Il ricatto della lobby – parte 1 – MN #270

In questo video vogliamo stabilire che effetto ha avuto e avrà la guerra in Israele rispetto alle elezioni presidenziali americane, rispetto in generale alla politica americana e alla possibilità di avere un nuovo livello di censura all’interno degli Stati Uniti. Abbiamo già avviato un po’ il discorso nel video precedente e alla fine di questa miniserie, che è di nuovo una miniserie di attualità, che però ho ritenuto importante fare adesso, sia perché dà un quadro importante rispetto a quello che sta succedendo e quello che potrà accadere, e anche giustifica, ed è un impegno che avevo preso nei confronti di alcuni di voi, giustifica il motivo per cui ho deciso di ridurre, di fatto eliminare la mia presenza su Truth Social e perché, alla fine di questa serie ne capirete il motivo, presto chiuderò completamente il gruppo Mazzoni News su Truth Social.

Riprendiamo da dove siamo rimasti con l’ultimo video, dove parlavamo della rivista The Hill, che è una rivista online di politica che ha sede a Washington, che esiste già da un po’ di tempo e che cerca di concentrarsi sulle questioni politiche viste dalle due angolazioni, quindi sia da sinistra che da destra, senza con tempo cercare di prendere posizioni politiche precise, ossia si presenta come una rivista indipendente e durante le trasmissioni che organizza cerca appunto di avere un giornalista con una posizione di destra o comunque più orientata verso il partito repubblicano, modo di avere un contraddittorio e di dare a ciascuno dei propri ascoltatori una visione dell’altra parte e anche un modo di riconoscersi o meno con determinate opinioni, anche se la rivista spesso cerca di essere neutrale sul modo in cui riporta le notizie.

Abbiamo visto tuttavia che nel corso della sua esistenza, come abbiamo già visto nel video precedente, questa rivista ha licenziato alcuni giornalisti proprio perché erano andati un pochino fuori leggermente da seminato per quello che riguarda Israele oppure per altre questioni dedicate, come per esempio il Covid e Anthony Fauci in particolare. Perciò è una rivista che si posiziona come indipendente ma che poi in realtà tanto indipendente non è come del resto capita anche in altre situazioni, in altre nazioni, con nuove riviste che si propongono appunto di fare, costituire un’alternativa rispetto ai mainstream media, ma che poi un po’ per deriva, voi sotto la spinta degli inserzionisti, voi sotto la spinta comunque di alleati politici che finiscono per crearsi, si adeguano un po’ al modello dei messi in media in ogni caso. Nel video precedente abbiamo parlato di una giornalista, Briahna Joy Gray, di colore, che è stata licenziata proprio perché aveva pubblicato dei video su Israele, sulla guerra di Israele a Gaza, di cui noi abbiamo riportato alcuni segmenti e abbiamo visto come questo tipo di licenziamento fosse direttamente collegato appunto alla questione di Israele e al fatto che la lobby israeliana era scontenta di questo genere di copertura giornalistica e quindi aveva il potere di determinare il licenziamento di giornaliste all’interno di qualsiasi testata, compreso The Hill.

In questo video andremo un pochino più a fondo e vedremo anche altri aspetti politici specifici che riguardano la campagna presidenziale in questo momento. Quindi sto per proporvi una seconda porzione dell’intervista a Briahna Joy Gray realizzata da Glenn Greenwald.

Vi ricordo che Glenn Greenwald è un giornalista molto conosciuto, ha rivelato al mondo lo scandalo portato alla luce da Edward Snowden, ha iniziato la sua carriera come avvocato specializzato nella difesa del primo emendamento della Costituzione americana, quindi la libertà di parola, è ebreo egli stesso anche se non praticante, quindi è una persona che per professione si è comunque dedicata a indagare sugli eccessi commessi da Israele e dal governo israeliano e a denunciarli al mondo e quindi in questa intervista ci aiuta a capire alcuni aspetti importanti. Nell’intervista lui parla di una frase particolare che è “dal fiume al mare”, è una dicitura con cui Israele identifica la volontà di occupare il territorio dal fiume Giordano fino al Mediterraneo e in effetti la bandiera israeliana raffigura questo obiettivo, le due strisce azzurre sono appunto il fiume e il mare e per ottenere questo ha bisogno di sgomberare completamente la Cisgiordania e sgomberare completamente la striscia di Gaza da qualsiasi palestinese anche se le Nazioni Unite hanno affidato questi due territori ai palestinesi con una risoluzione votata e approvata dalla Nazione Unite già poco dopo la guerra.

Nel video si parla anche di The Intercept che è una testata, con cui Glenn Greenwald aveva collaborato, che prima era indipendente e poi è rientrata nei ranghi così come è successo a The Hill. The Intercept è una testata comunque di sinistra che ha cercato di condurre delle indagini giornalistiche di approfondimento e che essendo appunto posizionata a sinistra ha anche preso di mira abbastanza Israele, ma che tuttavia di nuovo ha dovuto adeguarsi a pressioni ricevute a livello politico e a livello inserzionistico. Si parla anche di Norman Finkelstein che è uno storico politologo statunitense di origine ebraica che è diventato il principale esperto americano delle atrocità commesse dallo Stato di Israele nei confronti dei palestinesi. Lui si definisce l’esperto mondiale in materia e dice che ha dedicato la propria vita a questo argomento e in effetti è una persona molto preparata, è figlio di sopravvissuti all’Olocausto e ha cominciato a indagare sulla questione Israele dopo che i suoi genitori hanno ricevuto un indennizzo di 1000 dollari a testa dalla Germania e dalla Svizzera per essere scampati prima al ghetto di Varsavia e poi ad Auschwitz.

Quindi stiamo parlando di veri e propri sopravvissuti all’Olocausto, e scoprì durante questa indagine che condusse a livello personale che molte persone negli Stati Uniti ed Israele avevano predisposto che i vari rimborsi forniti da Germania e Svizzera per i quali erano necessità di oppressioni venissero fatti a un elenco di persone che era stato gonfiato. Di conseguenza anziché prendere questi soldi, che comunque erano notevoli come quantità, e distribuirli alle reali vittime, avevano creato un elenco di persone inesistenti in modo che gran parte del denaro finisse nelle casse dello Stato di Israele e ha scritto anche un libro su questo argomento “L’industria dell’olocausto” tradotto anche in italiano, quindi se volete approfondire potete farlo, dove spiega appunto come lo Stato di Israele abbia creato un vero e proprio racket, sfruttando la sofferenza degli ebrei durante l’olocausto, sia in termini monetari, come abbiamo visto gonfiando il numero delle vittime che dovevano essere rimborsate, chiedendo ampi rimborsi a Germania e Svizzera e poi intascandoseli sulle casse statali, ma anche secondo Finkelstein, corrompendo la cultura ebraica come pure la memoria dell’olocausto, perché hanno fatto un business. Finkelstein, per queste affermazioni e per il fatto di aver pubblicato quel libro, fu licenziato dall’Università DePaul di Chicago.

Avrebbe dovuto diventare professore per intervento alla lobby israeliana. Tra l’altro l’università, dopo che lo avrebbe licenziato, dichiarò che era un professore di ottimo livello, una professione estremamente qualificata e che sarebbe stato un ottimo docente per l’Ateneo americano, ma avrebbe dovuto lasciarlo andare per ore inattive. E ora vi propongo il video, il secondo video dell’intervista tra Greenwald e Briahna. Eccolo.

