La guerra della Propaganda – parte 2 – Soggiogare tramite i mass media – MN #182

La guerra della propaganda – parte 2 – Soggiogare tramite i mass media – MN #182

Questa è la seconda parte di un video, che abbiamo necessariamente diviso in più parti, dove esaminiamo in che modo la propaganda può essere utilizzata per scatenare una guerra e poi farla proseguire a oltranza, indipendentemente da chi vinca e chi perda, e da quali siano i reali beneficiari di tale conflitto.

Vi invitiamo a guardare prima il video precedente, il 181, perché contiene materiale indispensabile per comprendere anche questo.

Riprendiamo comunque alcuni concetti chiave: la propaganda è una tecnologia per la costruzione del consenso.

Si basa, alla sua origine, sulle ricerche della psicologia comportamentale moderna sviluppata in origine dal medico tedesco Wilhelm Wundt. Ha trovato la sua prima applicazione nella manipolazione su vasta scala dell’opinione pubblica di americani, britannici e francesi durante la Prima Guerra Mondiale.

Il primo autore a codificarla è stato l’americano Walter Lippmann nel suo testo Public Opinion, opinione pubblica, pubblicato nel 1922 sulla base dell’esperienza maturata dallo stesso Lippmann nel corso della guerra.

Nel libro, Lippmann esprime come segue le premesse e le finalità per questa nuova tecnologia:

“L’Eldorado democratico non può essere raggiunto nelle attuali società di massa, i cui membri – in gran parte incapaci di un pensiero lucido o di percezioni chiare, guidati dagli istinti del branco e dai meri pregiudizi, e frequentemente disorientati dagli stimoli esterni – non sono equipaggiati per prendere decisioni oppure per intavolare discorsi razionali. Di conseguenza la ‘Democrazia’ richiede un corpo al di sopra del governo composto da professionisti distaccati, che filtrano i dati, ragionano sulle cose, e impediscono che la nazione esploda oppure si fermi con uno schianto.

Benché sia possibile insegnare al genere umano come pensare, tale procedura è lunga e lenta. Nel frattempo, le questioni più importanti devono essere inquadrate e le scelte devono essere fatte da ‘amministratori responsabili’.

È questa casta che decide per chi dobbiamo votare, che cosa dobbiamo comperare e che cosa va considerato buono oppure cattivo. Si tratta di una sorta di aristocrazia manageriale che ci governa grazie alle sue qualità innate di leadership, alla sua capacità di fornire le idee di cui c’è bisogno e alla sua posizione chiave nella struttura sociale”.

In questa seconda parte esamineremo un politico particolare, il britannico Boris Johnson, che tanto ha fatto per portare il proprio paese alla rovina e per garantire che la guerra in Ucraina scoppiasse e poi continuasse a tempo indeterminato. Già in aprile di quest’anno, Johnson è andato in Ucraina per assicurarsi che le trattative di pace che erano state avviata dal governo ucraino e quello russo naufragassero e che la guerra continuasse.

Alla fine di agosto, a distanza di sole due settimane dal suo abbandono della posizione di primo ministro britannico, Johnson è tornato in Ucraina per assicurarsi che il governo ucraino accelerasse i propri sforzi bellici, provocando la morte di un gran numero di soldati ucraini, in aggiunta alle decine di migliaia di caduti dall’inizio della guerra.

Nel prossimo video vediamo perché il suo stesso partito ha deciso di silurare Johnson. Si parla di “woke” che è il movimento neo-marxista americano che i globalisti hanno adottato come piattaforma per costringere le popolazioni a seguirli usando la leva del razzismo e dell’orientamento sessuale.

Boris Johnson, un lupo vestito da agnello

[Tucker Carlson]

Un uomo che conosce bene Boris Johnson è il suo ex consigliere, Thomas Corbin Dillon. Thomas, grazie per esserti unito a noi stasera.

[Thomas Corbett-Dillon]

Prego.

[Tucker Carlson]

In primo luogo, la domanda ovvia. Perché Boris Johnson si è dimesso da primo ministro? Non ne comprendo appieno il motivo.

[Thomas Corbett-Dillon]

Tucker, è davvero una situazione caotica. Ma per farla breve, abbiamo eletto Boris Johnson affinché fosse il Trump britannico. Avrebbe dovuto dare un bello scossone al sistema. Avrebbe dovuto realizzare la Brexit. Avrebbe dovuto attaccare le élite, ma è stato rapidamente risucchiato dall’agenda globalista. Ha passato un sacco di tempo a leccare le scarpe a Macron e alla Merkel, finendo per dimenticare di essere un conservatore, Come hai detto prima, è andato pesante sui lockdown e sui vaccini. È diventato “woke” e ha aderito appieno all’idea della fine del mondo propagandata da Greta Thunberg, il che non ha nulla a che vedere con ciò per cui il popolo conservatore lo ha votato.

Boris è stato eletto da un gruppo molto numeroso di elettori della classe operaia che, per la prima volta, hanno votato per un politico conservatore. E queste persone vogliono cose semplici, più posti di lavoro, meno tasse, una mano ferma contro il crimine, contro i nostri nemici e per salvaguardare i nostri confini. Ma è stato risucchiato in questa agenda globalista che semplicemente non era quello che la gente voleva. Quindi, alla fine, i parlamentari hanno iniziato ad ascoltare le persone sul campo e si sono resi conto che questo non era più il leader adatto.

[Tucker Carlson]

Si è umiliato alla grande. E senza offesa per te e per il tuo paese. Ma credo che abbiate sentito che c’era qualcos’altro che bolliva in pentola. Perché mai si sarebbe lasciato risucchiare nel tipo di stile di vita più stupido e più convenzionale che esista, il liberalismo, quando è ovviamente un tizio molto intelligente.

[Thomas Corbett-Dillon]

Sì, in qualche modo si è innamorato della banda di elitari con cui viaggiava per il mondo. Ha speso un sacco di tempo cercando di salvare l’Ucraina e tutte queste cose. Ciò che è sembrato accadere è che il governo aveva perso la retta via. Non sapevano più cosa stavano cercando di fare. Non sapevano quali fossero le politiche idonee. Hanno cercato di giocare al globalismo britannico, ma noi abbiamo problemi enormi nel Regno Unito.

Alla pari dell’America dove ci sono due problemi come la crisi del carburante e l’inflazione, e tutte queste cose. Questo è ciò che la gente vuole, ma non era più quello che Johnson stava offrendo. Quindi è un peccato perché aveva moltissimo potenziale. Aveva tutto quello che serviva, ne eravamo entusiasti. Aveva persino anche i capelli come Trump, ma alla fine ha fatto fiasco.

[Tucker Carlson]

L’intera questione è molto triste e anche molto strana. Spero che abbiate qualcuno migliore, anche se non sembra. Thomas, apprezzo la tua analisi. Grazie mille.

