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La banca criminale – parte 4 – MN #353

Questa è l’ultima puntata della miniserie dedicata alla banca criminale. Questa miniserie deriva da un documentario pubblicato nel 2017 e basato su un’inchiesta iniziata negli Stati Uniti nel 2015 e poi proseguita in Europa. Noi abbiamo pubblicato la prima puntata nel gennaio 2025 e ora stiamo pubblicando le ultime tre. Come alcuni di voi avranno intuito, l’autrice di questa inchiesta è probabilmente la stessa persona che ha richiesto la produzione del documentario: Christine Lagarde, all’epoca a capo del Fondo Monetario Internazionale.

Ha ricoperto questo ruolo dal 2011 al 2019, periodo in cui il Fondo Monetario Internazionale stava architettando un sostituto per il dollaro, facendo leva in particolare sulla Cina. Ora vedremo l’ultima puntata e poi faremo alcune considerazioni al riguardo. Sappiamo che Christine Lagarde ha fatto pressione sull’amministrazione Obama affinché desse il via a questa inchiesta negli Stati Uniti e immagino che abbia fatto lo stesso per far partire l’inchiesta europea basata sulla fuga di notizie svizzere.

Si tratta infatti di due inchieste: una basata sui Panama Papers, di cui abbiamo parlato nella serie La tela del ragno, e l’altra, quella svizzera, basata su una fuga di notizie all’interno della banca HSBC svizzera, dalla quale erano stati fatti uscire moltissimi documenti elettronici. Nel video che vi sto per proporre si parla di Renminbi e Yuan, che sono la stessa cosa: due nomi per la valuta cinese. Ecco il video.

La banca che controlla il governo

[Gérard Davet – giornalista di “Le Monde”]

Riesce ad immaginare che la Cina possa diventare il principale azionista di HSBC?

[Huan Guocang – ex banchiere, HSBC Asia Pacifico]

SÌ. Sarei sorpreso se alcune entità cinesi già oggi non detenessero azioni HSBC. Probabilmente ne posseggono già alcune.

[Narratrice]

Alla fine del 2015 arriva a Londra il presidente cinese Xi Jinping. Il Regno Unito stende il tappeto rosso e celebra l’amicizia sino-britannica con grande sfarzo.

[Regina Elisabetta]

La vostra visita nel Regno Unito segna una pietra miliare in questo anno senza precedenti di cooperazione e amicizia tra il Regno Unito e la Cina. Mentre celebriamo i legami tra i nostri due Paesi e ci prepariamo a portarli a nuovi e ambiziosi traguardi.

[Narratrice]

La nuova Epoca dell’Oro fa di Londra la base degli investimenti cinesi in Europa. E HSBC diventa il braccio armato di Pechino per acquisire tecnologie occidentali all’avanguardia. La banca ha ottenuto un grande successo sponsorizzando la firma del contratto per la nuova centrale nucleare di Hinkley Point. Si tratta di due reattori del tipo più moderno, costruiti sul suolo inglese dagli ingegneri francesi di EDF, che vedono la Cina come finanziatrice per un terzo del progetto.

[Xi Jinping]

Questo sarà il progetto di punta della cooperazione tra i nostri Paesi nei prossimi anni, e porterà a una cooperazione più concreta di questo tipo tra le due parti.

[Narratrice]

Questo contratto del secolo ha un valore stimato di oltre 20 miliardi di euro.

[Paul Dorfman – esperto di energia nucleare – University College di Londra]

La Cina ha costretto il Regno Unito ad approvare il progetto della centrale di Hinckley. Chiaramente, la mano del governo britannico è stata forzata con molta intensità dal peso finanziario cinese, che minaccia di ritirare investimenti significativi nel Regno Unito se l’accordo non andasse in porto. Il Regno Unito ha accettato un accordo che nessun altro avrebbe accettato. In sostanza, questa è stata una decisione politica per consolidare i legami economici del Regno Unito con la Cina, si tratta di una decisione quasi simbolica.

[Narratrice]

Cedendo il proprio potere energetico alla Cina, i leader britannici hanno rinunciato a parte della loro sovranità nazionale. E dietro le quinte, HSBC è onnipresente. Fornisce consulenza a EDF, difende gli interessi degli azionisti cinesi, e fa transitare miliardi di euro verso Pechino attraverso i suoi conti.