Come la lobby controlla i media

[Glenn Greenwald]

è interessante notare che Briahna Joy Gray non è stata nemmeno la prima persona licenziata da The Hill per aver criticato Israele. Nell’ottobre del 2022, la rivista di sinistra Jacobin, ha riportato il caso di Katie Halper, lei stessa giornalista ebrea che aveva lavorato per lo stesso programma da cui Briahna è stata licenziata, chiamato Rising. E qui si vede che la giornalista di sinistra Katie Halper è stata licenziata per aver definito Israele uno stato dedito all’apartheid.

Vi è forse permesso, negli Stati Uniti, definire Israele come uno stato di apartheid? Vi abbiamo mostrato molte volte che nel settembre del 2023, un mese prima dell’attacco del 7 ottobre, l’ex capo del Mossad, che era stato indicato per quella carica dallo stesso Benjamin Netanyahu nel 2015, ha detto che Israele era diventato uno stato di aparthèid a causa del fatto che la classe governante rappresentava una popolazione minoritaria all’interno di una maggioranza di arabi insediati tra il fiume ed il mare, scusate la frase.

Ora, parlando di tra il fiume ed il mare, ho scritto un articolo nel 2000. A proposito, da NBC News, c’era un articolo sulla CNN che licenziava Marc Lamont Hill, il loro commentatore di lunga data. Ed è stato licenziato dopo che il suo discorso su Israele ha suscitato indignazione. Ha essenzialmente tenuto un discorso in cui ha detto che riteneva che fosse importante che i palestinesi fossero liberi dal fiume al mare e per questo, Mark Lamont Hill, un altro giornalista americano, è stato licenziato dal suo lavoro per aver criticato Israele in un modo che certe persone hanno trovato offensivo. Personalmente ne scrivo da tanti anni. Nel 2010, CNN ha licenziato Octavia Nasr, una produttrice americana di origini libanesi che aveva lavorato per lungo tempo al servizio della rete televisiva occupandosi del Medio Oriente.

Si è trattato di un licenziamento sommario di una dipendente che aveva lavorato 20 anni per la rete televisiva ricevendo solo recensioni positive. E il motivo per cui è stata licenziata è perché aveva espresso solidarietà o sentimenti positivi per un mullah, in Libano, che era stato collegato a Hezbollah, dicendo semplicemente che era dispiaciuta per le persone che lo avevano conosciuto e che era una persona molto popolare in Libano. E questo è qualcuno che non può essere lodato in alcun modo perché è considerato anti-israeliano.

Quindi Octavia è stata immediatamente licenziata dal suo posto di lavoro nel giornalismo, dopo 20 anni di carriera impeccabile. Questo è un modello che continua da molti, molti, molti anni, e Briahna è solo l’ultimo esempio di qualcuno che sia stato licenziato dal proprio lavoro per aver criticato Israele in un modo che è stato ritenuto eccessivo. Ora stiamo per collegarci con Briahna. Per quelli di voi che non lo sanno, lei è un avvocato oltre ad essere una giornalista di lunga data. Era mia collega a The Intercept, dove abbiamo lavorato insieme per circa un anno e mezzo, o due anni, e poi se n’è andata per diventare l’addetta stampa della campagna elettorale di Bernie Sanders nel 2020. Dopodiché, negli ultimi anni, è diventata la conduttrice molto popolare del telegiornale mattutino Rising, che è uno spettacolo prodotto dalla testata The Hill, che ha una lunga storia di attività nella città di Washington. Ed è stato proprio ieri che Briahna ha ricevuto la notizia che sarebbe stata licenziata all’improvviso, senza alcuna spiegazione; esattamente nello stesso momento in cui è diventata una delle principali fonti di indignazione, disprezzo e odio da parte della fazione filo-israeliana negli Stati Uniti. Sono sempre felice di parlare con Briahna e stasera non fa eccezione. Briahna, è bello vederti, grazie mille per aver dedicato del tempo a parlare con noi.

[Briahna Joy Gray]

Grazie per avermi invitato, Glenn, e grazie, devo dire, per essere stato così coerente su questo particolare problema, specialmente quando così tanti altri hanno dimostrato che c’è un’eccezione alla libertà di parola che calza a pennello solo le esigenze dello stato d’Israele.

[Glenn Greenwald]

Sono d’accordo. Quando ho difeso persone di destra che erano state licenziate, censurate, o altrimenti punite per le loro opinioni, ho sempre cercato di argomentare che non importa se ci piace quella persona, o se ci piacciono le sue opinioni, ciò che conta è il principio che si vuole affermare. Vogliamo vivere in una società dove, per essere ascoltati dai media e per mantenere il nostro lavoro come giornalisti, siamo obbligati a recitare certe ortodossie ideologiche? Oppure vogliamo vivere in una società dove c’è davvero libertà di parola, in cui le persone possono partecipare a dibattiti anche con opinioni impopolari, senza dover perdere il lavoro? Nel giornalismo e nel mondo accademico abbiamo bisogno della libertà di parola più che in qualsiasi altro settore.

Quindi parliamo della tua situazione. Ho appena ripercorso la lunga storia di tutte le persone che, negli Stati Uniti, sono state licenziate per aver criticato lo stato di Israele in qualche modo, o per aver sostenuto la causa palestinese. Tu conoscevi questi rischi per la tua carriera, eppure, dal 7 ottobre, sei diventata uno dei critici più visibili e accesi dello Stato di Israele e della sua guerra a Gaza, e hai dato visibilità alla causa palestinese. Per quale motivo hai voluto correre quel rischio? E penso che il rischio sia ancora più alto per le persone che, come te, non sono ebree. Anche gli ebrei, come Norman Finkelstein, possono essere licenziati, ma godono di un po’ più di protezione. Ma tu eri particolarmente vulnerabile, credo, in parte per il motivo che non sei ebrea. Per quale motivo sei stata disposta a rischiare il tuo lavoro per questa causa?

[Briahna Joy Gray]

Per prima cosa, ho sempre visto la mia scelta di lavorare a Rising come guidata, in primo luogo, dal mio desiderio di utilizzare una grande piattaforma mediatica aziendale per articolare la politica di sinistra, che è in gran parte esclusa da qualsiasi tipo di discorso mainstream. Per me, principalmente, francamente, esclusivamente, si trattava della mia capacità di usare la piattaforma per portare avanti un tipo di politica che mi appassiona. Ed, in effetti, il denaro era solo un beneficio accessorio. Francamente, soprattutto dopo che Katie è stata licenziata da The Hill, ho avuto la sensazione di essere obbligata a mettere alla prova la tesi formulata dall’amministratore delegato, Bob Kuzak, che, all’epoca, aveva comunicato che il licenziamento di Katie non era stato ideologico, bensì motivato dal modo in cui lei aveva preparato un particolare servizio che ritenevano di qualità insufficiente. Questo tipo di servizi prende il nome di radar. Sono monologhi che teniamo guardando la telecamera in modo diretto.

Le avevano detto che il suo servizio era di qualità insufficiente, che non era coerente con la loro linea editoriale. Ed è per questo che è stata licenziata, non per il contenuto del servizio. Quindi mi sono detta: “Mi dedicherò al massimo a questo tema in particolare”, ovviamente non sapendo, all’epoca, che il 7 ottobre ne avrebbe fatto la questione centrale della politica interna ed internazionale. Ma era davvero importante per me colpire senza riserve, in parte perché non volevo convalidare in alcun modo il ragionamento di The Hill che non avevano licenziato un collaboratore unicamente per ragioni ideologiche.

