la sua visione? Non esiste. Dalla Casa Bianca non esce nulla.

È vuota. E so che lo staff del Consiglio di Sicurezza Nazionale e il Consigliere per la Sicurezza Nazionale sono molto spaventati. Hanno una tigre che vaga per il quartiere e non riescono a riportarla nella gabbia, perché la tigre li controlla. Non è più il cane che muove la coda, ma è la coda che scodinzola il cane. Il cane siamo noi, e ci stanno scodinzolando. Il cane non è più in grado di controllare la sua coda.

[Clayton Morris]

Voglio parlare dei due pesi e delle due misure e dell’ipocrisia. Abbiamo sentito il Dipartimento di Stato, e abbiamo sentito naturalmente i pronunciamenti del Pentagono, dopo l’operazione militare speciale in quella che era l’Ucraina orientale, e che ora è diventata parte della Russia. E, naturalmente, per chiunque di noi abbia seguito ciò che si sta svolgendo da quelle parti dal 2014, ha l’opinione condivisa che si è trattato di un genocidio. I costanti bombardamenti della città di Donetsk nella regione del Donbass, a partire dal 2014, hanno ucciso decine di migliaia di persone. Gli ucraini bombardano persone innocenti, edifici residenziali, parchi giochi, e via di questo passo. Ma il resto del mondo è rimasto apparentemente in silenzio sulla cosa. Poi la Russia ha invaso il territorio e, all’improvviso, il genocida è diventato Putin.

Ci dicono che persone innocenti vengono uccise, e che il mondo deve fare squadra per fermare Putin il Malvagio. Questa era la narrazione che ci hanno propinato, ovviamente. E cerchiamo di far luce sulla verità di quanto accaduto, e scopriamo che in effetti sono state uccise persone innocenti, ma di certo non nei termini proposti dalla  narrazione. Ora invece vediamo decine di migliaia di persone uccise a Gaza. Sappiamo cosa è successo il 7 ottobre. Siamo informati degli attacchi di Hamas. Ma quando sentiamo in che modo il Dipartimento di Stato o il Pentagono hanno risposto, negli ultimi giorni, a domande dirette su come giudicano il genocidio, su quali metriche stiano usando al Dipartimento di Stato e al Pentagono per giudicare quando un paese sta compiendo un genocidio, sembra che ci siano due pesi e due misure, ma forse sto interpretando male. Qual è la tua opinione in merito?

[Douglas McGregor]

Ebbene, c’è una definizione, l’ONU ne ha una, e incoraggio le persone a cercarla e leggerla, e poi potranno farsi un’idea. Francamente, non mi piace la parola genocidio. Penso che si possa sostenere che i giapponesi, nella seconda guerra mondiale, in molti casi abbiano intrapreso quella che probabilmente è stata una guerra genocida in Cina, uccidendo miliardi di cinesi. Possiamo essere accusati di aver condotto una campagna genocida contro il Giappone, bombardando le loro città e poi lanciando due bombe atomiche sulle loro città. Che cos’è davvero il genocidio? Normalmente penso al genocidio come a qualcosa che è accaduto agli ebrei. Sei milioni di persone sono state sistematicamente assassinate.

Per me, questo è genocidio. Non mi piace la parola, ma quello che davvero non mi piace è, come hai sottolineato, è quando si usano due pesi e due misure. C’è questo atteggiamento secondo cui qualsiasi cosa facciamo noi sia sempre buona e qualsiasi cosa facciano tutti gli altri sia sempre cattiva. Non ci facciamo mai avanti per ammettere che abbiamo raso al suolo Dresda e Lipsia verso la fine della guerra, quando non c’era nessun motivo di bombardarle. Noi, abbiamo fatto un sacco di cose che sono state distruttive e, in ultima analisi, criminali, durante la Seconda Guerra Mondiale, ma, del resto, le hanno fatte tutti. I sovietici furono probabilmente i peggiori colpevoli, avendo ucciso milioni di persone durante la loro avanzata, compresi i loro stessi connazionali. Quindi non penso che sia qualcosa che si risolverà da solo.