[Thomas Corbett-Dillon]

Prego.

La grande frode della Brexit

Boris Johnson si era presentato come il politico che avrebbe finalmente realizzato la Brexit e che avrebbe combattuto le élite. In realtà si  è rivelato il peggior globalista che la Gran Bretagna abbia mai avuto e che ha portato il proprio paese sull’orlo del collasso.

Evidentemente l’elettorato britannico è stato fuorviato dai media britannici che hanno creato nella sua mente un’immagine di Johnson che era diversa dalla realtà, come visto nel video precedente, e che poi hanno alimentato a lungo fino a che la dura realtà della guerra e dell’inflazione hanno portato le persone a svegliarsi.

Walter Lippmann, l’autore di Public Opinion, opinione pubblica, che ha sperimentato e codificato per primo le tecniche di propaganda sul pubblico britannico e americano durante la prima guerra mondiale, ci descrive esattamente questo obiettivo che era già stato codificato oltre cento anni fa: “Sto cercando di far accettare in modo serio il principio secondo cui una decentralizzazione politica attraverso la rappresentazione personale può funzionare solo quando complementata da una rappresentazione dei fatti invisibili che ci permetta di sfuggire all’intollerabile e disfunzionale favola secondo cui ciascuno di noi deve acquisire un’opinione competente degli affari pubblici. Il problema della stampa è confuso poiché i suoi critici e i suoi apologeti si aspettano che sia la stampa a tradurre questa favola in realtà, si aspettano che sia la stampa a renderci visibili tutto ciò che è invisibile seguendo la teoria democratica, e che i lettori si aspettino che questo miracolo (di immediata comprensione) sia realizzabile senza sforzi e costi da parte loro.

I democratici considerano i giornali una panacea per i propri difetti, laddove un’analisi della natura e della base economica del giornalismo sembra mostrare che giornali inevitabilmente riflettono e, di conseguenza, in misura maggiore o minore, intensificano, l’organizzazione difettosa dell’opinione pubblica. La mia conclusione è che l’opinione pubblica debba essere organizzata per conto della stampa e non da parte della stampa, com’è oggi, se vogliamo che le giuste opinioni vengano trasmesse. Tale organizzazione sarebbe il primo compito di una nuova scienza politica che si è conquistata il giusto posto quale formulatore delle opinioni, così da influenzare le decisioni successive, anziché giustificare o riportare tali decisioni dopo che sono state prese”.

In questo modo, gli esperti manipolatori della propaganda, che sono sempre invisibili, preparano le veline che passano ai giornali al fine di influenzare le decisioni dei politici prima che vengano prese, usando come strumento di ricatto l’opinione iniettata nelle masse attraverso questa campagna.

Vediamo ora in che modo questo sistema può essere utilizzato per manipolare un intero governo e parlamento e poi scatenare una guerra. Nel video si parla di Jen Psaki che per un anno è stata la rappresentante stampa della Casa Bianca sotto Joe Biden. Si parla anche di Adam Schiff, politico americano affiliato del Partito Democratico che ha vinto l’elezione al proprio seggio grazie ai finanziamenti dell’organizzazione senza fini di lucro MoveOn.org gestita da George Soros. Schiff ha anche ricevuto il premio Toll Fellowship da parte di un’altra non profit, il Council of State Governments (CSG), pesantemente finanziata da George Soros attraverso la Open Society Foundation, vale a dire l’organizzazione madre con cui Soros distribuisce i propri fondi per inquinare la politica e la vita sociale americana.

Si parla anche di Adam Kinzinger, un repubblicano voltagabbana che ha votato per consentire l’impeachment di Trump e che fa parte del ridicolo comitato di indagine parlamentare sulle vicende del 6 di gennaio. La sua stessa famiglia lo definisce una vergona davanti a Dio.

Perché Washington vuole la guerra in Ucraina

[Tucker Carlson]

Buonasera, e benvenuti a Tucker Carlson stasera. Ecco un ricordo felice. All’ora di colazione del giorno delle elezioni presidenziali del 2016, praticamente nessuno a Washington pensava che Donald Trump potesse vincere. E non lo pensavano perché l’intero corpo della stampa aveva detto loro, per mesi, che Trump non aveva nessuna possibilità. In realtà, non era una vera gara presidenziale, e la sera dell’8 novembre Donald Trump sarebbe stato semplicemente sommerso da un imponente tsunami, e spazzato via per sempre, insieme al resto del Partito Repubblicano, o per lo meno chi aveva collaborato con lui. E i sondaggi sembravano confermarlo, alla pari dei mercati per le scommesse private, uno dei quali, quella mattina, aveva fissato un vantaggio di 80 a 20 per Hillary Clinton.

Però, alla fine della serata, scoprirono non solo di aver torto, ma di aver sbagliato in modo clamoroso. A mezzanotte, Trump aveva vinto, e un sacco di persone altamente istruite ed estremamente ben accreditate, apparvero improvvisamente molto ridicole. Hillary Clinton rimase scioccata a tal punto da rifiutarsi, quella notte, di fare il discorso di concessione. Andò a letto sperando che fosse solo un incubo. Ora, probabilmente ricorderete tutto questo molto bene, ma è stato ciò che è successo subito dopo le elezioni che scopriamo essere, in molti modi, ben più importante. Ciò che avvenne in quei giorni ha impostato il percorso che ci ha portati dove siamo oggi: lanciati in corsa verso uno dei più grandi disastri della nostra storia. In quel momento, i leader del Partito Democratico non erano in grado, in effetti, di gestire l’esito delle elezioni del 2016. Hanno perso l’autocontrollo a seguito della tensione e per il peso delle aspettative disattese.

Ma anziché guardarsi dentro e valutare il proprio ruolo nel disastro, e chiedersi che cosa avessero fatto di sbagliato, o per quale motivo gli elettori li avessero respinti, come un adulto emotivamente maturo avrebbe potuto fare, si sono messi subito alla ricerca di qualcun altro da incolpare. E quasi subito hanno scelto la Russia, e ci hanno detto che Vladimir Putin aveva fatto eleggere Donald Trump. Hillary Clinton lo ha detto ripetutamente. All’inizio, era difficile prendere la cosa sul serio. Ci abbiamo provato, ma non c’erano prove che lo confermassero. E così, qualsiasi persona razionale è giunta all’ovvia conclusione che si trattasse di un meccanismo di difesa psicologica infantile. Non era un’affermazione realistica. Eppure continuavano a dirla pur non avendo nessuna prova.