[Glenn Greenwald]

Certo. Mi immedesimo nella tua situazione. Se sei un giornalista e qualcuno ti dice che non puoi dire certe cose, oppure che non puoi riferire certe cose, dovresti abbandonare quel lavoro se hai una certa dignità. Questo è quanto ho detto quando ho lasciato la mia posizione a The Intercept, e vorrei che ci fossero molte più persone che la pensano in questo modo. Ora parliamo del licenziamento. Sei stata avvisata del tuo licenziamento da un’e-mail dell’editore e, per aggiungere la beffa al danno, non si sono nemmeno presi la briga di scrivere correttamente il tuo nome. In sostanza hanno solo detto sei licenziata con effetto immediato. Non hanno fornito alcuna motivazione. Sullo schermo riportiamo il testo dell’e-mail e le persone possono vedere che si tratta di una sorta di licenziamento deliberatamente sommario. Hai ricevuto qualche altra notizia dall’editore dopo il licenziamento? Oppure ancora prima del licenziamento ti avevano fatto presente di avere problemi con le cose che stavate dicendo su Israele?

[Briahna Joy Gray]

Sì e no. Non ho avuto alcuna comunicazione con nessuno a The Hill in merito al licenziamento. La produttrice, Joanne Levine, non ha risposto a nessuna delle mie telefonate. L’ho contattata immediatamente dopo aver ricevuto la lettera, in parte perché non mi era chiaro dal testo se i 30 giorni, a cui si fa riferimento, nella lettera significassero che si aspettavano che finissi il mese o se mercoledì fosse il mio ultimo giorno. E le ho mandato un messaggìno, diverse volte, dicendo che non avevo bisogno di parlare con lei, ma che volevo solo chiarire questo punto, così da poterne parlare pubblicamente. Quindi no, fino ad oggi, non ho sentito nessuno tranne Robbie, che è stato in vacanza, e che è frustrato per l’accaduto.

[Glenn Greenwald]

E per essere chiari, stai parlando di Robbie Soave, il tuo co-conduttore, con il quale hai avuto numerosi disaccordi, anche su Israele.

[Briahna Joy Gray]

Sì, pubblicamente durante la trasmissione. Il che costituisce il punto di forza della trasmissione. Ma dietro le quinte, lontano dalla telecamera, è stato molto solidale con gli obiettivi del programma, e ha cercato di proteggerlo in tutti i modi, restando molto frustrato e deluso dalle azioni intraprese dall’editore. Ma voglio aggiungere un po’ più di contesto. Sono stata sottoposta ad una grande pressione per mesi e mesi affinché abbassassi i toni della mia copertura di Israele durante la trasmissione. Tutto è iniziato, credo, sul serio circa sei mesi fa, quando c’è stato un cambiamento radicale nello staff di The Hill. Praticamente ogni singola persona che ci lavorava è stata licenziata oppure costretta a dare le dimissioni. L’ambiente di lavoro era diventato talmente difficile che alcune persone scelsero di andarsene spontaneamente.

E hanno nominato il nuovo staff, in particolare i nuovi produttori, che hanno cominciato ad esercitare un controllo editoriale molto maggiore sui contenuti. Non avevano mai esercitato una pressione paragonabile in precedenza, in particolare sulla copertura di Israele. Hanno classificato il nostro lavoro su Israele in termini di blocchi di contenuto. All’epoca, producevamo da otto a dodici blocchi o segmenti al giorno. Ma i produttori hanno iniziato a chiedere che si facesso un solo segmento su Israele al giorno. E come puoi immaginare, Glenn, c’è una pletora di storie che escono ogni giorno, alcune di esse relative a questioni di politica interna, altre collegate alle varie campagne di bombardamenti, come ad esempio su Rafah. Alcune riguardano la scelta di far venire Netanyahu a parlare al Congresso. Potresti anche avere una storia dedicata a ciò che è successo durante la protesta nei campus universitari. C’è un’infinità di storie. Potresti fare facilmente 12 segmenti su Israele ogni giorno. Ed erano tutti argomenti molto popolari tra il pubblico. Anch’io mi sono trovata a dover parlare di questioni lontane dai miei interessi, perché avevamo un pubblico molto eterogeneo dal punto di vista ideologico. Ma su Israele, avevamo il beneficio multiplo di generare un sacco di traffico, di guadagnare quindi molti soldi per l’azienda, di avere qualcosa che faceva notizia, ed a cui personalmente tenevo molto ideologicamente.

Eppure, a differenza di altri argomenti che hanno fatto molto notizia, come ad esempio quando abbiamo dato ampia copertura al COVID, e quando abbiamo parlato di alcuni problemi culturali con questioni trans e simili, non c’è mai stata la stessa resistenza a trattarli quanto Israele.

Ma il controllo si estende anche alla politica americana

Allora, dal video comprendiamo che il livello di censura che viene applicato sul tema di Israele è persino superiore, anzi di molto superiore rispetto a quello applicato sul Covid. E da questo intuiamo che si sta creando un nuovo filone di censura che, a differenza di venire dal fronte medico e in particolare dal fronte di sinistra, se vogliamo, del Partito Democratico, di Biden e di tutti i suoi associati nel mondo, viene da destra, viene dalle forze che sono più vicine ad Israele. E negli Stati Uniti in particolare viene applicato e viene fatto rispettare dalla lobby israeliana che interviene facendo licenziare i singoli giornalisti, così che gli altri si guardino bene dall’uscire dai ranghi e facilitando l’elezione di particolari politici che loro sono cari o che sono allineati con la lobby, e invece bloccando l’elezione di quelli che a loro sono sgraditi.

E ha funzionato abbastanza bene nella maggior parte dei casi, anche se vediamo che nell’ultima elezione non ha funzionato, anche con alcuni personaggi particolari di cui vedremo e parleremo nella prossima puntata. Quindi stiamo entrando in un nuovo regime di censura, un regime di censura estremamente severo, che ha un ordine di igrezza superiore rispetto a quello del Covid e che interessa di nuovo tutti i vari social media, in particolare quelli più orientati verso destra. La Knessnet è l’assemblea che riunisce il Parlamento monocamerale di Israele, è composta di 120 membri che vengono letti ogni quattro anni, detiene il potere legislativo ed elegge il Presidente e il Primo Ministro. L’edificio in cui si trova a Gerusalemme, Ove, è stato costruito con i fondi forniti da James A. de Rothschild nel 1957. Da notare che Israele non ha una Costituzione, quindi si dichiara una democrazia ma non è una democrazia costituzionale, non è una Costituzione che definisca i diritti dei propri cittadini rispetto allo Stato.

Nel video si parla anche dei progressisti, che sono una fazione di sinistra del Partito Democratico, sono la componente più a sinistra del Partito, spesso in disaccordo con le politiche del Partito Medesimo, ma di solito abbastanza allineati rispetto a quelli che sono i dettami che vengono dal Partito. In questo caso particolare tutta Diabriana ci dice che i progressisti non si allineeranno col Partito Democratico, per dire sulla questione di Israele hanno deciso di creare un punto fermo e di conseguenza nel caso in cui rimanesse Joe Biden come candidato presidenziale non lo voteranno, li si asterranno dal votarlo e questo produrrà molto probabilmente l’elezione di Donald Trump.