Non intendo impegnarmi in un dibattito sul tema. Penso semplicemente che dobbiamo porre fine ai combattimenti. A mio giudizio, lo stato d’Israele in quanto tale corre un alto rischio. Se vogliamo che Israele sopravviva, è ora nel nostro interesse e nell’interesse di Israele che questo eccidio a Gaza finisca. Se andasse avanti per un altro mese, la lenta, ma costante, coalescenza di forze nella regione, di cui abbiamo appena parlato, raggiungerà un punto in cui alla fine tutti diranno, adesso basta, ne abbiamo a sufficienza, siamo pronti a scendere in guerra contro Israele. Gli altri paesi musulmani diranno che hanno un sacro obbligo nei confronti degli arabi musulmani di Gaza e della Cisgiordania. Ne hanno passate troppe. E perciò si sentiranno costretti ad attaccare. È su questo che dovremmo concentrarci in questo momento. Ecco perché dobbiamo fermare questo massacro. E ci sono israeliani che lo capiscono.

Netanyahu, al momento, è sostenuto solo da una maggioranza di governo risicata che approva i suoi progetti, e lo fanno perché sono assetati di vendetta e hanno dato libero sfogo alle proprie emozioni. Pensano inoltre di dover ripristinare quella che chiamano deterrenza. Vale a dire dimostrare che, se uccidi un israeliano, dovrai subire le conseguenze dell’inferno. Dovrai pagare un prezzo enorme. Il problema è che non riusciranno a ripristinare la deterrenza in tale forma. I musulmani non hanno più paura come 50 anni fa. Sono più forti, sono più coscienti di se stessi, sono disposti a combattere. Non hanno paura di noi. L’invio di gruppi da battaglia al seguito delle portaerei, l’invio delle corazzate, non li spaventa più. Hanno la capacità di proteggersi e di arrecare danni enormi sia a noi come pure ad Israele, e lo sanno. Dobbiamo trovare un modo diverso di andare avanti, diverso dalle minacce e dal bullismo. Questo vale per noi.

E vale anche per Israele. A Washington, nessuno la pensa in questo modo, ma è ciò che serve. Per ottenere una buona diplomazia, bisogna mostrare un senso del limite. Quando tu ed io abbiamo iniziato a parlare dell’Ucraina, il problema più grande che abbiamo dovuto affrontare, fin dall’inizio, era che a Washington pensavano di avere un potere illimitato, di poter fare qualsiasi cosa, che nessuno si sarebbe potuto opporre a noi, e abbiamo scoperto che si sbagliavano di grosso. Le nostre risorse sono molto limitate. Quando combatti a diecimila oppure undicimila chilometri di distanza da casa, sei limitato. Quindi, siamo limitati in Medio Oriente, proprio come lo eravamo nell’Europa dell’Est. Non possiamo fare tutto, ovunque, sempre, e impunemente. Ma nessuno vuole farsi avanti ed ammettere pubblicamente che ci sono limiti ai nostri interessi. Quando in realtà ci sono.

[Clayton Morris]

Ti farò un’ultima domanda, colonnello. Che cosa accadrà a Gaza da qui in avanti? Aabbiamo sentito Benjamin Netanyahu dire, in un’intervista la scorsa settimana, che fondamentalmente controlleranno Gaza a tempo indeterminato. Governeranno Gaza a tempo indeterminato. Gli Stati Uniti dicono che non è una buona idea, ma ancora una volta, tu sottolinei che nessuno a Washington sta facendo nulla o sta tirando alcun tipo di freno. In questo momento, si comportano come una sorta di burattini nelle mani di Israele.