E nel corso del tempo, hanno iniziato ad agire come se fosse vera. E poi, poco dopo, hanno paralizzato l’intero governo federale per anni, cercando inutilmente di dimostrare le affermazioni che stavano alla base del Russiagate. Ma non ci sono mai riusciti, perché non erano vere. Ciò nonostante, vi si sono aggrappati. Non hanno mai smesso di ripetere che il governo russo aveva manomesso le nostre elezioni. Persino Jen Psaki, poco tempo fa, le ha ripetute ad alta voce come se fossero vere. Ecco il contesto: nel ripetere tali affermazioni, Psaki ha cercato di spiegare il motivo per cui l’amministrazione Biden sta, in effetti, cercando di rovesciare il governo russo. E, per una volta, Psaki ha detto la verità. Ecco il motivo. I democratici si sono convinti che la Russia abbia rubato la presidenza che apparteneva di diritto a Hillary Clinton. E ne sono tutt’ora convinti.

Ed è per questo che ci stanno portando in guerra con la Russia. Ci sono naturalmente molte altre cose che stanno succedendo, molti filoni della storia, come in qualsiasi grande avvenimento, ma la motivazione centrale, è semplicemente questa. Sappiamo che non è una motivazione valida e che la guerra in Ucraina non è per salvaguardare la democrazia. Non siamo così stupidi. Sappiamo che non si tratta nemmeno di proteggere i sacri confini di un paese sovrano. Sappiamo con certezza che l’amministrazione Biden non si preoccupa affatto di tali principi perché vediamo come gestisce i confini del nostro paese.

Ed è una triste notizia per molti americani che sono compassionevoli verso il popolo ucraino. Ma ora sappiamo che la guerra in Ucraina non riguarda certamente l’assistenza a quei poveri e numerosi civili ucraini che moriranno con certezza grazie alle politiche dell’amministrazione Biden. Se si volesse davvero salvare l’Ucraina, il suo popolo, le sue infrastrutture, la nazione nel complesso, si spingerebbe in direzione di un accordo di pace. Voi l’avreste già fatto due mesi fa. Ma loro non lo stanno facendo. L’hanno scartato a priori. Quindi il loro obiettivo non è salvare l’Ucraina o salvare vite umane. La guerra in Ucraina è invece progettata per provocare un cambio di regime a Mosca. Vogliono rovesciare il governo russo come vendetta per le elezioni del 2016. Questa è la logica, e forse si tratta dell’inevitabile fase finale del Russiagate. Avremmo dovuto aspettarcelo, perché ce lo hanno detto ad alta voce già anni fa. Ecco Adam Schiff che lo predice proprio due anni fa. Guardate.

[Adam Schiff]

Come ha detto un testimone durante la nostra inchiesta di impeachment, gli Stati Uniti aiutano l’Ucraina e il suo popolo, in modo da poter combattere la Russia in territorio ucraino anziché a casa nostra.

[Tucker Carlson]

Quindi armiamo l’Ucraina al fine di poter combattere la Russia. Ma quanti sono gli americani che vogliono davvero combattere la Russia? Probabilmente molto pochi, indipendentemente da quello che potreste pensare di Putin, e immagino che non ne abbiate una grande opinione, e che non siate particolarmente interessati a trasferirvi in Russia. Ma Adam Schiff ce lo ha detto a chiare lettere quel giorno nella Camera dei Deputati. Non stiamo armando l’Ucraina al fine di aiutare gli ucraini, che sono solo sfortunate pedine. Invece armiamo l’Ucraina al fine di punire la Russia. Ma perché? Per aver rubato l’incoronazione di Hillary Clinton. Avremmo dovuto prendere Adam Schiff sul serio, ogni volta che ce lo ha ripetuto a più riprese.

Ma non possiamo più fare a meno di prenderlo sul serio, perché Adam Schiff è ora uno dei principali promotori di questa guerra. Adam Schiff ha trascorso questo fine settimana in Europa orientale per sincerarsi dell’andamento di una guerra che si è tanto prodigato a fomentare. Ci è andato con Nancy Pelosi e con un gruppo di altri parlamentari democratici che sono stati al centro di questa cospirazione. Sono i veri credenti del Russiagate, che finalmente vedono il realizzarsi della loro teoria. Ecco di cosa si tratta. Guardate il gruppo, con Pelosi e Schiff, che incontra il presidente dell’Ucraina.

[Volodymyr Zelensky]

Siete i benvenuti.

[Tucker Carlson]

Quindi, come hanno fatto Adam Schiff e Nancy Pelosi a finire a capo della politica estera americana mentre ci troviamo sull’orlo di una terza guerra mondiale. E perché i repubblicani li sostengono? E cosa succede quando si mettono persone che hanno dimostrato una tale mancanza di autocontrollo o di saggezza a capo di qualcosa di così importante come il destino delle nazioni? Ecco cosa succede. Osservate come, uno dopo l’altro, i democratici che avete appena visto, annunciano che questo cambio di regime è tutt’altro che finito, e che, in realtà, questa guerra è appena cominciata. Guardate.

[Jason Crowe]

Una cosa molto chiara è che questa delegazione, alla pari del presidente Biden, è stata molto esplicita nella sua più recente richiesta di un pacchetto di aiuti. È una richiesta di portata storica che spingeremo con forza affinché venga approvata dal Congresso degli Stati Uniti. E tale richiesta invia un messaggio molto semplice. Non siamo interessati a giungere a uno stallo. Non ci interessa tornare allo status quo precedente. Gli Stati Uniti d’America vogliono vincere, e noi staremo a fianco dell’Ucraina fino a quando non avrà conseguito la piena vittoria.

[Tucker Carlson]

Quello era il parlamentare Jason Crowe, un buffone certificato, che dice che non stiamo puntando a una situazione di stallo. Ma cosa centriamo noi? Sulla base delle loro dichiarazioni pubbliche, ci eravamo fatti l’impressione che stessimo difendendo la sovranità di un altro paese, l’Ucraina, che non dipende da noi, bensì dipende dagli elettori ucraini, perché l’Ucraina dovrebbe essere una democrazia. Ma ecco il parlamentare Crow che ci dice che non accetteremo una situazione di stallo. Che stiamo combattendo la guerra per vincerla. E che vinceremo. Che non ce ne andremo fino alla vittoria completa. Ma, a questo punto, sorge l’ovvia domanda: cosa intendono per vittoria? Come faremo a sapere che avremo vinto? Beh, Jason Crow non ce l’ha detto. E nemmeno Nancy Pelosi, se è per questo. Ha semplicemente detto che continueremo a spedire armi in Ucraina fino a quando la lotta non sarà finita.

[Nancy Pelosi]

Crediamo che vi stiamo facendo visita per ringraziarvi della vostra lotta per la libertà, che questa sia una frontiera della libertà, e che la vostra lotta sia una lotta per tutti noi. E quindi il nostro impegno è di essere presenti per voi fino a quando la lotta non sarà giunta al termine.