Sappiamo perché circolano dichiarazioni, tra l’altro ufficiali, di personaggi di Wall Street importanti, secondo cui Joe Biden si ritirerà prima delle elezioni, già uno aveva dichiarato di essere ritirato il 13 giugno, cosa che non è successa, però ci sono altri che sostengono che si riterrà comunque prima della corsa elettorale vera e propria, quindi prima del congresso durante il quale i democratici confermeranno il loro candidato. Questo perché la posizione di Joe Biden ormai è indifendibile, sia per motivi di salute fisica evidenti, ma anche e soprattutto perché il suo coinvolgimento nella guerra di Gaza ha allienato in modo completo tutta la fascia progressista del partito e senza questa fascia è impossibile essere eletti. Sheldon Adelson invece, che viene menzionato nel video, è un miliardario ebreo, ora defunto, che ha fatto i soldi con il casino Sands di Las Vegas, quindi abbiamo capito il tipo di personaggio. La sua vedova, Miriam Adelson, e lui che sono stati i principali donatori di Donald Trump durante la campagna del 2016, che lo ha portato alla Presidenza, Adelson è stato anche un grande sostenitore di Benjamin Netanyahu. Oggi, come vediamo, gioca un ruolo fondamentale nella elezione di Trump e, come vedremo tra poco, Trump ha preso degli impegni specifici nei confronti della vedova Anderson. Ora vediamo un nuovo segmento, un nuovo componente di video, sempre di un’altra intervista realizzata da Glenn Greenwald a John Mearsheimer, un professore di scienze politiche della Università di Chicago.

È uno degli esperti di scienze politiche più quotati negli Stati Uniti e nel mondo ed ha un seguito incredibile online, sia perché da anni dichiara che la guerra in Ucraina, che sarebbe stata inevitabile, è stata causata dagli Stati Uniti e dall’espansione della NATO, sia perché si è adoperato moltissimo per far sì che questa guerra in Ucraina giungesse a una fine, a una fine negoziale. Infatti parla di Ucraina, parla di Israele, parla di geopolitica, è andato addirittura a una riunione in contradditorio al Council on Foreign Relations, il think tank fondato da Rockefeller per manipolare la politica internazionale, di cui parla una sezione del nuovo ordine mondiale e che pubblica la rivista Foreign Affairs, che fornisce un po’ le direttive che devono essere seguite dalla NATO e che gestisce anche il David Rockefeller Studies Program, quindi è l’impianto del nuovo ordine mondiale.

Nel 2007, Mearsheimer ha anche scritto un importantissimo libro sull’influenza della lobby israeliana, l’unico libro che sia mai stato scritto, e su come questa lobby di fatto determini la direzione degli affari politici internazionali americani. Dopo aver pubblicato un articolo in cui descriveva questo argomento e poi il libro, è stato attaccato ripetutamente e bollato come antisemita.

Nell’intervista Mearsheimer parlerà dello stato allargato di Israele, è un concetto che si riferisce al fatto che Israele sia allargato al di là dei confini stabiliti delle Nazioni Unite, occupando la Cisgiordania e occupando, poi ritirandosi, ma comunque circondando di fatto, creando una specie di assedio permanente della striscia di Gaza. Dal punto di vista di Israele, lo stato allargato di Israele, Greater Israel in inglese, è appunto dal fiume al mare. Bush 41 e George Bush Junior, naturalmente, Ariel Sharon è stato il primo ministro di Israele dal 2001 al 2006.

Come funziona la lobby, spiegato da un vero esperto

[Gleen Greenwald]

Nel 2006, hai scritto un libro molto importante con il tuo collega, il professor Stephen Walt, intitolato Israel Lobby, che ha cercato di documentare la realtà della lobby israeliana. Per me è stato un vero e proprio testo di formazione di classe universitaria, e di giornalismo, che ha documentato il potere di questa lobby all’interno degli Stati Uniti, il motivo per cui siamo sempre costretti a difendere Israele, perché diamo ad Israele più soldi di qualsiasi altro paese. Ci sono state un paio di volte in passato in cui i presidenti Reagan e Bush 41 hanno voluto confrontarsi con Israele e hanno accennato una certa resistenza, ma sono stati accolti con numerose accuse di antisemitismo ed altri attacchi. E da allora, nessuno ha più avuto il coraggio di sfidare Israele. E il tuo libro ha cercato di spiegare perché.

Per quale motivo gli Stati Uniti hanno così paura di confrontarsi con Israele.

Mi sembra che oltre alla lobby israeliana, come l’hai descritta nel tuo libro, abbiamo ora un numero crescente di membri del Partito Repubblicano che ammettono, in modo molto esplicito, che la ragione per cui considerano vitale e fondamentale sostenere e difendere Israele, dipende dalla particolare teologia che li costringe a vedere Israele come una nazione benedetta da Dio, come una nazione che in qualche modo si erge al di sopra di tutte le altre, al punto che essi hanno l’obbligo morale di difenderla. Quanto è stata importante nel 2006 quella motivazione, e quanto è importante ora, quando si guarda a quanto tempo il Congresso spende a tenere audizioni su Israele ed a parlare di Israele ed a mettere in atto politiche a favore di Israele, ad andare in Israele per parlare davanti alla Knesset israeliana. Come vedi questa motivazione a Washington?

[John Mearsheimer]

Beh, ci sono in realtà due cose che sono successe. La prima è che il comportamento di Israele è diventato sempre più oltraggioso con il passare del tempo. E questo significa che, ogni anno, la lobby israeliana deve lavorare sempre più duramente per difendere Israele. Ogni anno esercita una pressione sempre maggiore sui politici americani. Ed il risultato finale è che, oggi, i politici devono ballare al ritmo della lobby in modi che non dovevano fare quando abbiamo scritto il libro. Penso che la lobby sia più potente oggi di quanto non lo fosse quando abbiamo scritto il libro. Per la precisione, abbiamo scritto il primo articolo sul tema nel 2006 ed il libro, nel 2007.

Ma questa è solo una parte della storia. L’altra parte della storia che stiamo vivendo in questo momento è che i Repubblicani capiscono che il Partito Democratico è fondamentalmente diviso su Israele. L’ala progressista del Partito Democratico, in senso lato, è piuttosto ostile ad Israele in questo momento, e pensa che Israele stia commettendo un genocidio a Gaza. Ed i Repubblicani vedono questa come un’opportunità per ottenere il pieno sostegno della lobby e per rivoltarla contro il Partito Democratico, in modo che la lobby riduca i propri finanziamenti ai democratici. Di conseguenza, quasi tutti i repubblicani del paese stanno facendo del loro meglio per baciare i piedi della lobby e fare tutto ciò che la lobby gli chiede di fare. E, come risultato di questo, Joe Biden si trova davvero in una posizione molto difficile, perché ha profondamente paura di alienarsi la lobby se gioca duro contro Israele. Ma allo stesso tempo, capisce che deve fare qualcosa per dimostrare che può essere semi-duro nei confronti degli israeliani, e non ci vuole molto, basta solo un po’ di resistenza nei confronti di Israele, per poi riconquistare i progressisti che lo stanno abbandonando in massa. Ma il fatto è che è intrappolato tra l’incudine e il martello, e non c’è molto che possa fare per vincere. Ed i repubblicani lo capiscono perfettamente. E per questo motivo, i repubblicani hanno abbracciato la lobby e le richieste della lobby in modi che non abbiamo mai visto in passato.

[Gleen Greenwald]

È davvero incredibile. In tutto il mondo democratico, in tutto il mondo, la gente si oppone sempre di più alla guerra israeliana a Gaza. Sono sempre più inorriditi dalle cose che vedono succedere in quel luogo. Vogliono che questa guerra finisca. Hanno tagliato i legami diplomatici con Israele, ed alcuni hanno riconosciuto per la prima volta lo Stato palestinese.