Il 70% della popolazione di Gaza sta fuggendo dalle proprie case, ed Israele afferma che la massiccia rete di tunnel costruita da Hamas è stata, credo, distrutta per quasi più della metà. Quindi forse potremmo essere agli sgoccioli di questa campagna militare, e tra poco avranno il pieno controllo di Gaza. Se stessi consigliando il Presidente degli Stati Uniti, cosa diresti? Gli consiglieresti di lasciare che Israele controlli Gaza oppure di chiedere agli israeliani di ritirarsi, e di creare una soluzione a due stati? Mi rendo conto che sia una domanda difficile, naturalmente, ma tu cosa gli consiglieresti?

[Douglas McGregor]

Bene, prima di tutto non è detto che la tua ipotesi corrisponda  alla realtà. Questa guerra potrebbe durare ancora un mese o anche di più. Ricordate l’insurrezione di Varsavia che coinvolse dai 27.000 ai 30.000 combattenti polacchi contro i tedeschi, tra il 1° agosto e il 1° ottobre 1944, cioè 60 giorni. I tedeschi impiegarono 60 giorni per sconfiggerli, ed ucciderne un gran numero. Poi hanno completamente raso al suolo Varsavia e cacciato l’intera popolazione. Quindi, ci sono voluti due mesi. Non sono sicuro che gli israeliani siano così avanti come vorrebbero farci credere. Probabilmente hanno avuto un certo successo, ma finora non sono penetrati nel centro urbano. Quello è un obiettivo che ancora devono conseguire. Non so quanto tempo ci vorrà.

Ma se non possiamo introdurre una sorta di terzo o quarto attore nell’equazione, se non possiamo rivolgerci ad altri e chiedere se sono disposti a recarsi nell’area, e fornire una sorta di copertura, sulla falsariga di ciò che abbiamo creato dopo la guerra del 73, che all’epoca consisteva di una forza di pace del Sinai, allora penso che gli israeliani prenderanno il controllo, ma le cose non miglioreranno. Semmai peggioreranno perché la popolazione araba non sarà certamente contenta di essere sorvegliata nelle sue strade e nelle sue case dalle Forze di Difesa Israeliane. Si tratta semplicemente di metterli nella stessa scatola in cui già si trovano le persone in Cisgiordania, in questo momento. E noi in Occidente non riceviamo alcuna notizia su ciò che sta accadendo in Cisgiordania. Gli israeliani stanno conducendo incursioni in varie città. Sono accompagnati da soldati e coloni.

Gli arabi palestinesi vengono arrestati sulla base delle prove più esili o più sottili. Stanno cercando di tenere sotto controllo quella che temono possa essere una doppia rivolta. In altre parole, un’intifada in Cisgiordania mentre stanno ancora combattendo a Gaza.

Niente di tutto questo costituisce una soluzione. Se gli israeliani insistono nel mantenere ed occupare Gaza, è meglio che lo facciano quando non c’è nessuno. In altre parole, quando tutti gli arabi saranno stati cacciati. E continuo a pensare che sia questo il vero obiettivo degli israeliani, a questo punto. Vogliono cacciare tutta la popolazione e lasciare che diventi un problema per qualcun altro. Ora, in difesa di Israele, dovremmo tenere a mente una cosa. Durante gli accordi di Camp David, Menachem Begin, primo ministro israeliano dell’epoca, cercò di cedere Gaza a Sadat che, a quell’epoca, governava l’Egitto.

E Sadat gli chiese se stava scherzando. Era un problema troppo grande. Non potevano gestirlo. Avevano già i loro problemi all’interno dell’Egitto. Non vedeva come il trasferimento dei palestinesi nel Sinai potesse risolvere il problema. Se oggi costringiamo 2 milioni di arabi a spostarsi da dove si trovano ora per costruire nuovi insediamenti nel Sinai, pensate davvero che quegli arabi se ne andrebbero dal paese in cui hanno vissuto per mille anni dicendo semplicemente che va bene così? In altre parole avremmo spostato il problema di qualche chilometro, ma non lo avremmo risolto. E nessuno dispone di una soluzione, perché ora, dopo quello che è successo, non so proprio come si possa realizzare una divisione in due stati.