[Nomi Prins]

HSBC è utile perché serve una banca sul territorio per facilitare le transazioni. Ci sono accordi di finanziamento, raccolta di fondi, obbligazioni, e vari modi per farlo che devono essere incorporati attraverso una grande banca permanente, e per la Cina questo ruolo è svolto da HSBC.

[Narratrice]

La centrale nucleare di Hinkley Point fa parte del grande progetto cinese chiamato Nuova Via della Seta, una sorta di Piano Marshall lanciato per moltiplicare gli scambi commerciali tra Pechino e il resto del mondo. Prevede la costruzione di strade, di ferrovie, e di porti. Nulla viene trascurato per promuovere il made in China e per aumentare la forza del nuovo imperatore Xi Jinping.

[Philippe Le Corre – ricercatore e autore]

Il suo obiettivo principale è conquistare il mercato europeo. Si tratta di servire 500 milioni di europei. Molti degli investimenti cinesi all’estero sono sostenuti da HSBC, tra cui Hinkley Point. HSBC ha il vantaggio di essere un marchio riconosciuto e stimato a livello globale. Questo non si può dire della Cina come Paese, né delle banche cinesi.

[Paul Dorfman – esperto di energia nucleare – University College di Londra]

Ma qui c’è un problema fondamentale. Il nucleare è diverso. Il nucleare è diverso dalle altre forze di mercato, dalle altre forme di energia, e dagli altri accordi finanziari. Non c’è Paese al mondo, nemmeno l’America, che permetterebbe alla Cina di entrare nelle sue infrastrutture chiave per l’energia nucleare. Quindi è sorprendente che alla Cina venga consentito l’accesso a questa rete chiave e sensibile.

[Narratrice]

È iniziato il secolo della Cina, e HSBC cambia padrone. L’ex banca dei commercianti di oppio, un tempo al servizio di Sua Maestà, ora opera sotto la Cina. Deve aiutare il regime comunista a realizzare il suo sogno di diventare a sua volta un gigante del mondo finanziario. I dirigenti di Pechino hanno imparato la lezione dalla crisi finanziaria del 2008. Non vogliono più fare affidamento sul dollaro e sulle folli scommesse dei trader di Wall Street.

[Paola Subacchi – autore ed economista]

La Cina non è ancora una superpotenza, una potenza economica, per la semplice ragione che non possiede un settore finanziario e una valuta che riflettano tale influenza, e rilevanza a livello mondiale. È quindi fondamentale colmare in qualche modo questo divario, e dotare la Cina di una valuta utilizzabile sia per gli scambi commerciali che per gli investimenti all’estero.

[Marc Roche – giornalista e autore]

La Cina ha i mezzi per realizzare le sue ambizioni, è la banca del mondo. Possiede le maggiori riserve in depositi, in dollari, euro, yen e franchi svizzeri. Ma queste sono valute che appartengono ad altri Paesi, di conseguenza non le controlla. Ed è per questo che intende imporre la propria valuta, vale a dire lo yuan, come protagonista a livello internazionale. La Cina ha vent’anni di tempo per raggiungere tale obiettivo.

[Lord O’Neil -segretario del tesoro britannico per il commercio]

Ciò che vogliono veramente è un mondo in cui il dollaro non sia così dominante. E quindi, in questo senso, Londra può svolgere, come sta facendo, un ruolo importante nel commercio della valuta cinese, il renminbi, e un ruolo importante per il coinvolgimento cinese nella finanza internazionale.

[Narratrice]

La Cina deve fare in modo che la sua moneta, lo yuan, venga accettata come valuta di riferimento nel commercio internazionale. Pechino è in ritardo rispetto agli altri grandi Paesi. La sua valuta del popolo è praticamente sconosciuta sui mercati.

[Douglas Arner – Professore di legge – università di Hong Kong]

HSBC è una delle principali società di cambio valuta al mondo e vanta una posizione di rilievo nei mercati valutari di Hong Kong e Londra, rappresentando un ponte naturale tra la Cina e la City di Londra.

[Narratrice]

HSBC è stata la prima banca straniera a convertire la valuta cinese in altre valute. Le grandi opere della Via della Seta, la finanza e lo Yuan, fungono da cavallo di Troia per imporre la propria valuta sulla scena internazionale. HSBC sta ora compiendo il passo successivo per diventare il canale principale di investimento dei capitali cinesi a Londra. 40 anni dopo i petrodollari del Golfo, sono i miliardi in arrivo da Pechino a far venire l’acquolina in bocca alla City di Londra. Ed è il ministro delle finanze britanico, George Osborne, il migliore amico di HSBC, a esercitare ancora il controllo sulla situazione.