Eppure, qui negli Stati Uniti, stiamo per avere una campagna presidenziale ed un dibattito presidenziale in cui i due candidati alle primarie discuteranno tra loro su chi è più filo-israeliano. Non ci sarà alcun dibattito su questa politica incredibilmente consequenziale, polarizzante e costosa a favore di Israele. Entrambi combatteranno l’uno contro l’altro su chi può essere più pro-Israele, ed immagino che, in un certo senso, questo sia lo stato della politica americana negli ultimi decenni. E voglio solo fare un po’ più di pressione, e porre di nuovo la domanda sul fatto che ovviamente c’è una lobby finanziaria pro-Israele.

Ci sono ebrei americani che sentono un legame con Israele nello stesso modo in cui molti gruppi minoritari sentono un legame con il paese di origine, oppure il luogo da cui provengono nel momento in cui immigrano negli Stati Uniti. Potrebbe essere l’Italia, l’Irlanda, o qualsiasi altro posto. Le persone, di solito, hanno questo tipo di connessioni. Ma ci troviamo anche di fronte ad un gruppo di persone che si fanno sentire con forza e che costituiscono un fattore crescente nel Partito Repubblicano. Un gruppo che, in ragione della propria motivazione evangelica e teologica, ha fatto in modo che questa difesa di Israele diventasse ancora più fortificata e quasi assoluta. Pensi che questo sia un fattore significativo o non banale in questo momento, e spieghi il motivo per cui c’è così tanto sostegno per Israele da parte del Congresso?

[John Mearsheimer]

Sicuramente la fazione teologica non è banale, ma non credo sia l’elemento chiave. Penso che la maggior parte delle persone che la pensano in questo modo siano sionisti cristiani. E penso che i sionisti cristiani siano una parte importante della lobby israeliana, come Steve ed io abbiamo articolato nel nostro libro. Ma penso che siano gli ebrei americani che stanno davvero guidando il treno. Sono persone profondamente impegnate nei confronti di Israele e vogliono che gli Stati Uniti sostengano Israele incondizionatamente. E molto di questo ha a che fare con i contributi alle campagne elettorali. Non c’è modo di negarlo.

Avrai notato che l’altro giorno, Donald Trump ha visitato un gruppo di ricchi donatori, molti dei quali erano ebrei, e ha detto loro che avrebbe praticamente deportato i manifestanti che avevano protestato contro Israele. Li avrebbe arrestati e deportati. Questo è il modo in cui avrebbe affrontato i disordini nei campus universitari. Voglio dire, è difficile credere che l’abbia detto in modo serio, ma l’ha fatto veramente. E la domanda che ci si deve porre è: perché l’ha detto? E la risposta è che voleva i loro contributi elettorali. Ed è per questo che era andato all’incontro con questi ricchi donatori.

Quindi questa è sicuramente una parte importante della storia.

[Gleen Greenwald]

E giusto per sottolineare quello che hai detto, credo che, nel giro di 48 ore, la vedova di Sheldon Adelson ha fatto un annuncio. Sheldon Adelson era un multimiliardario che diceva che il suo grande problema era Israele, e che ha finanziato il Partito Repubblicano affinché rimanesse decisamente filo-israeliano. La vedova ha annunciato, o qualcuno ha annunciato a suo nome, che avrebbe creato un fondo di finanziamento per la campagna elettorale di Trump, e che lo avrebbe finanziato ad un livello che non si è mai visto prima nella politica presidenziale. Quindi gli Adelson, il cui problema principale è decisamente la difesa di Israele, ovviamente hanno risposto alla promessa di Trump che si è impegnato ad essere il politico più filo-israeliano nella storia degli Stati Uniti.

[John Mearsheimer]

Ma devi ricordare che, come ho detto prima, e come tu stesso hai detto nel corso di questa trasmissione, Israele è in guai seri. E questi donatori e questi convinti sostenitori di Israele, queste persone nella lobby, queste istituzioni nella lobby, tutti capiscono che Israele è in guai seri. Quindi sono disposti a trovare politici che sostengano Israele a qualsiasi costo e che siano disposti ad ingoiare per intero l’esca, l’amo, e la lenza, e siano disposti ad offrire alla lobby tutto il sostegno di cui ha bisogno per vincere. Ed è quello che sta succedendo qui.

Ed i repubblicani, ancora una volta, capiscono che i democratici sono in difficoltà su questo tema da un punto di vista politico, perché c’è un numero enorme di democratici che credono che Israele stia commettendo un genocidio. C’è un numero enorme di democratici che crede che Israele stia commettendo un genocidio e che gli Stati Uniti dovrebbero muoversi per ottenere immediatamente un cessate il fuoco. E questi ricchi donatori non vogliono sentirselo dire. Quindi sono disposti a sostenere persone come Trump oppure a rendere molto chiaro a Biden che è meglio che cambi registro, altrimenti faranno di tutto per sconfiggerlo nelle elezioni di autunno.

[Gleen Greenwald]

Quando dici che Israele è in guai seri, e che questi donatori e attivisti pro-Israele lo capiscono, che cosa intendi per guai seri? Intendi forse dire che sono coinvolti in una guerra per la quale non hanno definito un risultato finale e non hanno nemmeno elaborato un piano? Forse intendi dire che sono più isolati che mai sulla scena mondiale e nella comunità internazionale? Oppure è qualcos’altro? In che tipo di guai profondi li consideri immischiati?

[John Mearsheimer]

Ebbene, voglio fare due argomentazioni. La prima è che Israele è uno stato di apartheid, come è stato accertato da Human Rights Watch, da Amnesty International e da B’Tselem, che è la principale organizzazione per i diritti umani in Israele. Tutte e tre queste organizzazioni per i diritti umani hanno chiarito in ampi rapporti che Israele è uno stato dove vige il regime di apartheid.

[Gleen Greenwald]

Scusami se ti interrompo subito. Lo stesso hanno detto molti alti funzionari israeliani, tra cui l’ex capo del Mossad scelto da Bibi Netanyahu nel 2015, che il mese prima del 7 ottobre ha pubblicato un articolo su The Guardian dicendo che Israele è ora molto vicino a diventarlo oppure è già diventato uno stato di apartheid.

[John Mearsheimer]

Sì, ma questo è un aspetto molto importante, perché questa è solo la prova che i leader del popolo israeliano capiscono questo fenomeno. Capiscono che Israele è uno stato di apartheid. E sappiamo tutti cosa è successo al Sudafrica. E la domanda che dovete porvi è se pensate che questa situazione sia sostenibile o meno a lungo termine. E la risposta è negativa. E penso che i leader israeliani stiano cercando una via d’uscita. E per tornare a quello che dicevo prima sulla pulizia etnica, credo che una delle ragioni principali per cui gli israeliani sono favorevoli alla pulizia etnica, è perché risolve il problema dell’apartheid. Se cacciano i palestinesi da Gaza e poi cacciano i palestinesi dalla Cisgiordania, ottengono una netta maggioranza di ebrei israeliani che governano lo stato allargato di Israele, ed eliminano il problema di governare uno stato di apartheid. Il problema che hanno in questo momento, è che ci sono circa 7,3 milioni di palestinesi e 7,3 milioni di ebrei israeliani.