[Tucker Carlson]

Ma come siamo arrivati a questo punto? Vi sentite forse traditi se siete tra i milioni di americani di buon cuore che hanno eretto una bandiera ucraina davanti a casa oppure se la sono appuntata come spilla sul bavero, così da esprimere la propria solidarietà con il popolo povero e oppresso dell’Ucraina? Probabilmente non avevate immaginato d’infilarvi in una situazione dove Nancy Pelosi ci dice che siamo in guerra a tempo indeterminato con una potenza nucleare. è forse un film che abbiamo già visto? In effetti, ne abbiamo appena finito uno dopo 20 anni in Afghanistan. Questa sarà forse una replica? Nancy Pelosi ha detto che questo è un conflitto senza fine, proprio come la guerra al terrorismo. E nel caso non l’aveste sentita, tutti gli altri hanno ripetuto la stessa frase. Ecco di nuovo il vostro incubo: Adam Schiff, responsabile della guerra contro la Russia. Guardate.

[Adam Schiff]

L’intero mondo libero ha interesse nell’esito di questa guerra e nel garantire che l’Ucraina sia vittoriosa. E siamo determinati a fare tutto ciò che è in nostro potere per fare in modo che accada. Siamo orgogliosi di stare fianco a fianco con l’Ucraina, e lo faremo fino alla vittoria.

[Tucker Carlson]

Queste persone pensano di partecipare a un gioco di ruolo. Non hanno la più pallida idea di quello che dicono e non gliene importa. Possono fingere di essere statisti, per un giorno. Ma quando Adam Schiff e Nancy Pelosi, due persone con una comprovata storia pluriennale, che li ha visti disposti a dire qualsiasi cosa per acquisire potere personale, e migliorare le sorti del proprio partito, danno a un capo di stato straniero un assegno in bianco su cui può scrivere la cifra che vuole, dovete chiedervi verso che direzione stiamo andando. Sappiamo come potrebbe andare a finire. è la politica estera più sconsiderata che si sia vista nella storia americana.

State osservando un gruppo di leader decadenti, in alcuni casi del tutto senili, che rigettano alla leggera la nozione che ci possa essere una qualsiasi conseguenza nell’andare in guerra con una nazione armata di armi nucleari. Per loro non vale nemmeno la pena di considerare le possibili conseguenze di una guerra nucleare. Ma invece dobbiamo pensarci. Ci dicono ogni giorno che Vladimir Putin è malvagio e pazzo. E questo potrebbe magari essere vero, ma questo stesso uomo ha minacciato di usare armi nucleari contro gli Stati Uniti e contro l’Europa occidentale se questa guerra dovesse continuare. Perché non gli crediamo? Potreste non esservene accorti. Pare che il New York Times non abbia avuto il tempo di parlarne. Ma eccovi il ministro degli Esteri russo che proprio la scorsa settimana ha sottolineato il punto

[Giornalista]

Il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, lancia un agghiacciante avvertimento sul rischio di una guerra nucleare. Parlando con i media gestiti dallo stato, Lavrov ha detto che il pericolo è serio. È reale e non può essere sottovalutato. Ha aggiunto che non voleva vedere che questi rischi di guerra nucleare venissero gonfiati artificialmente.

[Tucker Carlson]

Lavrov dice che non vuole vedere questo rischio gonfiato in modo artificiale. Quindi quello che ci stanno dicendo è quanto segue: useremo armi nucleari contro di voi e i vostri alleati, se non vi tirerete indietro e se la situazione ponesse un rischio esistenziale per la Russia come, per esempio, se steste cercando di rovesciare il nostro governo. Possiamo solo concordare che questa sia una possibilità reale, e che lo sia stata per un bel po’ di tempo. Giusto due anni fa, Vladimir Putin ha modificato la politica di deterrenza nucleare russa.

La nuova politica consente alla Russia di usare armi nucleari in risposta a un attacco convenzionale, vale a dire anche una provocazione non nucleare. A marzo, l’ex presidente russo, Dimitri Medvedev, che siede nel Consiglio di sicurezza russo, ha ricordato al nostro paese tale politica. Ha avvertito Joe Biden che la Russia avrebbe effettivamente usato armi nucleari contro l’Occidente in risposta a qualsiasi, e riporto le esatte parole, atto di aggressione commesso contro la Russia e i suoi alleati. Come potrebbe funzionare? Potrebbe, ad esempio, includere l’abbattimento di un aereo da trasporto russo con a bordo centinaia di soldati russi?

Il Pentagono ha già ammesso di averlo fatto, su NBC News, e se ne sono anche vantati. Non c’è bisogno di essere in favore dei russi per vederlo come un atto piuttosto scriteriato. Dove ci porta tutto questo? Dovremmo scoprirlo. Sappiamo che Putin ha messo in allerta le forze nucleari russe. E, ve lo ricordo, la Russia dispone del più grande arsenale nucleare del mondo. Per quale motivo non dovrebbe usarlo? Ci dicono ogni giorno che Putin è malvagio, pazzo e che potrebbe essere un rischio. Ciò nonostante, nessuno a Washington sembra minimamente preoccupato. In effetti, il parlamentare Adam Kinzinger che chiaramente, a questo punto, non ha più nulla per cui vivere, chiede di emettere un assegno in bianco per sostenere un conflitto a tempo indeterminato in Ucraina. E usa la stessa giustificazione legale che ci ha portato in Iraq per quasi 20 anni. Vuole l’autorizzazione per usare le forze militari statunitensi. Guardate.

[Giornalista]

Il senatore Kaine ci ha detto che è troppo presto per iniziare a parlare di un potenziale uso della forza militare statunitense in Ucraina. Pensa che abbia ragione?

[Adam Kinzinger]

No. Non credo che serva usare forza militare in Ucraina in questo preciso momento. Ma ho appena presentato una richiesta per l’autorizzazione ad utilizzare l’uso della forza militare, così da conferire al presidente il supporto del Congresso e il permesso di farlo qualora in Ucraina vengano impiegate armi di distruzione di massa, nucleari, biologiche o chimiche. Non costringe il Presidente a farlo, ma glielo permette. Potrebbe esserci un punto in cui dovremo riconoscere che è il momento di farlo. All’inizio della seconda guerra mondiale nessuno voleva essere coinvolto, ma, alla fine, si sono resi conto che dovevano farlo. Spero che non si arrivi a quel punto, ma dovremmo essere pronti nel caso accadesse.

[Tucker Carlson]

Prima della seconda guerra mondiale, dice Adam Kinzinger. Quindi, l’anno scorso, Adam Kinzinger era un tizio che aveva perso l’opportunità di essere rieletto e che cercava di procurarsi un posto come collaboratore in qualche notiziario televisivo. Il suo futuro appariva cupo. Ora, lo vediamo nelle trasmissioni domenicali ogni fine settimana, mentre fa la sua imitazione di Winston Churchill. Vedete quindi che c’è un incentivo intrinseco per i parlamentari mediocri e intellettualmente limitati nel trasformarsi in guerrafondai.