[George Osborne – ex ministro delle finanze britannico]

Più scambi e più investimenti con la Cina significano più affari e più posti di lavoro per la Gran Bretagna.

[Narratrice]

Il ministro ha particolarmente allentato le norme per accogliere i capitali cinesi. Si tratta dell’ultima tappa di una politica ad alto rischio che apre le porte dei mercati internazionali a un mondo finanziario guidato da Pechino.

[Will Fitzgibbon – International Consortium of Investigative Journalists]

Il denaro cinese è il buco nero dei buchi neri all’interno del sistema finanziario globale. Abbiamo un’idea di quanto denaro cinese potrebbe circolare. Abbiamo anche un’idea di quanto potrebbe uscire dalla Cina. Ma di questo abbiamo visto solo piccoli frammenti provenienti dalle fughe di notizie svizzere e dai Panama Papers.

[Marc Roche – giornalista e autore]

Il sistema finanziario cinese è totalmente diverso da quello occidentale a cui siamo abituati. Innanzitutto, non è soggetto agli stessi requisiti di trasparenza e regolamentazione. Inoltre, è finanziato dal Partito Comunista Cinese, e serve gli interessi politici di quest’ultimo. Infine, accanto a questa finanza ufficiale cinese, di cui non si sa nulla, esiste una finanza parallela, totalmente opaca e informale, che opera senza lasciare alcuna traccia, e costituita da una nube di debiti e prestiti. Ed è proprio questo settore finanziario ombra che rappresenta un potenziale pericolo per l’economia occidentale.

[Paola Subacchi – autore ed economista]

C’è un’enorme quantità di lavoro da fare in Cina per rendere il sistema finanziario e le banche più solidi. E quando dico solidi, intendo creare un sistema in grado di resistere al movimento dei capitali. Quindi ci deve essere chiarezza nei capitali in entrata e capitali in uscita, ovvero sui flussi in entrata e in uscita. Ma il governo cinese non sa come gestire questi flussi e non c’è alcuna regolamentazione. E questo è il problema fondamentale, che potrebbe persino portare a una sorta di crollo.

[Bill Majcher – ex agente sotto copertura della polizia a cavallo canadese]

Quando aziende del calibro e delle dimensioni di HSBC si uniscono a banche cinesi in rapida crescita, ormai enormi, otteniamo una ricetta per un potenziale disastro.

[Marc Roche – giornalista e autore]

Collegando la finanza cinese a quella occidentale, HSBC ha, per così dire, portato il lupo nel pollaio. Nessuno può opporsi finanziariamente a Pechino, nessuno è in grado o disposto a rifiutare il capitale cinese di cui le economie occidentali hanno bisogno, e nessuno può opporsi agli scagnozzi di Pechino che sono rappresentati dai banchieri di HSBC.

[Narratrice]

Dieci anni dopo la grande crisi finanziaria del 2008, la stabilità finanziaria rimane un’illusione. Aiutando la Cina a diventare la banca del mondo, HSBC ha creato una nuova minaccia globale. Finora, Pechino è sempre riuscita a contenere le sue crisi finanziarie entro i propri confini. Ma oggi, i banchieri hanno abbattuto le protezioni che prima avrebbero impedito la propagazione di una crisi cinese. E alla prima scintilla, il fuoco si propagherà verso ovest. E di fronte all’impotenza dei governi occidentali, saranno ancora una volta i loro cittadini a pagare il conto.

Considerazioni finali

Facciamo quindi le considerazioni finali. Innanzitutto, vi faccio notare che Xi Jinping viene presentato come un imperatore, quindi questo video non è particolarmente favorevole alla Cina. Anzi, se ci fate caso, l’intero documentario dipinge la HSBC come una banca criminale e la Cina come la principale regista di questa banca, con la collaborazione della Gran Bretagna. Chiaramente, quindi, non si tratta di un documentario particolarmente favorevole alla City di Londra né alla Cina.