E gli ebrei israeliani dominano i palestinesi. Opprimono i palestinesi. Ecco perché si tratta di uno stato di apartheid. E questo è un problema enorme per il futuro di Israele. Ma questa è solo una delle dimensioni dei problemi che devono affrontare. L’altro problema che devono affrontare è che sono coinvolti in una guerra in cui vengono accusati di genocidio e in cui molte persone credono che stiano effettivamente commettendo un genocidio. Questo è un problema enorme. E la cosa ancora più importante è che il problema non è destinato a scomparire. Per quale motivo non scomparirà? Immagino che tu ricordi che, nel 2005, Ariel Sharon, che non era affatto un personaggio debole o timoroso, ha costretto i coloni israeliani e l’esercito israeliano ad abbandonare Gaza, e ha trasformato Gaza in una gigantesca prigione a cielo aperto. E per quale motivo l’ha fatto? Perché sapeva che quel posto era un nido di vespe, e l’ultima cosa che voleva fare era rimanerci intrappolato. Voleva andarsene a tutti i costi, e così fece. Se guardiamo quello che è successo negli ultimi mesi, vediamo che gli israeliani sono tornati nel vespaio.

E non vedo alcun modo pratico in cui ne possano uscire. Se non riusciranno a fare la pulizia etnica di Gaza, e speriamo che non lo facciano, ciò significa che gli israeliani dovranno gestire il posto con i palestinesi al suo interno. Resteranno bloccati a Gaza per il prossimo futuro, non si intravede nessun’altra possibilità. Questo, per loro, è un disastro. Anche solo in termini di pubbliche relazioni, sarà un disastro. E questo problema non scomparirà. Ci saranno altre proteste nei campus universitari in autunno. E per quanto l’occhio possa vedere, gli israeliani saranno costretti a restare a Gaza e continueranno a fare cose terribili ai palestinesi. Non vedo alcun modo in cui possano disimpegnarsi in un futuro prossimo. Non credo che possano farlo. Ciò significa che sono in guai seri. Se a questo si aggiunge il problema dell’apartheid, il futuro di Israele non sembra affatto roseo.

[Gleen Greenwald]

Certo. E proprio sulla questione palestinese, e sul confronto che hai fatto con il Sudafrica, credo che gli israeliani siano preoccupati di essere etichettati come uno stato di apartheid perché hanno visto come il governo di minoranza del Sudafrica è stato fatto cadere in passato, in parte proprio a causa del movimento attivista studentesco, che ha trovato espressione in gran parte dei campus dell’Occidente e più in particolare degli Stati Uniti. I manifestanti chiedevano la rimozione di qualsiasi investimento in Sudafrica, l’applicazione di sanzioni ed il boicottaggio dei prodotti sudafricani. E penso che molte persone non se ne siano rese conto all’epoca. Ma oggi molti giornalisti, attivisti e politici filo-israeliani sono stati molto, molto focalizzati, ed hanno parlato a lungo di quello che sta succedendo nelle università americane.

Ne hanno fatto una priorità. Hanno festeggiato quando sono stati cacciati i presidenti di Harvard e dell’università della Pennsylvania per non aver represso a sufficienza i discorsi anti-israeliani. Hanno promulgato ogni tipo di legge che vieta l’accesso all’impiego pubblico per i sostenitori del movimento di boicottaggio di Israele. è qualcosa di cui si sono preoccupati per molto tempo. Ed ironicamente, lo sforzo di repressione di tutti questi anni sta ora generando il risultato opposto. Ci sono molti studenti universitari che non avevano mai nemmeno pensato ad Israele in precedenza e che osservano per la prima volta la realtà di Israele e il suo rapporto con gli Stati Uniti. E sembra molto, molto difficile immaginare come questa tendenza possa essere invertita, specialmente se Israele continuerà questa guerra almeno fino alla fine di quest’anno.

[John Mearsheimer]

Permettimi di fare due osservazioni solo per confermare quello che stai dicendo. Prima di tutto, quando ero giovane, e penso che questo fosse probabilmente vero anche quando eri giovane tu, i media mainstream fondamentalmente controllavano qualsiasi cosa si dicesse su Israele. E la lobby ed i sostenitori di Israele hanno avuto un’enorme influenza sul modo in cui Israele è stato ritratto nei media mainstream. Ora abbiamo media alternativi in cui le persone parlano in modo onesto di ciò che Israele sta facendo ai palestinesi. Il tuo canale è una manifestazione di questo fenomeno. E ci sono molti altri canali d’informazione alternativa dove le persone possono andare a farsi un’idea di ciò che è realmente accaduto nel tempo allo stato allargato di Israele e di ciò che sta accadendo oggi. E questo causa enormi problemi ad Israele.

E si tratta di problemi che, in passato, non erano presenti. La seconda cosa che non vuoi perdere di vista è, ancora una volta, quando ero giovane, e probabilmente era vero anche quando eri giovane tu, se venivi in un’università come l’Università di Chicago o la Georgetown University, la maggior parte degli studenti erano bianchi. C’era sicuramente una piccolissima porzione di studenti neri, ma il campus era dominato dai bianchi. Non c’era ancora stata molta immigrazione. Inoltre, non c’erano molti studenti internazionali nei campus universitari. Quello che è successo nel tempo è che, a causa dell’immigrazione, gli Stati Uniti sono diventati una società molto più eterogenea. E ci sono tutti i tipi di persone che provengono da paesi in cui non c’è una vera simpatia per Israele. E ci sono anche molti studenti internazionali.

E, cosa molto importante, ci sono molti studenti del mondo arabo e islamico che vengono negli Stati Uniti, che si istruiscono e che scrivono libri propri, che diventano professori, che diventano i capi dei centri dedicati al Medio Oriente nelle varie università. Quindi sono in grado di raccontare una storia che contraddice la narrazione fondamentale israeliana sulla creazione di Israele e su ciò che sta accadendo oggi. Ed il messaggio che tali persone stanno inviando viene recepito da persone come te. E le persone come me non devono preoccuparsi di avere uno spazio di comunicazione su NPR, la rete radiofonica nazionale americana, oppure sul New York Times che, naturalmente, non hanno alcun interesse a parlare con me, perché so che persone come te mi chiameranno e potremo dialogare durante trasmissioni come questa. Possiamo parlare di queste cose e milioni di persone possono ascoltarci mentre discutiamo la questione in modo razionale e legale. Questo è un problema enorme per la lobby. E voglio sollevare un’ultima questione. Ciò che ho appena detto costituisce l’esatto motivo per cui la lobby sta attaccando TikTok.

[Gleen Greenwald]

Esattamente. Ed è interessante perché ti conosco da molto tempo, ne parliamo da parecchio, ma ho assolutamente notato che negli ultimi due anni, a causa dell’Ucraina e ora di Israele, hai sviluppato un enorme seguito online. Quando vieni invitato in questi programmi internazionali, molte persone sono estremamente interessate a quello che stai dicendo. E questo nemmeno esisteva 10 o 15 anni fa, a parte il fatto che la gente ora può guardare in diretta ciò che sta accadendo a Gaza, perché l’informazione non è più centralizzata nelle mani di pochissime corporazioni che ci mostrano solo quello che vogliono che noi vediamo, o ciò che il governo vuole mostrarci. E penso che la questione di TikTok sia molto importante perché, e ne parliamo spesso nel nostro programma, la proposta di divieto di TikTok era rimasta in sospeso, a Washington, per diversi anni, e non erano mai riusciti a farla approvare. In origine si basava sull’argomentazione che TikTok aveva troppa influenza sui nostri giovani a beneficio della Cina.

Ma il motivo per cui il bando di TikTok è stato improvvisamente approvato, molto rapidamente, ed in modo bipartisan nel giro di un paio di mesi dopo il 7 ottobre, e che gli sponsor del disegno di legge e le persone che hanno votato a favore, si sono convinti che un gran numero di giovani si sono rivoltati contro Israele perché TikTok permette a troppe informazioni di circolare sulla realtà di ciò che sta accadendo a Gaza. Permette la circolazione di troppe informazioni che rendono le persone antagoniste ad Israele, e quindi i parlamentari e senatori americani l’hanno bandito con un incredibile atto di censura che vieta l’uso di un’applicazione che un terzo della popolazione americana aveva scelto volontariamente di utilizzare.