Ma dovete chiedervi per quale motivo, all’improvviso, tutti parlano di armi chimiche e biologiche. Solo un paio di settimane fa, Joe Biden, il presidente degli Stati Uniti, ha promesso di rispondere allo stesso modo, nel caso in cui i russi usassero armi chimiche. In altre parole, gli Stati Uniti userebbero le proprie armi chimiche contro i russi, se questi ultimi usassero le loro contro gli ucraini. Ma poiché gli Stati Uniti non possono ammettere di avere armi chimiche, Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale di Joe Biden, la cui memoria ancora funziona, ha rapidamente smentito il presidente dicendo che si era espresso male. Proprio come ha fatto quando Biden ci ha detto che questa guerra mira al cambio di regime. Sullivan ha ribadito che non useremmo mai armi chimiche. Ma per qualche ragione, molti membri di entrambi i partiti, a Washington, continuano a parlare con insistenza dell’uso di armi chimiche contro la Russia. Ecco uno dei membri più limitati del Congresso, Michael McCaul, un repubblicano del Texas, ampiamente considerato come un portavoce delle agenzie di intelligence. Ascoltate cosa dice.

[Michael McCaul]

Cosa accadrebbe se un’arma chimica oppure una bomba nucleare tattica a corto raggio fossero sganciate in Ucraina? Qui la vera domanda è questa: il mondo se ne starebbe pigramente seduto a guardare ciò che accade senza fare nulla?

[Giornalista]

Ma che cosa dovremmo fare?

[Michael McCaul]

Quando ho parlato con il Segretario Generale della NATO, ho trovato difficile capacitarmi del fatto che il suo compito sia di difendere la NATO, e non di innescare l’Articolo Cinque. Però a mio giudizio, questo sarebbe inaccettabile. Supera una linea invalicabile. E penso che se ciò accadesse, noi dovremmo rispondere nello stesso modo.

[Tucker Carlson]

Storie come questa offrono a persone come Michael McCaul la possibilità di darci una lezione morale in televisione, che è l’unica cosa che li attrae. Ma, di nuovo e all’improvviso, ci sono membri del Congresso che hanno accesso a informazioni d’intelligence di alto livello, che parlano come se nulla fosse dell’uso di armi chimiche o nucleari contro una nazione che dispone di armi nucleari. Non stiamo difendendo la Russia. Non siete costretti a credere che l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia sia giustificata. Non lo era. Pensare a se stessi non è difendere Putin. E dobbiamo chiederci, come siamo arrivati a parlare di guerra nucleare durante le trasmissioni domenicali. Dobbiamo proprio farlo? Siamo pronti per questo?

È chiaro che nessuno nell’amministrazione Biden se ne preoccupa. L’escalation continua a un ritmo notevole, basta guardare dove vanno i soldi per saperlo. Continuiamo a mandare denaro a palate al governo dell’Ucraina, che proprio l’anno scorso, il Partito Democratico ha descritto come uno dei più corrotti al mondo. Ciò nonostante, stiamo inviando denaro in Ucraina a livelli che sono sbalorditivi. A marzo, Joe Biden ha firmato un pacchetto di aiuti per l’Ucraina da 13,6 miliardi di dollari. Poi ha mandato altri 1,3 miliardi di dollari a fine aprile.

Aveva già mandato 350.000.000 a febbraio, e altri 800 milioni di dollari a marzo. Per giunta,  Joe Biden ha già chiesto altri 33 miliardi di dollari per l’Ucraina che includono finanziamenti, e cito le esatte parole, per sistemi di artiglieria a lungo raggio di un calibro più pesante degli obici che abbiamo già mandato. In altre parole, stiamo mandando in Ucraina artiglieria che potrebbe facilmente colpire il territorio russo, e stiamo anche aggiungendo 33 miliardi di dollari in contanti affinché possano farlo. Ma del resto cosa saranno mai 33 miliardi in un momento in cui il Congresso sta staccando assegni per trilioni di dollari?

Per contestualizzare, 33 miliardi di dollari sono più del doppio di quanto l’amministrazione Biden spende per proteggere i nostri confini nazionali. Un solo assegno per l’Ucraina corrisponde a più del doppio del budget annuale per proteggere i nostri confini. In realtà, è più del doppio. Di fatto, l’amministrazione Biden ha appena richiesto 15 miliardi per l’intero budget dedicato alle guardie di frontiera e solo 8 miliardi per la polizia d’immigrazione. Quindi in una sola settimana spendiamo il doppio per proteggere i loro confini di quello che spendiamo in un anno per i nostri. Ma è anche di più di quanto spendiamo ogni mese per prenderci cura dei nostri veterani. E la cosa ancora più triste di tutto questo è che le azioni del nostro governo non hanno indotto i russi a ritirarsi dall’Ucraina, e nessuno sostiene che serviranno a tale scopo. Non hanno mandato Putin in bancarotta. Non hanno paralizzato l’economia russa, ma di certo hanno danneggiato la nostra. Che cosa sta succedendo? Il Daily Mail riporta che un oligarca russo strettamente legato a Vladimir Putin, in questo momento è nella lista dei cattivi perché ha incontrato più volte il figlio del presidente a Mosca per discutere di accordi di investimento. Quindi tale oligarca, stranamente, viene sanzionato dal Regno Unito, ma non è sanzionato dall’amministrazione Biden, che, nonostante tutti i suoi discorsi bellicosi sulla Russia, ha deciso di non sanzionare l’unico oligarca amico del figlio del presidente.

Giusto per fissare un concetto. Questo non ha nulla a che fare con l’Ucraina. La guerra in Ucraina non ha nulla a che fare con l’Ucraina, con le fortune a lungo termine di tale nazione oppure con la salute e la sicurezza del suo popolo. Ci sono molte altre cose in ballo. Ad esempio, la richiesta dell’amministrazione Biden per gli aiuti all’Ucraina include anche un percorso verso la cittadinanza per i rifugiati afghani, i loro coniugi e i loro figli. Il Segretario di Homeland Security, a propria discrezione, può adeguare lo status di un cittadino afghano a quello di un individuo legalmente ammesso e residente permanente. Quindi in un pacchetto destinato a difendere i confini di un’altra nazione sovrana, continuiamo a degradare i nostri. Scommetto che non avevate pensato che, per difendere la democrazia ucraina, servisse ammettere altri 10.000 cittadini stranieri nel nostro paese, da un giorno all’altro. Se volete sapere perché i nostri leader sono determinati a intensificare questo conflitto, eccovi le risposte. Ne possono ricavare più potere personale. Possono vendicarsi per le elezioni del 2016.

E se questo significa innescare un conflitto nucleare tra due nazioni, pazienza, sono comunque disposti a farlo.