[Clayton Morris]

Sono d’accordo.

[Douglas McGregor]

Non credo che gli israeliani lo tollererebbero. Penso che gli israeliani considerino tutto ciò che non controllano ai loro confini come una potenziale impresa criminale che deve essere schiacciata. Quindi, immagino che questa cosa debba consumarsi da sola in un modo o nell’altro. Ma in questo momento, penso che Netanyahu stia facendo esattamente ciò di cui abbiamo discusso. Stia sfruttando l’opportunità, che ritiene irripetibile, per schiacciare quelli che lui considera i nemici di Israele. Se devono proprio farlo, spero che lo facciano in fretta. Se questa situazione durasse altri 30 giorni, penso che i giochi sarebbero finiti. Lo scenario peggiore è assolutamente possibile. Spero solo che lo si possa rimandare di altri 30 giorni. Ma non sono sicuro che funzionerà.

[Clayton Morris]

Sì, penso che tu abbia ragione.

[Douglas McGregor]

E di nuovo, ricordate che stiamo parlando da un punto di vista che non è favorevole agli arabi. Vogliamo che Israele sopravviva. Ritengo che Israele, come entità, sia una cosa intrinsecamente bebuona. è una nazione molto produttiva e un membro positivo della più ampia comunità internazionale, ma questo non è il punto di vista che vige nella regione. Israele non ha amici nella regione. E se prima c’era qualcuno disposto a fare affari con loro, ora non ce più nessuno.

[Clayton Morris]

Tempi duri in vista. Vedremo che cosa succederà nei prossimi 30 giorni e quanto controllo riusciranno ad esercitare su Gaza, con tutti i video che mostrano di decine di migliaia di persone costrette a sfollare. Dove andranno? A quale casa potranno mai tornare? E chi li governerà? Queste sono le domande più importanti per le prossime settimane. Colonnello Douglas McGregor è stato un vero piacere. Grazie, come sempre, per la tua profondità di visione.

Speaker 2

Grazie a te.

Quindi secondo quello che ci dice il colonnello McGregor la politica seguita dal governo israeliano in questo momento è suicida e sta coinvolgendo anche gli Stati Uniti che sono a loro volta privi di una guida efficace. Sappiamo benissimo quali sono i problemi di Joe Biden, non ci aspettiamo niente diverso.

Però il problema qui è che il congresso è sostanzialmente sotto il controllo della lobby israeliana che si è formata appunto a partire dagli anni 80 e che è cresciuto enormemente e che di fatto manipola efficacemente, anche se in modo legale, ma in modo molto efficace la maggior parte dei politici sulla piazza, compresi quelli del partito repubblicano e quelli del partito democratico. Anzi, la cosa paradossale è che fino a Barack Obama, i veri sostenitori di Israele erano i politici del partito repubblicano: George Bush Junior, le Torri Gemelle, la guerra in Iraq, la guerra in Afghanistan, la guerra al terrore, sono tutte cose che sono state regalate dal partito repubblicano e la sinistra, il partito democratico, si presentava come un’alternativa, come qualcuno che potesse far uscire gli Stati Uniti da questa guerra continua in cui si erano inseriti da cui non sembrava riuscissero ad uscire.

Ma paradossalmente con l’arrivo di Obama la situazione non è molto migliorata, anzi Obama non ha fatto praticamente nulla per cambiare quello che era stato impostato precedentemente da Bush e poi Trump ha cercato di dare una svolta ma non ci è riuscito granché e dopodiché Joe Biden ci ha portato a un’escalation, l’escalation di massima, dimostrando che il partito democratico è più guerrifondario addirittura rispetto al partito repubblicano.