E voglio solo fare un’altra osservazione sulla questione dei campus, in aggiunta a quelle che hai detto, vale a dire che penso che ci sia una tendenza estremamente dannosa per Israele, a questo proposito. C’è un chiaro cambiamento generazionale tra gli ebrei più giovani, dai 30 anni in giù, che non solo non sentono un legame forte con Israele, ma sono diventati molto alienati rispetto ad Israele, in particolare per la svolta a destra della sua politica, e per il tipo di estremismo e la mancanza di pluralità che manifesta. Ed in molte di queste proteste, come tutti sapete, ci sono anche molti ebrei, molti ebrei anti-israeliani ed ebrei pro-palestinesi, che sono diventati parte di questo movimento. E, come hai detto, questo rende molto più difficile demonizzare questi movimenti e le persone che sono critiche nei confronti di Israele marchiandole come antisemiti. Ricordo che nel 2007, tu ed il professor Walt, eravate davvero in procinto di distruggere la vostra carriera, e tutti i media avevano bollato voi ed il vostro libro come antisemiti. Ed è per questo che penso che un Internet libero sia così cruciale, perché ora hai modo di contrastare i media in un modo che non è affatto piccolo e banale. Ci sono milioni di persone che ottengono le loro conoscenze e le loro notizie da media indipendenti che non esistevano 10 o 15 anni fa, e penso che questo abbia cambiato molto le dinamiche.

[John Mearsheimer]

Vorrei fare due osservazioni. La prima è che quando Steve ed io abbiamo scritto l’articolo e poi il libro, praticamente tutti i nostri difensori erano ebrei. Praticamente gli unici che ci hanno difeso erano ebrei.

[Gleen Greenwald]

Me compreso all’epoca.

[John Mearsheimer]

Compreso te. Esatto. La seconda questione che vorrei sottolineare è che, per via del fatto che la lobby difende Israele con successo quasi ad ogni piè sospinto, ha portato gli israeliani a diventare negligenti e noncuranti. E come risultato di questo, si sono cacciati in un mucchio di guai quando si tiene conto di Internet. Ora, cosa sto dicendo esattamente? Prima di tutto, per quanto riguarda i leader, ricorderete che subito dopo il 7 ottobre, i leader israeliani hanno detto cose assolutamente orribili sui palestinesi e su ciò che avevano intenzione di fare ai palestinesi. Li chiamavano animali. Parlavano di ucciderli tutti, e cose del genere. Parlavano di farli morire di fame.

[Gleen Greenwald]

Farli morire di fame.

[John Mearsheimer]

Esattamente. E non si trattava di funzionari di basso livello. Accadeva al livello più alto dei leader del governo israeliano. Le cose che dicevano erano talmente gravi, che è difficile credere che qualcuno le possa dire pubblicamente, Magari può dirle in privato, ma di certo non pubblicamente. E ricordo che c’era un articolo sulla rivista israeliana Haaretz che parlava delle deliberazioni della Corte Internazionale di Giustizia all’Aia, e il titolo di Haaretz diceva: “La strada per l’Aia è lastricata con i commenti fatti dai leader israeliani perché hanno dimostrato intenzioni gènocide”. Quindi questa è una dimensione. La seconda dimensione è che i soldati israeliani hanno girato video di se stessi mentre facevano cose orribili ai palestinesi e saccheggiavano case palestinesi, ed azioni del genere, e poi hanno pubblicato quei video su Internet. E, naturalmente, quei video hanno fatto il giro del mondo. E ci chiediamo: per quale motivo una persona farebbe una cosa simile? Tanto per cominciare, penso che sia assolutamente orribile che facciano queste cose. Ma filmarsi mentre si fanno queste azioni orribili e poi pubblicarle da qualche parte su Internet è una ricetta sicura per cacciarsi in guai davvero seri. Così, gli israeliani stanno documentando il loro grossolano comportamento scorretto, e stanno rendendo possibile alla gente di vedere quello che stanno facendo.

E non sorprende che, dato che abbiamo tutti questi media, questi media alternativi come la tua trasmissione, non è una sorpresa che Israele sia davvero in guai seri. E questo, ancora una volta, è il motivo per cui, in questi giorni, la lobby sta facendo gli straordinari.

La lobby e Trump

Credo che questo video sia estremamente informativo e ci dia anche un quadro abbastanza preciso di come funziona la politica negli Stati Uniti oggi. Abbiamo parlato dei cristiani sionisti e della loro teologia della guerra e del loro rapporto particolare e intimo con Trump in due video pubblicati recentemente nella sezione Nuova Ordine Mondiale. Trump ha spesso detto di non essere influenzato da donatori come Adelson, ma la sua storia alla Casa Bianca dimostra il contrario.

Infatti Adelson l’ha convinto a nominare come consigliere della sicurezza nazionale, una posizione estremamente importante alla Casa Bianca, un guerrafondaio matricolato come John Bolton che ha impedito il ritiro delle truppe dell’Afghanistan che era stato programmato da Trump e ha creato molti altri problemi ai progetti di Trump, soprattutto sul fronte di ridurre le guerre in corso, ridurre l’impatto militare degli Stati Uniti nel mondo. Come avete visto entrambi i partiti hanno bandito TikTok su spinta di Israele e questo è un movimento molto importante perché prefigura una censura totale sui social media, nel momento in cui i social media viene bandito non c’è più censura forte di così. Una cosa interessante da notare rispetto ai numeri citati anche da Mearsheimer, di quanti sono i palestinesi, quanti sono gli israeliani in Israele, sappiamo che dopo il 7 ottobre hanno lasciato Israele 700.000 israeliani che se ne sono andati, quindi la popolazione israeliana continua a calare di fatto e nonostante già da decenni gli obiettivi del governo israeliano siano stati di ridurre al 20% massimo la popolazione palestinese non ci sono riusciti. Vediamo ora alcuni commenti di Trump in relazione alle proteste nelle università americane e in relazione alla posizione di Biden nei confronti della lobby che ci conferma quanto detto dai Mearsheimer. Ecco i video.

[Donald Trump]

Quello che sta succedendo a livello universitario, intendo all’interno dei nostri college, presso la Columbia University, la New York University ed altre, è una vergogna. Ed è davvero solo colpa di Biden, manda i segnali sbagliati, usa il tono sbagliato, usa le parole sbagliate, non sa più a chi sta dando il proprio appoggio. Ed è un casino. E se fossi io, mi dareste addosso, mi dareste addosso in tutti i modi, ma nel suo caso stanno cercando di fargliela passare liscia. Ma quello che sta succedendo è una vergogna per il nostro Paese, ed è tutta colpa di Biden e tutti lo sanno.

Non ha alcun messaggio. Non ha alcuna compassione. Non sa quello che sta facendo. Francamente, non riesce nemmeno a mettere insieme due frasi. È il peggior presidente nella storia del nostro paese. E, ancora una volta, quello che sta succedendo è una vergogna.

[Donald Trump]

I democratici sono sempre stati molto contrari al popolo ebraico e ad Israele. Basta guardare quello che ha fatto ad Israele il senatore ebreo Schumer. è una vergogna.

[Giornalista]

Dopo di che il senatore democratico Chuck Schumer ha attaccato Trump.