Una guerra senza fine

Nel video appare più chiaro per quale motivo Joe Biden e il suo partito spingano con enfasi affinché la guerra in Ucraina continui e non ha nulla a che vedere con gli interessi degli ucraini. Nel prossimo video vediamo come si è arrivati a questo punto e in che modo la ripetizione di una bugia sfacciata possa funzionare ai fini propagandistici se c’è il supporto dei mass media. Nel video si parla della DNC che sarebbe la direzione centrale del Partito Democratico e di John Podesta, un politico dello stesso partito che ha avuto un ruolo centrale nella campagna elettorale di Hillary Clinton e la cui email era stata hackerata rivelando messaggi compromettenti per Hillary.

Si parla anche di Jim Clapper, Director of National Intelligence, vale a dire il responsabile di un ufficio che è responsabile per integrare a beneficio del presidente tutte le informazioni provenienti dalle varie organizzazioni di intelligence statunitensi. Jim Clapper è stato, fin dal momento della sua elezione, uno dei principali accusatori di Trump sul tema della bufala sull’interferenza russa nelle elezioni presidenziali americane del 2016.

Viene menzionata anche Samantha Power, nota guerrafondaia e anch’essa attiva accusatrice di Trump nel corso della propaganda che lo ha dipinto per anni come agente russo portato alla Casa Bianca da Vladimir Putin.

Susan Rice, borsista della Rhode Scholarship britannica che seleziona tutta la struttura di management del Nuovo Ordine Mondiale, è stata Consigliere per la Sicurezza nazionale sotto Obama, vale a dire che aveva la responsabilità di coordinare, per il presidente, le attività di intelligence e quelle militari. Ha partecipato attivamente a fomentare l’indagine su Trump per la collusione russa e oggi ha un ruolo chiave nella Casa Bianca di Joe Biden.

Loretta Lynch, in quanto Procuratore Generale, che negli Stati Uniti corrisponde alla posizione di ministro della giustizia, ha superveduto le attività dell’FBI, che fa parte del ministero di giustizia, durante la fase iniziale dell’indagine segreta contro Trump che mirava a raccogliere prove per dimostrare che era una spia russa.

Roger Stone è invece un consulente politico e personaggio mediatico che per molti anni ha lavorato nelle campagne elettorali del partito democratico e che è stato un consulente chiave di Trump, con cui ha un’amiciza di lunga data. Stone è finito nel mirino dell’FBI per la bufala russa ed è stato accusato di aver collaborato con Julian Assange nel diffondere le informazioni hackerate dai computer di Hillary Clinton durante la campagna elettorale del 2016. Stone e Assange hanno negato, ma Stone è stato comunque incriminato e arrestato nel cuore della notte nella sua casa in Florida da una squadra d’assalto dell’FBI, mentre CNN filmava tutto in diretta. Lo hanno accusato di aver interferito nell’indagine sulla bufala russa e accusato di aver mentito per il solo fatto di non aver ricordato con precisione alcune informazioni minori su cui era stato interrogato.

Shawn Henry è l’amministratore delegato di una società di sicurezza informatica denominata Crowdstrike che è stata incaricata di esaminare i computer che erano stati hackerati e che ha contribuito a diffondere la bufala russa e la teoria non dimostrata secondo la quale fossero stati i russi a rubare i dati. Sappiamo invece che il fugo di notizie fu interno all’organizzazione della Clinton, forse attuato da un giovane collaboratore del team elettorale del Partito Democratico, Seth Rich, che mandò personalmente al sito WikiLeaks dalle 20.000 alle 40.000 email compromettenti su Hillary Clinton. Mori poco dopo con due colpi alla schiena sparati per strada in circostanze molto sospette. Il fatto Hillary Clinton non permise mai all’FBI di esaminare il computer compromesso, procedura standard nel caso di sospette attività di spionaggio negli USA, ma invece incaricò una società privata Crowdstrike impedì di sapere se l’hackeraggio fosse avenuto davvero o fosse solo una montatura per accusare i russi di un’attività che invece proveniva dal suo stesso staff.

Nel video compare la scritta “Full of Schiff” che da quel periodo è diventata un tormentone negli ambienti conservativi americani e che rappresenta un gioco di parole sulla frase “full of shit”, che significa “sono tutte stronzate”.

Michael Flynn è stato tenente generale dell’esercito statunitense e, per un  brevissimo periodo, Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Donald Trump. Fu costretto a dimettersi a seguito di una trappola giudiziaria architettata ed eseguita da personaggi ai vertici dell’FBI he gli tesero un’imboscata legale quando era appena arrivato alla Casa Bianca, usando come pretesto una telefonata di Flynn con Sergey Kislyak che all’epoca copriva la carica di ambasciatore russo. La telefonata rientrava nelle normali funzioni operative di Flynn e la trappola fece leva unicamente su questioni procedurali dell’interrogatorio condotto dall’FBI alla Casa Bianca senza preannunciare che fosse un’interrogatorio e senza concedere a Flynn la possibilità di essere assistito da un legale, come sarebbe stato suo diritto.

Flynn fu costretto a dimettersi per intervento del vice-presidente Mike Pence e fu coinvolto in una lunga disputa legale con l’FBI che minacciava di coinvolgere anche altri membri della sua famiglia e metterlo letteralmente sul lastrico. Fu una delle vittime di più alto profilo della bufala russa.

Si parla anche di personaggi che sono presentati nel video.

La bufala russa per costruire la narrazione che ci ha portato alla guerra

[Tucker Carlson]

Buonasera, e benvenuti a Tucker Carlson. L’arrivo del coronavirus cinese ha ucciso decine di migliaia di americani e lasciato decine di milioni di altri senza lavoro, danneggiando l’economia in modo davvero grave. Ma la crisi ha messo anche in evidenza alcune serie discussioni su questioni che contano per il futuro del paese. Questioni come la pericolosa ascesa del dominio globale cinese, la porosità dei nostri confini interni, le infrastrutture fatiscenti, la corruzione e l’incompetenza del governo. Ne abbiamo parlato negli ultimi due mesi. Potreste esservi chiesti, perché non ne abbiamo parlato prima? Sono questioni importanti. Bene, questa è una buona domanda, e c’è una risposta semplice: non ne abbiamo avuto il tempo.

Non c’era tempo per considerare la salute fondamentale dell’America, perché eravamo impegnati a parlare della Russia. A Washington, la Russia è tutto ciò di cui abbiamo parlato per tre anni. Tutte le normali attività della capitale si sono fermate, mentre ci imbarcavamo in una bizzarra caccia al tesoro alla ricerca delle spie di Vladimir Putin. Già all’epoca, l’intera faccenda sembrava assurda. Ora sappiamo che era peggio che assurda. Non era affatto ciò che avevamo pensato che fosse, vale a dire l’episodio di isteria di massa più lungo della storia. Era invece una frode elaborata ed intenzionale, messa in scena dagli agenti politici più spregiudicati e folli di potere che questo paese abbia mai visto. Suona come un’esagerazione. Come facciamo a saperlo.