E se guardiamo alla storia degli Stati Uniti vediamo che tutte le guerre, gran parte delle guerre più critiche sono state avviate proprio da presidenti del partito democratico, la prima guerra mondiale, la seconda guerra mondiale, la guerra in Vietnam e oggi la guerra in Ucraina naturalmente e poi oggi la guerra in Israele, quindi non è un pedigree molto rassicurante e ci fa capire che siamo in una fase veramente estremamente critica, con questo non voglio dire che siamo sull’orlo della terza guerra mondiale come alcuni dicono perché siamo ancora abbastanza lontani in una situazione di questo genere.

Israele dispone della bomba atomica, però gli arabi hanno già fatto capire, gli arabi dell’Arabia Saudita hanno già fatto capire che se servisse potrebbero averla rapidamente dal Pakistan, di conseguenza, anche se per il momento l’Iran non ce l’ha, nel momento in cui l’Iran e l’Arabia Saudita si mettessero d’accordo o i turchi riuscissero a fare da ponte tra l’Iran e l’Arabia Saudita, la situazione potrebbe cambiare.

Di certo quello che viene descritto dal colonnello McGregor, è una situazione estremamente critica e anche qualora non ci fosse una guerra vera e propria ci sarebbero comunque delle conseguenze economiche disastrose, già lo vediamo in atto con i blocchi delle rotte navali e con il blocco della fornitura del gas naturale del petrolio, perché nel momento in cui così come è successo negli anni ’70 l’OPEC decise proprio in reazione alla guerra dell’epoca del ’73 che aveva visto l’Israele di bloccare o di ridurre il flusso di petrolio verso l’Occidente, oggi potrebbero farlo con molta maggiore intensità e molta maggiori efficacia anche perché nel frattempo l’Occidente in modo strategico ha tagliato i ponti con la Russia che sarebbe l’unico altro fornitore alternativo e quindi rischia veramente di tornare a far andare le cose con la carbonella in buona sostanza.

Di conseguenza è una situazione molto molto delicata che richiederebbe una classe di politici più illuminata che invece non abbiamo. Ma la cosa più importante è che è evidente che dopo il 11 settembre, dopo la fusione degli apparati di intelligence, governativi, militari, non soltanto di Israele e della NATO ma anche di tante altre forze che sono in moto, siamo diretti verso una nuova riduzione, un tentativo di riduzione della nostra libertà che si potrebbe concretizzare proprio quest’anno e che quindi dobbiamo prepararci ad affrontare nel modo più efficace possibile anche perché queste persone non stanno lavorando a beneficio di nessuno dei propri interessati.

La guerra è pilotata su entrambi i fronti da forze comuni che hanno interessi unici e che appunto non hanno nulla a che vedere né con gli interessi dei palestinesi che non hanno mai sagrati, né con gli interessi degli israeliani che comunque sentono rischio, sono terrorizzati, alcuni di quali sono morti in modo orribile e che nel frattempo si vedono polarizzati sempre di più, vediamo le popolazioni dell’Occidente estremamente polarizzate dove chi è totalmente a favore e chi è totalmente contro, quando invece si dovrebbe guardare a chi c’è veramente dietro e cercare di fermarli, di bloccarli o per lo meno di non sostenerli dando un’altra volta, buttando benzina sul fuoco, quindi aggiungendo emozione già dove ce n’è fin troppa.

Dal punto di vista politico inoltre infine i neoconservatori americani sono completamente fuori controllo. I neoconservatori sono, possiamo definirli, una classe politica che è trasversale rispetto ai due partiti, che vede nel dominio celso degli Stati Uniti il loro obiettivo finale, in qualche modo sono stati catturati nell’idea di ricostruire un impero britannico però sotto la bandiera americana, una cosa demenziale. Tuttavia sono totalmente fuori contatto rispetto alla realtà e sono veramente convinti che oggi la sola presenza delle forze armate americane possa costituire un deterrente, cosa che non è, in Ucraina dovrebbero averlo capito, ma come vediamo vogliamo andare avanti con la guerra in Ucraina, in ogni caso anche se ormai l’Ucraina è ridotta al lumicino e sono disposti a favorire un’escalation in Israele, di conseguenza dobbiamo stare attenti a quello che fanno e cercare di evitare di essere coinvolti.