[Chuck Schumer]

I commenti dell’ex presidente sono stati assolutamente disgustosi e un esempio da manuale del tipo di antisemitismo che gli ebrei devono affrontare, proponendo il pericoloso luogo comune antisemitico della doppia lealtà.

[Giornalista]

La tempesta di fuoco è iniziata durante la notte, quando a Trump è stato chiesto del recente rimprovero di Schumer al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che secondo Schumer dovrebbe essere sostituito in nuove elezioni.

[Sebastian Gorka]

Perché i democratici odiano Bibi Netanyahu?

[Donald Trump]

In realtà penso che odiano Israele.

[Giornalista]

Trump ha detto che i democratici sono influenzati dalle proteste per la politica del presidente Biden su Gaza.

[Donald Trump]

Anch’io sono stupito di quante persone ci siano in quelle marce. E gente come Schumer lo vede, e per lui sono i voti. Penso che siano i voti più di ogni altra cosa. Ogni ebreo che vota per i democratici odia la propria religione, odia tutto di Israele, e dovrebbe vergognarsi di se stesso perché Israele verrebbe distrutto.

[Giornalista]

L’ex presidente vanta il suo record pro-Israele, tra cui lo spostamento dell’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme e l’aiuto al paese a stringere accordi di pace con alcuni dei suoi vicini arabi.

Il presidente Biden ha criticato le azioni di Israele nella sua guerra contro Hamas, compreso l’impatto sui civili, cosa che Trump ha in gran parte evitato di fare, pur offrendo poche differenze politiche sostanziali.

Quanto è forte la lobby

Quindi questo credo che chiarisca già abbastanza bene la posizione di Trump che è estremamente vicino, si considera il presidente più vicino in assoluto alla lobby israeliana e allo Stato e del resto nei video pubblicati nel nuovo ordine mondiale andiamo molto più in profondità sulla cosa. Comunque per capire qual è l’impatto della lobby c’è questo libro appunto chiamato “The Israel Lobby and US Foreign Policy” vuole dire “La lobby israeliana e la politica estera americana” continua 500 pagine scritte da Mearsheimer ed è dedicato alle attività della lobby israeliana e all’influenza del Parlamento, in particolare statunitense. Mearsheimer chiarisce innanzitutto di non dare credito alle varie teorie che ci riconoscono sull’influenza segreta di una cabala di ebrei posizionati nel mondo della finanza e dei media, ma che bensì la lobby di fatto opera a cielo aperto, ha scoperto i modi praticamente legali o ai confini della legalità però del tutto palesi e così facendo ha un impatto molto maggiore perché si può muovere su scala industriale.

La lobby di fatto è composta da vari gruppi che riuniscono sia ebrei che non ebrei, cristiani e sionisti, che collaborano in modo fluido e in modo anche se vogliamo intermittente, quindi non è un’organizzazione unica, ci sono delle organizzazioni specifiche ma attorno a queste organizzazioni specifiche poi ruotano di gruppi di interesse, dei donatori, delle persone capaci di influenzare anche attraverso il filone religioso, delle decisioni a livello politico che determinano un’influenza micidiale di questa logica. Infatti il congresso americano sostanzialmente riceve gli ordini dalla lobby e deve assolutamente fare quello che gli viene detto. Mearsheimer ha dimostrato anche in modo convincente il fatto che la lobby è diventata un capo al collo sia per gli Stati Uniti ma anche per Israele, perché promuove delle politiche che sono deleterie per entrambi. Qualsiasi politico nel caso che voglia essere eletto negli Stati Uniti, in particolare nel Partito Repubblicano, deve prestare particolare attenzione alla lobby, perché se non lo fa, la lobby non soltanto non lo finanzia, ma incomincia a condurre delle campagne di distruzione del carattere individuale sulla stampa e sui media, facendolo apparire come un antisemita oppure qualsiasi altra cosa e favorendo un candidato alternativo.

Di conseguenza è difficilissimo per un politico americano riuscire a farsi eleggere se non ha l’appoggio della lobby ed è praticamente impossibile per un presidente riuscire ad arrivare alla Casa Bianca senza l’appoggio esplicito della lobby. La lobby è anche riuscita a convincere molti americani che gli interessi di Israele corrispondono a quelli degli Stati Uniti, sono sovrapponibili, cosa che invece Mearsheimer dice non è così e nel libro dimostra che non lo sono.

Nel momento in cui il libro fu scritto, che era il 2007, già il 40% degli americani riconosceva che il supporto fornito da Israele costituisce una delle cause primarie dell’anti-americanismo nel mondo. Tuttavia la lobby concentra la loro pressione soprattutto a Washington. Nel libro si riporta un’intervista a Stephen Rosen, che aveva coperto posizioni ufficiali nella lobby per un certo periodo e in questa intervista gli dichiarava, stiamo parlando del 2007, di avere almeno 250 o 300 deputati pronti a fare qualsiasi cosa la lobby chiedesse loro di fare e dichiarava anche che nell’arco di 24 ore avrebbe voluto raccogliere firme di 100 senatori su un tovagliolo bianco che avevano davanti durante l’intervista.

Quindi vuol dire che la lobby già nel 2007 disponeva della maggioranza dei parlamentari e del 70% dei senatori che sarebbero stati risposti a firmare un foglio in bianco per qualsiasi cosa la lobby chiedesse. Quindi direi che una potenza notevole e da allora è solo aumentata. Mearsheimer dimostra inoltre nel libro come fu proprio la lobby ed in particolare la lobby di cosiddetti elementi neoconservatori nel suo interno a spingere George Bush Jr ad invadere l’Iraq nel 2003 provocando migliaia di morti e centinaia di migliaia di sfollati, favorendo la nascita di ISIS e il rafforzamento dell’Iran, quindi andando anche a svantaggio dello stesso Israele.

Sempre la lobby ha fomentato la guerra contro la Siria, infatti in assenza della lobby lui sostiene che oggi la Siria avrebbe già un accordo di pace tanto con gli Stati Uniti quanto con Israele e i rapporti tra Stati Uniti e Israele hanno raggiunto un livello tutto nuovo dopo l’attentato dell’11 settembre 2021. Da allora in avanti i rapporti con Israele hanno raggiunto un livello tutto nuovo dopo l’attentato del 11 settembre 2001, infatti da allora la propaganda è diventata che Israele e gli Stati Uniti avevano lo stesso nemico e che questo nemico li attaccava in ragione della loro cultura, la cultura giudea cristiana e non in ragione di quello che facevano. In realtà come dimostrata Mearsheimer è vero il contrario, gli Stati Uniti sono diventati il bersaglio dei terroristi per il fatto di aver sostenuto Israele per così tanto tempo, di fatto a partire dal 1967 in avanti in modo crescente per poi esplodere dopo l’attacco delle Torri Gemelle. Quindi vediamo che la lobby è riuscita a condurre un’operazione di manipolazione dei parlamentari e dei senatori ai massimi livelli, operando su vari canali, quindi giocando sui finanziamenti, giocando sulla capacità di influenzare la stampa a favore o contro, oppure di organizzare delle campagne social media a favore o contro dei singoli politici e poi conducendo anche delle attività di indottrinamento e propaganda sul pubblico tanto in Israele quanto negli Stati Uniti. Una propaganda che oggi dà dei frutti che sono frutti amari perché Israele si sta isolando il resto del mondo e così pure gli Stati Uniti. Nel prossimo video vedremo meglio quali sono le conseguenze che questo sta avendo e avrà per la libertà di parola negli Stati Uniti e nel mondo.

Roberto Mazzoni

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