Perché lo hanno ammesso loro stessi. Ieri, la Commissione Intelligence della Camera, presieduta dal parlamentare Adam Schiff della California, ha finalmente pubblicato 57 trascrizioni delle testimonianze rilasciate a porte chiuse alla commissione, tutte durante l’indagine sulla Russia. Cosa rivelano quelle trascrizioni? Non vi chiediamo di fidarvi di noi. È una questione troppo importante. Quindi, invece, citeremo brani direttamente dalle trascrizioni. Jim Clapper, Director of National Intelligence ai tempi di Obama, ha detto queste testuali parole: Non ho mai visto alcuna prova empirica diretta che la campagna di Trump o qualcuno in essa stesse complottando o cospirando con i russi per manipolare le elezioni. Ben diverso da quello che scrive su Twitter. Nel frattempo, il comitato ha chiesto all’ex ambasciatrice alle Nazioni Unite, Samantha Power, se avesse qualche prova di collusione con i russi.

Lei ha risposto testualmente: “Non sono in possesso di nulla. Non sono in possesso e non ho letto o assorbito informazioni provenienti dalla comunità dell’intelligence”. Il consigliere per la sicurezza nazionale sotto Obama, Susan Rice, ha detto: Non ricordo informazioni di intelligence che considererei una prova. Sorprendente. Ed ecco l’ex procuratore generale Loretta Lynch. Le è stato chiesto se avesse visto prove di collusione russa, e lei ha risposto in questo modo: Non ricordo di esserne stata informata. Notate le parole scelte dalla Lynch. Non ricordo. Per tre anni, il nostro intero sistema politico, ogni programma televisivo, ogni giornale, tutti i media hanno gravitato intorno alla caccia alle spie russe. Per giustificarlo, ci è stato detto, più e più volte, che tale collusione era stata il più grande crimine mai commesso nella storia americana. Un crimine contro lo Stato che aveva minato la nostra democrazia. Eppure il procuratore generale degli Stati Uniti, un’intima amica del presidente Barack Obama, afferma alla lettera che non ricorda di aver mai ricevuto prove che tutto ciò fosse vero.

Se al posto suo ci fosse stato Roger Stone, l’avrebbero accusata di spergiuro all’instante e la starebbero condannando in questo momento. Ma non è Roger Stone e, naturalmente, Loretta Lynch, probabilmente, non credeva che le sue affermazioni sarebbero mai state rese pubbliche. Lo stesso vale per Evelyn Farkas, un ex funzionario del Dipartimento della Difesa sotto Obama. Ricorderete che l’abbiamo vista continuamente in televisione, quando i notiziari erano alla ricerca frenetica di burattini dal curriculum plausibile che li aiutassero a spingere la narrazione sulla collusione con la Russia. Persone stupide pronte a dire qualsiasi cosa, una categoria in cui, Evelyn Farkas si è ampiamente distinta. Eccola nel marzo del 2017.

[Evelyn Farkas]

Ho esortato i miei ex colleghi e, francamente parlando, soprattutto i nostri membri del Congresso, affinché si procurassero quante più informazioni d’intelligence possibili prima che il presidente Obama lasciasse la Casa Bianca. Temevo che, in qualche modo, tali informazioni sarebbero scomparse con l’allontanarsi dei membri di più alto grado dell’amministrazione Obama, e che, in seguito, sarebbero state insabbiate dall’apparato burocratico.

Temevo che, gli uomini di Trump avrebbero scoperto in che modo eravamo riusciti a sapere ciò che sapevamo sui contatti tra i russi e lo staff di Trump, e che avrebbero cercato di compromettere le fonti e i metodi da noi utilizzati, vale a dire che tali informazioni sarebbero diventate inaccessibili. Ero molto preoccupata perché sapevo che c’era di più che poteva venire allo scoperto. Disponiamo di ottime informazioni di intelligence sui russi. Questo è anche il motivo per cui ci sono queste continue fughe di notizie. La gente è preoccupata.

[Giornalista]

Esattamente.

[Tucker Carlson]

Disponiamo di ottime informazioni d’intelligence sui russi. Ci dice la dottoressa Evelyn Farkas che, tra l’altro, non potrebbe togliere un’appendice, perché non è quel tipo di dottore. Ci dice: Sapevamo quello che sapevamo, ma in realtà lei non sapeva proprio nulla. Farkas ha mentito sapendo di mentire, da bugiarda consumata. Ma una volta che si è trovata sotto giuramento, e a porte chiuse, Evelyn Farkas ha letteralmente ammesso di non sapere nulla. Erano tutte bugie, letteralmente tutte, persino le affermazioni chiave sull’hacking dei computer che costituiscono la base dell’intera storia e dell’indagine che ne è seguita nel 2016. Durante la campagna elettorale, qualcuno ha rubato informazioni dal server di posta elettronica della DNC. Le informazioni sono finite online e hanno messo Hillary Clinton in imbarazzo.

I democratici hanno rapidamente dato la colpa di quel furto agli agenti russi e, quindi, a Donald Trump, che, inutile dirlo, era la loro pedina. Ma, in realtà, non sono mai emerse prove reali che ciò sia realmente accaduto. Ricorderete che la DNC non ha mai permesso agli investigatori federali d’ispezionare i loro server di posta elettronica. Un comportamento strano per chi afferma di essere stato vittima dello spionaggio straniero. I server sono invece stati ispezionati da una società privata di nome Crowdstrike. Vi sta tornando in mente? Bene, all’epoca, la commissione di Adam Schiff intervistò l’amministratore delegato di Crowdstrike, Shawn Henry.

E lo stesso Schiff lo interrogò personalmente. Chiese se Henry sapesse quando i russi avevano rubato i dati. La risposta di Henry, che vediamo ora per la prima volta, è la seguente: Per quanto riguarda la DNC abbiamo indicatori che i dati siano stati estratti dal server, ma non avevamo prove concrete. Non avevamo prove concrete. Più tardi, Henry ammise di avere, e riporto alla lettera, solo prove circostanziali che i russi potessero essere coinvolti. Adam Schiff ascoltò tali parole in prima persona e dall’unico individuo che avrebbe saputo con certezza come stavano le cose. Schiff sapeva che non c’era nulla di sostanziale al centro della storia della collusione russa. Il nucleo era completamente vuoto. Era una farsa. Ma parlando in pubblico, Schiff non lo ha nemmeno mai lasciato intendere. Bensì, ha fatto il contrario. Ha speso letteralmente anni in televisione a ripeterci che era assolutamente reale e che avremmo dovuto starcene zitti.

[Adam Schiff]

Quindi ci sono chiare prove sulla questione della collusione, e questo si aggiunge a tale corpo di prove. Ci sono ampie prove di collusione in bella vista, e questo è vero.