In chiusura vi riporto, così come suggerito da Conor McGregor, la definizione di genocidio presa proprio dal Trattato su Genocidio, che è il primo documento internazionale che ha definito questo reato, che prima non esisteva, in modo che voi facciate un’idea di che cosa si tratta, che cos’è definito legalmente come genocidio. Io non sono un avvocato, non sono un giudice, non sono in grado di emettere una sentenza, per intenderci, posso avere le mie opinioni e mi immagino che vi facciate le vostre, quello che mi preme semplicemente è che le opinioni sono basate su fatti un pochino più concreti, di una definizione effettiva, reale del termine e come funziona e che cosa si intende per genocidio da un punto di vista legale e quindi quali sono i criteri che devono essere applicati dalla Corte Internazionale di Giustizia.

Di nuovo, attenzione alla polarizzazione, non siamo interessati a fare i bianchi contro i neri, i giali contro i blu, dobbiamo invece cercare di capire in che modo stiamo cercando di fotterci e cercare di evitare di essere fottuti, continueremo naturalmente ad essere a approfondire questi temi e questi vari aspetti soltanto per capire che relazione hanno con il progetto del grande reset.

Definizione del reato di genocidio adottata dalle Nazioni Unite

La Convenzione sul Genocidio è un trattato internazionale che mette al bando il genocidio e obbliga gli Stati parte a implementare l’applicazione di tale divieto, è stata adottata all’unanimità dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1948 ed è entrata in vigore nel 1951.

Il termine genocidio è stato coniato dall’avvocato ebreo polacco Raphael Lemkin che si è battuto attivamente per il riconoscimento di questo crimine dopo la Seconda Guerra Mondiale sulla sia dell’Olocausto perpetrato dai nazisti e del genocidio armeno perpetrato dall’impero ottomano durante la Prima Guerra Mondiale.

La Convenzione sul Genocidio definisce il genocidio come uno qualsiasi dei cinque “atti commessi con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”. Questi cinque atti includono l’uccisione di membri del gruppo, il causare loro gravi danni fisici o mentali, l’imposizione di condizioni di vita intese a distruggere il gruppo, l’impedimento delle nascite e il trasferimento forzato dei bambini fuori dal gruppo. Le vittime vengono prese di mira a causa della loro appartenenza reale o percepita a un gruppo, non in modo casuale. La convenzione criminalizza inoltre “la complicità, il tentativo o l’incitamento a commetterlo”. Agli Stati membri è vietato impegnarsi in un genocidio e sono obbligati a perseguire l’attuazione di tale divieto. Tutti i colpevoli devono essere processati indipendentemente dal fatto che siano privati, funzionari pubblici o leader politici con immunità sovrana.

L’articolo 2 della Convenzione definisce il genocidio come

…uno qualsiasi dei seguenti atti commessi con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso in quanto tale:

(a) Uccidere membri del gruppo;

(b) Causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo;

(c) Infliggere deliberatamente al gruppo condizioni di vita intese a provocarne la distruzione fisica totale o parziale;

d) Imporre misure intese a prevenire le nascite all’interno del gruppo;

(e) Trasferimento forzato di bambini del gruppo ad un altro gruppo.

— Convenzione sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, articolo 2[7]

L’articolo 3 definisce i reati punibili ai sensi della convenzione:

(a) Genocidio;

(b) Cospirazione per commettere un genocidio;

(c) Incitamento pubblico e diretto a commettere un genocidio;

(d) Tentativo di commettere un genocidio;

(e) Complicità nel genocidio.

Roberto Mazzoni

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