Inoltre, il documentario sottolinea molto l’evasione fiscale, il fatto che HSBC riciclasse denaro sporco evadendo il fisco e impedendo a diversi personaggi, anche autorevoli, di pagare le tasse in Europa. Vi ricordo che l’Europa è la superpotenza dei regolamenti e si propone come il continente che impone le regole più restrittive, soprattutto in termini fiscali. Vi ricordo anche che Bruxelles ha l’obiettivo di creare una tassa unificata per tutto il continente, anche perché, senza una tassa unificata, un esercito unificato e titoli del tesoro unificati, l’Europa non ha senso dal punto di vista economico e l’euro non ha futuro.

Questo passaggio era stato previsto fin dall’inizio dagli esperti che hanno contribuito alla creazione dell’euro, ma non è stato fatto per motivi politici, perché giustamente ci si aspettava che ci sarebbero state delle rivolte. Adesso, invece, pensano di potercela fare, naturalmente facendo leva soprattutto su una serie di campagne di guerra psicologica che hanno avviato. Ma qual è esattamente la finalità di questo documentario e dove voleva arrivare?

Beh, innanzitutto ci parlano di sostituire il dollaro con lo yuan sotto il controllo della città di Londra, un progetto che, a dire il vero, era stato varato già subito dopo la grande crisi finanziaria menzionata nel documentario e che avrebbe dovuto fare leva sulla città di Londra, trasferendola da Hong Kong con HSBC come cavallo di Troia. In buona sostanza, si trattava di usare la Cina come in passato la città di Londra aveva usato gli Stati Uniti, ovvero come strumento da dissanguare.

L’idea era quella di creare una valuta unica che, sebbene nominalmente gestita da Pechino, sarebbe stata poi manipolata sostanzialmente da Londra e da Hong Kong, e di aprire l’economia cinese in modo da consentire un libero flusso di capitali. Con un libero flusso di capitali, il Partito Comunista Cinese sarebbe crollato. Questo lo sappiamo, ce lo hanno detto loro stessi e, in effetti, nel video viene ripreso un concetto che abbiamo visto anche nella legione in modo molto più approfondito.

Non si possono avere tutte le cose, ma solo due su tre. Nel caso della Cina, il Paese vuole poter gestire la propria valuta in modo totalmente autonomo, mantenere un blocco sul flusso di capitale e non permettere l’uscita di capitali dalla Cina senza l’autorizzazione del governo, né l’ingresso di capitali senza l’autorizzazione del governo. Inoltre, vuole avere il massimo controllo sui tassi di interesse e sulla politica fiscale interna. La Cina sa che l’unico modo per mantenere un’industria forte è proteggerla, quindi non aprire i cancelli al capitale esterno e al controllo di capitale dall’esterno. Quindi, questo non sarebbe mai successo. In effetti, il progetto dello Yuan come valuta centrale globale era già fallito nel momento in cui è stato proposto questo documentario.

Ci dicono che ci sarebbero voluti 20 anni, ma in realtà già nel 2014 le persone informate sostenevano che il progetto cinese dello Yuan internazionale non avrebbe avuto successo. Rimaneva comunque il progetto fondamentale di usare il Fondo Monetario Internazionale per lanciare una valuta sostitutiva del dollaro, anche perché, parallelamente, gli Stati Uniti stavano cercando di riprendere il controllo del dollaro, che fino a quel momento era stato prevalentemente sotto il controllo di Londra e serviva a tutt’altro.

Questo “tutt’altro” immagino che l’abbiate capito, visto che stiamo parlando di Christine Lagarde, della Cina, il cui presidente è un imperatore, e di Londra, sulla quale stiamo buttando fango, cosa che naturalmente è meritatissima, ma è chiaro che questo documentario non viene da Londra, bensì da Bruxelles o da Francoforte, dove poi Christine Lagarde è arrivata come presidente della Banca Centrale Europea.

Quindi, il progetto era questo: visto che lo Yuan non ha funzionato, useremo l’euro e l’euro diventerà la valuta di riferimento globale, facendo di nuovo leva sulla Cina, ma con un modello che, sebbene diverso da quello inglese, non è sostanzialmente differente. Si tratta di un progetto che la Cina non ha caldeggiato né appoggiato, e che oggi ci pone di fronte a un problema fondamentale. Gli Stati Uniti stanno riaffermando la loro autorità, se vogliamo, il loro predominio sul dollaro. Lo vediamo nella guerra in Iran, di cui parliamo più diffusamente nella legione, e il prossimo obiettivo, vi lascio indovinare quale potrebbe essere.

Roberto Mazzoni

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