[Chris Cuomo]

I democratici hanno trovato qualche prova di collusione?

[Adam Schiff]

Sì, ce l’abbiamo. Sulla questione della collusione, si possono vedere le prove in bella vista. Prove piuttosto convincenti. E ci sono prove significative di collusione. Ci sono ampie prove di collusione con i russi di persone all’interno della campagna elettorale di Trump. Ci sono davvero. Ritengo che ci siano molte prove di collusione o cospirazione. Tutto questo è prova di collusione. Ci sono prove significative di collusione tra la Russia e lo staff della campagna elettorale di Trump.

[Tucker Carlson]

Nel caso non aveste tenuto il conto nel corso di quel montaggio, Adam Schiff ha detto nove volte che c’erano le prove, e ogni volta stava mentendo. E la cosa era abbastanza ovvia già all’epoca se aveste seguito la vicenda con attenzione. Schiff non ha mai esibito nessuna delle cosiddette prove che il server della DNC e l’e-mail di John Podesta fossero stati hackerati dal governo russo. Nel corso della nostra trasmissione gli abbiamo più volte ripetuto la domanda: lo sappiamo con certezza?

Un intero gruppo di funzionari dell’intelligence ha scritto un lungo resoconto dichiarando che, in realtà, non era successo, e spiegando come facevano a saperlo. E abbiamo sollevato la questione durante la trasmissione e siamo stati sottoposti a un’enorme pressione per tapparci la bocca. Ci hanno detto che eravamo pazzi e che loro lo sapevano con certezza, ma non era vero. E quando Schiff è venuto in questa trasmissione, gli abbiamo chiesto che ci dicesse esattamente come faceva a saperlo. Non ha mai risposto alla domanda, bensì ci ha accusato di tradimento. Guarda dritto nella telecamera e dicci: sono certo che il governo di Vladimir Putin ha hackerato John Podesta.

[Adam Schiff]

Certamente. Il governo di Vladimir Putin ha hackerato le nostre istituzioni.

[Tucker Carlson]

E anche l’email di John Podesta.

[Adam Schiff]

Non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa.

[Tucker Carlson]

Stai schivando la domanda.

[Adam Schiff]

Tucker

[Tucker Carlson]

Dicci che hanno hackerato l’email di John Podesta,

[Adam Schiff]

E credo che Ronald Regan si stia rivoltando nella tomba, stai portando acqua al Cremlino.

[Tucker Carlson]

Non sto portando acqua al Kremlino. Sei un parlamentare nella commissione di intelligence e non puoi dirci se hanno hackerato.

[Adam Schiff]

Dovrai trasferirti alla televisione russa RT.

[Tucker Carlson]

Una persona normale non si comporterebbe in questo modo. Non avrebbe potuto comportarsi in quel modo. La coscienza glielo avrebbe impedito. Adam Schiff è un sociopatico. Farà o dirà qualsiasi cosa per conquistare potere. Non è adatto a ricoprire cariche ufficiali. Dovrebbe dimettersi. E non solo Adam Schiff. Queste trascrizioni e i documenti appena rilasciati nel caso di Michael Flynn, che abbiamo esaminato ieri sera, mettono a nudo l’intero apparato ufficiale di Washington.

Nel novembre del 2019, l’avvocato del governo Brandon Van Grack ha difeso la decisione dell’FBI di interrogare Flynn alla Casa Bianca senza la presenza di un proprio avvocato. Van Grack ha dichiarato che l’FBI era impegnata in un’indagine legittima e significativa per stabilire se alcuni individui associati alla campagna dell’allora candidato Donald Trump si stessero coordinando con il governo russo. Nello stesso documento, Van Grack ha scritto che la telefonata di Flynn con l’ambasciatore russo, l’ormai famoso Kislyak, era di importanza centrale.

Era imperativo che l’FBI determinasse, se, e perché, tali comunicazioni con l’ambasciatore russo si fossero verificate. Ora sappiamo definitivamente che entrambe queste affermazioni da parte di Van Grack sono menzogne. In un documento legale presentato questa settimana, il Dipartimento di Giustizia ha rivelato che già all’inizio di gennaio 2017 l’FBI sapeva, e riporto le esatte parole, che non c’era alcuna informazione negativa che legasse Michael Flynn al governo russo. E non avevano nemmeno bisogno di sapere se Flynn avesse parlato con l’ambasciatore Kislyac.

Già lo sapevano per certo, visto che lo avevano ascoltato in diretta nel corso della telefonata. Avevano una trascrizione, parola per parola, della chiamata. In altre parole, Van Grack ha mentito nella sua querela. Ora, questo non è importante solo per Donald Trump, per le persone che lavorano per lui o per coloro che hanno votato per lui. è importante per ogni americano, perché le cose cadono a pezzi rapidamente quando funzionari di alto livello dello stato fanno cose del genere per motivi politici. Guardatevi intorno. Conoscete qualcuno che ancora si fida del governo? C’è una ragione per questo, sono cose come questa. E, a proposito, non dovreste incolpare solo i democratici per la corrosione della nostra vita pubblica.

La stragrande maggioranza delle indagini sulla collusione russa, compresa la testimonianza che avete appena ascoltato, il segmento che abbiamo appena mostrato, si è verificata durante i primi due anni dell’amministrazione Trump, che gestiva il governo mentre a quel tempo, i repubblicani controllavano entrambe le camere del Congresso e ogni singolo comitato. Per definizione, avevano il potere di smascherare e schiacciare questa bufala, ma non l’hanno fatto. Possiamo solo speculare sul motivo della loro inazione.

Forse erano troppo codardi per dire la verità, o forse, in fondo, molti di loro erano d’accordo con gli obiettivi di questa messa in scena. Ad ogni modo, sarà molto interessante vedere come se la caveranno Lindsey Graham, Mitch McConnell, Richard Burr e tanti altri repubblicani inutili del Senato, gli impostori totali che vi dicono che vi stanno rappresentando, ma che non vi spiegano perché non hanno davvero fatto nulla per fermare il deragliamento dell’America proprio mentre era in corso.

Vediamo quindi che anche Schiff ha seguito il principio di ripetere lo stesso messaggio in continuazione per arricurarsi che arrivi a destinazione e venga cementato nella mente delle persone.

Nel video 179 dedicato a Truth Social, Devin Nunes, che era parlamentare all’epoca e che si prodigò per sbugiardare la bufala dell’interferenza russa, rimarca che, nonostante il suo lavoro egregio, durante la campagna elettorale del 2020 c’erano ancora parecchie persone che erano convinte delle accuse di Adam Schiff.

Questo dimostra che gli effetti della propaganda non scompaiono rapidamente e che serve riportare la luce sulla verità in maniera altrettanto costante e sistematica.

Roberto Mazzoni

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